CARO PAOLO, OGGI HO SCOPERTO CHE SEI ACCIDIOSO…

La risposta di Antonio Di Pietro a Paolo Flores D’Arcais

Oggi ho scoperto un altro carattere di Paolo Flores D’Arcais: l’accidia, nel senso più biblico del termine: negligenza nel fare il bene.
Lo avevo già sospettato tempo addietro, quando – partendo da alcuni casi sporadici di persone che non meritavano di militare nel partito dell’Italia dei Valori – egli aveva criticato la classe dirigente di IDV nel suo complesso, senza fare alcuno sforzo per comprendere le difficoltà che un partito – specie come il nostro, nato spontaneamente e non per scomposizione e ricomposizione di altri partiti – incontra tutti i giorni nel selezionare le persone a cui attribuire compiti, ruoli ed incarichi.
Ne ho avuto la riprova in queste ore, prendendo atto dell’uso strumentale che ha fatto e sta facendo di un’accorata lettera aperta indirizzatami dagli europarlamentari Sonia Alfano e Luigi De Magistris e dal consigliere regionale Giulio Cavalli, tutti e tre eletti – come circa altre 1.500 persone che prima non avevano mai fatto politica – nelle fila dell’Italia dei Valori, proprio a dimostrazione del fatto che IDV ha aperto e sa aprirsi alla società civile.
Costoro hanno chiesto una maggiore attenzione nella selezione della classe dirigente. Ho assicurato loro che – nei limiti dell’umano possibile – lo farò anche se sono ben conscio di come sia difficile sondare in anticipo i retro-pensieri altrui (Razzi e Scilipoti, tanto per citare gli ultimi due casi di tradimento politico, militavano nel partito da circa 10 anni ed hanno sempre condiviso con entusiasmo ed eccitazione la linea politica di IDV, tanto è vero che Razzi appena un mese addietro aveva addirittura denunciato pubblicamente il tentativo di chi voleva corromperlo per fargli votare il Governo Berlusconi).
Ho anche immediatamente convocato l’Esecutivo nazionale di IDV (fissato per la metà di gennaio) proprio per affrontare in modo ancora più stringente la questione della militanza nel partito e ciò perché credo che abbiano diritto a far valere il loro punto di vista soprattutto coloro che aderiscono e si iscrivono al partito, piuttosto che i tanti “saputoni” della domenica che danno i voti agli altri senza mai mettersi in gioco personalmente.
Senonchè proprio alla vigilia di Natale, quando tutti erano affaccendati in altre faccende, Paolo Flores D’Arcais ha lanciato su Micromega un sondaggio per verificare se gli elettori di Micromega ritenessero anche loro che ci fosse una “questione morale” all’interno di IDV.
Ancora una volta, quindi, egli ha inteso mistificare casi sporadici di umane debolezze (che in dieci anni di vita di IDV si possono comunque contare su poche unità) con il collasso morale di un partito che ha fatto della legalità la sua bandiera portante ed il suo asse di riferimento.
Mi sta bene il sondaggio, a condizione, però, che non sia condotto in modo furbastro ed omissivo, come invece ha fatto il direttore Paolo Flores D’Arcais.
E’ ovvio, infatti, che all’inizio, sono stati solo i lettori assidui di Micromega a rispondere (così assidui da farlo anche il giorno di Natale). E’ comprensibile, quindi che, all’inizio, il sondaggio fosse decisamente più favorevole all’opzione caldeggiata proprio dal direttore della rivista.
E’ altrettanto ovvio che, finite le feste, l’intera “società in rete” si è mossa (specie dopo che il sondaggio è stato riperso anche da altri siti come Repubblica.it).
E’ ovvio anche che – come sempre accade in questi casi – si creino spontaneamente in rete dei “passaparola” fra gli internauti, sia da una parte (cioè chi crede che in IDV ci sia una questione morale), sia dall’altra (chi, invece, non ci crede affatto e reputa ingiusto ed offensivo un’affermazione del genere).
E’ accaduto così, che – con il propagarsi in rete della notizia circa l’esistenza di un tale sondaggio – le percentuali siano andate via via modificandosi a favore della seconda opzione (l’ingiustizia dell’accusa).
E qui scatta – anzi è scattato come una mannaia – il peccato di accidia di Flores D’Arcais: preso atto che i sondaggi non rispondevano più ai suoi desideri lo ha letteralmente sospeso, bloccando l’accesso in rete a coloro che volevano e vogliono ancora partecipare.
Non solo: per giustificare tale suo assurdo comportamento, ha addirittura accusato me – con un velenoso articolo scritto in queste ore sul sito di Micromega – di aver organizzato la manipolazione del sondaggio.
Lo nego nel modo più assoluto: io, fino alla lettura dei giornali di questa mattina, nemmeno avevo piena contezza dell’evolversi dei sondaggi (non fosse altro perché ho passato un sereno Natale in famiglia a Montenero e non ho avuto proprio tempo né voglia né occasione di occuparmi dei sondaggi di Micromega).
Lo nego nel modo più assoluto anche perché non avrei nulla da guadagnarci a truccare i sondaggi, tanto la realtà nessuno la può cambiare.
Certo, può essere accaduto – come sempre accade quando si propongono all’opinione pubblica due quesiti opposti – che vi sia stato uno spontaneo passaparola da un parte e dall’altra. Ma spegnere l’accesso solo perché le iniziali aspettative non piacciono più a chi ha commissionato il sondaggio – accusando addirittura me di aver organizzato il “passaparola” – è davvero un grave peccato di accidia (il primo dei sette peccati capitali), inteso appunto come “negligenza nel fare il bene”.
Anzi di più: è anche un grave peccato di superbia (il secondo dei sette peccati capitali), inteso come ostentazione del proprio sapere per sminuire i meriti altrui.
Anzi, ancora di più: è anche un grave peccato di invidia (il terzo dei sette peccati capitali), inteso come frustrazione personale per i successi altrui.
Caro Paolo, posso assicurarti che ieri e l’altro ieri né tu né Micromega eravate al centro dei miei pensieri: a Natale preferisco il presepe. A te ricordo invece che l’accidia e la superbia portano all’inferno dei sentimenti!
Buon anno!

Antonio Di Pietro

CARO ANTONIO TI SCRIVO… PERCHE’ MANIPOLI IL MIO SONDAGGIO?

La lettera di Paolo Flores D’Arcais a Antonio Di Pietro

Caro Antonio, con questi mezzucci ti fai male da solo. Cosa ci guadagni a manipolare un sondaggio? Sulla questione morale nell’Idv, il sito di MicroMega ha aperto un sondaggio alle 8,33 del 24 dicembre, a partire dalla lettera aperta dei tuoi compagni di partito De Magistris, Alfano e Cavalli, che sottolineavano la necessità di una grande opera di pulizia. MicroMega ha offerto ai suoi “navigatori” la possibilità di scegliere fra quattro opzioni, esattamente quelle che circolavano nel dibattito che si era aperto: le prime due giudicavano che una seria questione morale nell’Idv esistesse effettivamente (la prima considerava Di Pietro responsabile per non averla ancora affrontata), la terza sottolineava come tutti i partiti ne fossero toccati, per cui non andava drammatizzata, la quarta negava che una questione morale per l’Idv esistesse sotto qualsiasi forma.Malgrado fosse la vigilia di Natale, hanno cominciato ad affluire parecchi voti. Quando hanno raggiunto la quota di 2000 le percentuali erano ormai fortemente stabilizzate. Le prime due rispose raccoglievano circa l’80% dei voti, la terza il 15%, la quarta il 5%. Nel tardo pomeriggio del 25 dicembre il sito del Fatto metteva la notizia del sondaggio in corso, con un link. La frequenza dei voti si moltiplicava per tre, ma le percentuali restavano sostanzialmente invariate. Il 26 dicembre anche il sito del quotidiano la Repubblica metteva notizia e link, e la frequenza dei voti aumentava ulteriormente (circa cinque volte quella iniziale). Le percentuali segnavano una piccola variazione, i voti alla terza e quarta opzione salivano al 6% e li si stabilizzavano, quelli della prima e della seconda si fissavano invece sul 18% e 50%. Il significato era inequivocabile. Per il campione rappresentato dai “navigatori” più attivi e motivati di MicroMega, Il Fatto, La Repubblica, che non sono purtroppo rappresentativi della popolazione italiana ma certamente lo sono dei potenziali elettori Idv, quasi l’80% considerava più che ragionevole l’allarme sulla questione morale lanciato da De Magistris, Alfano e Cavalli. Solo il 6% condivideva invece l’immediato “stracciarsi le vesti” con cui il vertice Idv aveva risposto loro.

Questa era la situazione del sondaggio ieri sera. Stamattina alle 11,30 – miracolo! – i voti alla quarta opzione sono al 20% e continuano a salire (quelli alla seconda opzione sono scesi già al 40%). Nel frattempo ho ricevuto in copia da due militanti Idv (uno di Milano e uno di Napoli) l’sms che è stato inviato a tutti gli iscritti e simpatizzanti dal tuo apparato dirigente: “Ciao, vai su micromega e vota (e fai votare) per il presidente. Grazie, risposta n.4 (gira sms a tutti i tuoi contatti)”. Circa tremila voti così “coscritti” hanno fin qui manipolato i risultati, e non dubito che nelle prossime ore altri voti lo faranno ulteriormente.

Ma con queste manipolazioni, caro Antonio, cosa ci guadagni?

Un sondaggio serve a capire – in modo più o meno approssimativo – quale è lo stato d’animo effettivo di un settore dell’opinione pubblica, per poter poi agire. Questo almeno tra le persone serie. Per Berlusconi e altri politicanti, invece, un sondaggio serve a influenzare l’opinione pubblica, ingannandola con lo specchietto di cifre gonfiate sugli effettivi umori del “pubblico” (come con gli applausi finti in certi spettacoli tv).

I sondaggi nei siti non hanno valore statistico generale, perché esprimono solo l’opinione di “navigatori” orientati, e tra loro anzi di quelli più sollecitati dall’argomento (anche quello di micromega.net porta perciò l’avvertenza usuale: “Questo sondaggio non ha, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di una rilevazione aperta a tutti, non basata su un campione elaborato scientificamente”). Ma, con questi limiti, sono uno strumento assai utile. Se i navigatori di MicroMega (circa 10 mila al giorno), e poi di Il fatto quotidiano (circa 300 mila al giorno) e poi di la Repubblica (circa 2 milioni al giorno) esprimono percentuali pressoché identiche su Idv e questione morale, questo fotografa una situazione di cui un dirigente politico dovrebbe intanto prendere atto, in quanto inequivocabile “dato di realtà”.

Organizzando invece una partecipazione artificiosa al sondaggio, e alterandone così i risultati, cosa ci guadagni?

La realtà resta quella che è, i “navigatori” dei tre siti in questione – quale sia la loro rappresentatività di un tuo potenziale elettorato, rappresentatività che credo alta – la pensano come risultava prima dell’intervento organizzato dei tuoi apparati.

Tale intervento dimostra che sei in grado di mobilitare tra le 3 e le 5 mila persone per via telematica, ma questa non è una grande novità. E dimostra infine e soprattutto che di fronte ad un dato di realtà tu preferisci operare per cancellarlo, proprio come i famosi finti applausi, anziché affrontarlo (nel modo che riterrai più giusto, anche in direzione opposta a quella che emerge dal sondaggio, ovviamente). Il che per un dirigente politico che vuole opporsi al berlusconismo non mi sembra proprio la cosa migliore: è tipico dei media berlusconiani, infatti, fare il maquillage alla realtà, raccontare un’Italia di plastica e paillettes, anziché affrontare quella vera. Cosa ci guadagni, a fare come loro?

di Paolo Flores d’Arcais

(27 dicembre 2010)

QUI LA RISPOSTA DI ANTONIO DI PIETRO

“Annate a lavorà e se nun ce riuscite fateve raccomannà”

Nella galassia dell’estremismo nero Francesco Bianco fa la sua prima “comparsata” come autista in una rapina che avrebbe dovuto segnare il salto di qualità dei Nar, inventati dai fratelli Fioravanti e da Alessandro Alibrandi. L’obiettivo del gruppo sono infatti le armi da rubare nell’armeria Centofanti, quartiere Monteverde. Bianco è al volante di una Ford Taunus azzurra, rubata la sera prima. Con lui i Fioravanti, Alibrandi e Franco Anselmi, soprannominato ”il cieco di Urbino” pe la pessima mira. I Centofanti non ci stanno a farsi svaligiare e aprono il fuoco, Anselmi viene colpito e muore. Francesco Bianco si spaventa e prova a scappare da solo. Lo fermano i due Fioravanti puntandogli la pistola alla testa. Lo ritroviamo in Forza Nuova, anni dopo. Quando Andrea Insabato, il bombarolo maldestro dell’attentato alla sede del Manifesto, si avvia verso via Tomacelli, passa davanti una edicola dove Bianco lavora. Casualità della vita. Nessuno ha mai dimostrato che il pacco esplosivo lo avesse preso là. Nel 2000 l’ex Nar riappare nel corso di scontri tra tifosi. Poi finisce all’ATAC, ma della sua assunzione si viene a sapere solo dopo lo scandalo “parentopoli”.

In questi giorni Gianni Alemanno si spertica in scuse alla comunità e rilascia dichiarazioni del tipo: “Solidarietà al presidente Pacifici e a tutta la comunità ebraica di Roma: comportamenti di questo tipo sono inaccettabili da parte di chiunque e diventano ancora più odiosi se provenienti da un dipendente di un’azienda comunale“. Ma chi è questo dipendente di azienda comunale che avrebbe avuto un comportamento odioso? Facile: è proprio Francesco Bianco! A fargli “tana” è stato un cronista del quotidiano Il Messaggero. Una ricerca su Facebook ha rivelato che l’ex Nar ha postato nei giorni scorsi (tra l’altro quando lo scandalo “parentopoli” era già scoppiato) commenti razzisti, violenti e antisemiti contro i ragazzi che il 22 dicembre scorso hanno manifestato contro il ddl Gelmini e che in corteo sono arrivati fin sotto la rimessa dell’Atac, ex sede di Trambus per portare “solidarietà ai lavoratori dell’azienda di trasporto vicina al collasso economico“. Sulla sua bacheca si potevano leggere le seguenti frasi: “Annate a lavorà e se non ci riuscite fatevi raccomandà“, o “Napalm a pioggia“, o ancora “classico olio bollente efficace ed ecologico“, fino al “giusto pacifici… praticamente giudei“, con riferimento al presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. Ora all’ATAC hanno aperto una inchiesta… e Alemanno ha promesso punizioni esemplari… Ma è una farsa. Infatti il sindaco, ex fascista, ha detto: “L’azienda mi ha garantito una rapida indagine e l’assunzione di adeguati provvedimenti, qualora si accertasse l’utilizzo di un social network su un’utenza aziendale per fini privati e per i contenuti gravemente offensivi e antisemiti come quelli apparsi sulla stampa”. Ecco “qualora si accertasse l’utilizzo di un social network su un’utenza aziendale“. Probabilmente non si accerterà nulla e passata la buriana tutti torneranno “felici e contenti” a praticare i loro piccoli hobby! Nel caso specifico insultare “studenti” ed “ebrei”.

L’ANNO CHE VERRA’

Come ogni anno, l’Anonimo Lombardo mi ha inviato il suo almanacco, irriverente e satirico. Chi si offende, non è democratico…

Gennaio

Il Pd si allea con l’Udc proprio nel preciso momento in cui l’Udc si allea con il Pdl, secondo il modulo detto della Fiera dell’Est. Il segretario conferma che la strategia è giusta e dopo il Nuovo Ulivo lancia la Nuova Alleanza Nazionale per iniziare nel migliore dei modi il Nuovo Anno. I risultati si vedono immediatamente: Vendola è al 12% dei sondaggi, grazie a una nuova narrazione che possa dare voce agli ultimi contro i re, i tiranni e i dirigenti del Pd. Secondo un dispaccio reso noto da WikiLeaks, Fini è già rimasto senza parlamentari ed è costretto a fare l’autostop perché gli hanno tolto pure la macchina. Scilipoti è presidente della Camera (no, dai, questa non è vera). Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Febbraio

Terminati i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria. Scusate, era il febbraio 2030, c’è stata un’interpolazione. In ogni caso saranno gli alieni a consegnare l’opera. Il Pd si allea con Fli proprio nel preciso momento in cui Fli dice «mai con il Pd», secondo la formula detta del «non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire». Vendola è al 14%, in nome di una nuova narrazione che rappresenti finalmente i popoli oppressi del Kurdistan. E anche della Brianza, già che ci siamo. Dopo Carfagna e Prestigiacomo, anche Gelmini lascia il Pdl ma per soli dodici secondi e cinquantaquattro centesimi, migliorando il record assoluto nella disciplina. Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Marzo

Malpensa torna a funzionare magicamente: oltre ai cargo, previsto l’ampliamento della pista astronavi. Scusate, il computer è stato attaccato dal virus berlusconi.exe. In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, Berlusconi trasferisce la sede del governo ad Arcore, dichiarata capitale del regno: «ho scelto così perché mi mangano certi momenti», confessa. Bossi, in palese stato confusionale storico-federalistico, dopo dodici grappini reclama Nizza e la Savoia alla Padania. Il segretario del Pd parla di Nuovo Cavour e si allea con la Francia per sconfiggere gli odiati austriaci, all’insegna di un progetto unitario di responsabilità internazionale. La Chiesa parla senza più tanti giri di parole di Stato Pontificio, il Pd si trincera a Gaeta per commemorarsi. Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti delle Due Sicilie per il mese successivo.

Aprile

La Lega vieta il consumo di felafel in presenza di cattolici praticanti per chi ha un reddito inferiore ai cinquemila euro, non sia nipote di presidente di stato estero e non giri con un sole delle alpi sul lunotto posteriore dell’auto, con la supercazzola preferibilmente a destra. Il segretario del Pd vuole riformare le primarie: un solo candidato con due opzioni, ‘s’ sta per sì, ‘n’ per naturale. I dirigenti del partito si stringono intorno al leader, all’insegna di un’alternativa che sappia affrontare responsabilmente la fase di responsabilità nazionale costituente a cui siamo chiamati, responsabili come siamo, non si sa bene da chi tra l’altro. Nel frattempo, Casini vince le elezioni, peccato che non siano mai state indette. Vendola si aggiudica le primarie, fa due tombole e un terno al lotto e sbaraglia un torneo di canasta, superando così la soglia del 20%: ora è a soli due punti dalla capolista. Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Maggio

Elezioni amministrative all’insegna del rinnovamento: Piero Fassino vince a Torino, Achille Lauro è il nuovo sindaco di Napoli. Nel frattempo, a Milano, Giuliano Pisapia batte la Moratti: i vertici del Pd si dimettono per protesta. Vendola è al 24%, in nome di una nuova narrazione che spezzi le catene dell’oppressione capitalistica e anche quelle dei supermercati ma non le coop che vanno bene e quelle delle biciclette invece sono ecologiche e non vanno spezzate, mai e poi mai. Berlusconi va avanti: grazie a Cassano e Calearo sulla tre quarti, straordinari nei cambi di gioco, il Milan vince lo scudetto. Qualcuno dice sia merito dell’ingresso nello staff tecnico di un oscuro mastro agopuntore. Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Giugno

Il Governo non combina un cazzo da mesi, «ma quando mai ha fatto qualcosa?», osservano i principali commentatori con benevolenza, stanchi delle continue polemiche dell’opposizione (quale opposizione?). Il Pd, secondo alcuni ridotto a minoranza linguistica, prova ad allearsi con la Svp, ma l’Svp risponde: «Nein, danke, noi alpini non ci fidiamo di gente che vuole allearsi con tutti». Il segretario del Pd risponde, dolomitico: siamo caduti vom Regen in die Traufe, perché conosce i proverbi anche in tedesco. Vendola replica immediatamente: eine neue Erzählung, ci vuole, un Föhn che soffi dalla Val Pusteria e corra lungo l’Adige, dando voce ai popoli valligiani, oppressi e in cerca di riscatto a statuto speciale. Gheddafi portato in trionfo a Pontida, in occasione del tradizionale raduno, è presentato sul palco da Ruby. Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Luglio

La nuova corrente dei Noncelafacciopiùdem si rivela maggioritaria e vince il Congresso straordinario del Pd. Bersani confermato segretario, perché il problema non è quello della leadership. Infatti Vendola è al 32% e cede un 3% alla Federazione della Sinistra (esiste ancora, l’hanno vista aggirarsi dalle parti di Pisa) solo per rendere più difficile la vita al Pd. La ’ndrangheta si costituisce in Spa con sede legale in via Manzoni, nel pieno centro di Milano, per non destare troppi sospetti. Marchionne cancella le ferie per non fermare la produzione. La Cgil chiede almeno la pausa di Ferragosto, ma Cisl e Uil la definiscono anti-storica, retaggio di un mondo che non esiste più: loro hanno già firmato l’accordo dell’auto(distruzione). Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Agosto

La Lega vieta sulle spiagge dei laghi la possibilità di usare una crema troppo abbronzante ma solo per i residenti che dimostrino di conoscere la lingua italiana ovvero un dialetto a scelta e sappiano a memoria l’articolo 117 della Costituzione anche all’incontrario perché è un messaggio satanico-federalista che cosa vi credevate. Al Meeting di Rimini le firme di Formigoni sono equiparate ai segreti di Fatima. «Così si salvano capra e cavoli», commenta il segretario del Pd, ospite fisso alla kermesse di Cl, chiedendosi se eventualmente non ci si possa alleare: «voi fate la Comunione, noi la Liberazione, no?». Code in tutta Italia: ai vacanzieri si aggiungono gli elettori delusi del centrosinistra, in un terrificante ingorgo automobilistico e istituzionale, perché i primi rientrano, i secondi se ne vanno. Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Settembre

Andiamo, è tempo di allearsi. Per superare l’emergenza democratica, il Pd propone un accordo di desistenza con l’Opus Dei, sotto l’egida di un progetto compiutamente laico e riformista. Nessuna notizia di Fini: secondo WikiLeaks il leader di Fli si troverebbe a Predappio con un manipolo di irriducibili liberali di ritorno. La vicenda delle quote latte è risolta con uno scudo condonistico tombale a cui possono accedere solo coloro che risiedono lungo le rive degli affluenti di sinistra del Po che sarebbero quelli più settentrionali per capirci mica per la sinistra che ci fa cagare, chiaro? Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Ottobre

A furia di posare prime pietre, le grandi opere subiscono una potente accelerazione: realizzato un muretto a Scilla e un metro di Pedemontana a Varese. Presentata la svolta federale attesa da anni: i Comuni non hanno più il becco di un quattrino, ma sopravvivono grazie alle collette dei cittadini e alla cartolarizzazione degli asili nido. Calderoli, commosso, abbraccia il suo inseparabile maiale portafortuna. Tremonti, per festeggiare, commissaria tre Regioni e condona qualche miliardo di euro agli evasori, ispirandosi al suo santo protettore, San Marino. Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Novembre

Geniale intuizione del Pd. Per battere le destre, ci vuole una delle destre, come abbiamo fatto a non pensarci prima? Anzi, se fossero tutte, sarebbe più semplice vincere. «Diventare destra per mandare in contraddizione la destra», spiega uno stratega. «Addestrarsi a vincere», è lo slogan che tiene tutti uniti, anche se offre il destro, appunto, a qualche critica malevola. Vendola fonda presso la Porziuncola, tra gli ex-voto del Pd, il movimento politico-religioso della Nuova Narrazione: a guidarlo due cherubini e un operaio di Pomigliano. Il Pd, non si fa sorprendere e stringe un accordo pre-elettorale con gli Hare Krishna, in nome di un governo mistico e di un’alleanza di responsabilità trascendente. Il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per il mese successivo.

Dicembre

Berlusconi è ancora al governo: per Natale regala svincoli, passanti e bretelle autostradali a tutti quelli che gli garantiscono la maggioranza. Ma solo una delle due corsie, perché bisogna tirare fino al 2013. Il Pd si sente ormai un partito di opposizione momentaneamente al governo. Berlusconi, a Natale, dichiara: fatela finita, quando mai ci siamo divisi sul serio? Sarà mica opposizione, la vostra? Cià, facciamo il partito unico per concludere nel migliore dei modi il Ventennio e non se ne parli più. Sconcerto tra i due finiani superstiti, che si dividono. Indovinate come si chiama quello che rimane fuori dai giochi? Cauta apertura del Pd: «Tutti i salmi finiscono in gloria», chiosa il segretario. Amen.

P.S.: il premier annuncia la soluzione del problema dei rifiuti di Napoli per l’anno successivo.

di Pippo Civati

 

A Giampilieri lo chiamano “il menzognero”

Durante la messa di Natale del 2009, intervenendo al telefono, B. aveva promesso ai cittadini di Giampilieri, in provincia di Messina, devastato da un’alluvione, la ricostruzione delle case distrutte e soldi a “pioggia”. A più di un anno dalla tragedia che provocò 37 morti e 1000 sfollati tutto è rimasto come il 1 ottobre 2009.

Michela Vittoria Brambilla e Il Fatto Quotidiano

Michela Vittoria Brambilla minaccia Il Fatto. E chiede un risarcimento da tre milioni di euro per l’articolo “Ufficio di collocamento Brambilla”, l’inchiesta pubblicata il 13 novembre scorso che ha svelato come una decina di fedelissimi della rossa di Calolziocorte (Lecco) abbiano beneficiato di contratti pubblici al ministero del Turismo da lei diretto. La Brambilla considera “gravemente diffamatorio” il contenuto dell’articolo e annuncia “di avere già dato mandato all’Avvocatura generale dello Stato di esperire un’azione risarcitoria al fine di ottenere il ristoro dei danni prodotti all’immagine del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del Turismo e della Struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia”.

Secondo il ministro, “l’elevata richiesta di risarcimento dei danni” è giustificata dal fatto che l’articolo è stato pubblicato nuovamente il 17 dicembre. Ma la Brambilla dimentica di dire il motivo della doppia pubblicazione. Il 17 dicembre, infatti, è il giorno in cui la Corte dei Conti ha comunicato di avere aperto un’indagine, per valutare l’eventuale danno erariale che potrebbe essere stato causato proprio dalle consulenze sospette denunciate dal Fatto.

Oltre ai contratti fatti agli amici, ci sono altre ombre nell’attività della Brambilla al ministero. Il  Fatto ha denunciato la sua abitudine di farsi portare in giro da elicotteri pagati con i soldi dei contribuenti e la nomina del suo compagno Eros Maggioni nel consiglio direttivo dell’Automobile club di Milano. Deve essere stata proprio una domanda sulla sistemazione del fidanzato all’Aci a innervosire la Brambilla: l’ha fatta tre giorni fa Luca Telese, giornalista del Fatto, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che, senza difendere una ministra del suo governo, ha parlato di “casi spiacevoli”, aggiungendo che “su 100 persone è impossibile trovare 100 santi, qualcuno può essere abbastanza lontano dalla santità”. Salvo poi fare marcia indietro qualche ora più tardi, con una nota del portavoce Paolo Bonaiuti: “Il presidente Berlusconi ha potuto verificare l’assoluta e totale inconsistenza delle infondate accuse mosse al ministro Brambilla in cui il presidente ripone assoluta fiducia e che ha sempre dimostrato grandi capacità nella più assoluta trasparenza del suo agire”.

Nella sua richiesta di risarcimento al Fatto, la Brambilla non dimentica il Paese a cui si dedica con tanto impegno, visto che i tre milioni “saranno devoluti ad iniziative di valorizzazione e rilancio dell’immagine dell’Italia nel mondo”. Ma non basta, il ministro ha un ultimo desiderio: “Che la sentenza di condanna venga trasmessa all’Ordine dei giornalisti per l’avvio del procedimento di sospensione degli autori della diffamazione e del Direttore responsabile per un periodo non inferiore a tre mesi”.

Alla responsabile del dicastero del Turismo replica la direzione del nostro giornale: “La ministra Brambilla minaccia Il Fatto e lo fa a scoppio ritardato, visto che gli articoli sulla sua molto personale gestione del ministero del Turismo sono stati pubblicati a novembre, preceduti da una memorabile puntata di Report sulle nomine al vertice dell’Aci. Siamo comunque lieti di poter affrontare in giudizio la ministra che, annuncia, si farà difendere dall’Avvocatura dello Stato, pagata con i soldi nostri. Saremo inoltre lieti di dedicare sul Fatto all’esemplare servitore dello Stato Brambilla una storia della sua mirabolante carriera. Infine, appena ricevuta la querela, la citazione e quant’altro, sarà nostra cura convocare i corrispondenti stranieri in Italia presso la sede della Stampa estera per illustrare al mondo da chi siamo governati”.

Ancora oggi la Brambilla torna all’attacco. Con due diverse note. Nella prima, i suoi legali, in “riferimento alla minacciata convocazione da parte della direzione del Fatto quotidiano di una conferenza stampa internazionale il cui oggetto sarebbe la persona del ministro”, definiscono il modus operandi adottato dal nostro giornale “a dir poco intimidatorio e ritorsivo”. Nella seconda nota, il capo di gabinetto del ministro, Claudio Varrone, sostiene che l’azione di risarcimento danni proposta dalla Brambilla “non è volta a tutelare l’immagine del ministro ma quella delle strutture ministeriali oggetto dell’articolo” e pertando è di competenza dell’Avvocatura dello Stato. “Il preteso onere finanziario è pertanto già ricompreso nella voce del bilancio statale prevista per il funzionamento di tale fondamentale istituzione – continua Varrone -. Tale azione è del tutto autonoma da quella che l’on ministro del Turismo ha dato incarico a un legale di sua fiducia di esperire nei confronti del giornalista Telese, o di quella che eventualmente vorrà intraprendere, a titolo personale, a tutela della sua onorabilità nei confronti del Fatto quotidiano. Del pari, resta nella sua libera disponibilità sottoporre alla valutazione di legale di sua fiducia le eventuali iniziative giudiziarie per contrastare quelle che la direzione del Fatto quotidiano si riserva di intraprendere nei suoi confronti”.

Maurizio Belpietro racconta…

Scrive Maurizio Belpietro su “Libero”

Girano strane voci a proposito di Fini. Non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno. Se mi limito a riferirle è perché alcune persone di cui ho accertato identità e professione si sono rivolte a me assicurandomi la veridicità di quanto raccontato e, in alcuni casi, dicendosi addirittura pronte a testimoniare di fronte alle autorità competenti. Toccherà quindi ad altri accertare i fatti. La prima storia è ambientata in Puglia, anzi, per la precisione ad Andria, un grosso comune da poco diventato capoluogo della neonata provincia di Bat, Barletta, Andria e Trani. Qui qualcuno avrebbe progettato un brutto scherzo contro il presidente della Camera.

Non so se sia giusto parlare di attentato, sta di fatto che c’è chi vorrebbe colpirlo in una delle sue prossime visite e per questo si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200 mila euro. Secondo la persona che mi ha fatto la soffiata, nel prezzo sarebbe compreso il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio. Per quel che ne ho capito, l’operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l’esito. Vero, falso?

Non lo so. Chi mi ha spifferato il piano non pareva matto. Anzi, apparentemente sembrava un tizio con tutti i venerdì a posto: buona famiglia, discreta situazione economica, sufficiente proprietà di linguaggio. In cambio dell’informazione non mi ha chiesto nulla, se non di liberarsi la coscienza e poi tornare da dov’era venuto. Perché si è rivolto a me e non è andato dai carabinieri? Gliel’ho chiesto e mi ha risposto che era in imbarazzo a giustificare come fosse venuto in possesso della notizia e temeva che la spiegazione potesse arrivare alle orecchie dei suoi familiari.

Per cui ha voluto vuotare il sacco con me, facendosi assicurare che non avrei svelato il suo nome, ma mi sarei limitato a riferire le sue parole. È quel che faccio, pronto ad aggiungere qualche altro particolare, se qualcuno me lo chiederà. La seconda storia invece è ambientata a Modena. Qui lo scorso anno, un tizio uguale in tutto e per tutto a Gianfranco Fini si sarebbe presentato a una signora che esercita il mestiere più vecchio del mondo. Il suo nome, il numero di telefono al quale contattarla e le sue fotografie compaiono su un sito in cui decine di professioniste di tutta Italia offrono i loro servigi. La signora, che giura di essere nipote di un vecchio camerata, in cambio delle prestazioni avrebbe ricevuto mille euro in contanti.

Tutto ciò lo ha raccontato a me, condendo la storia con una serie di altri particolari piccanti e acconsentendo alla videoregistrazione della sua testimonianza. Mitomane? Ricattatrice? Altro? Boh! Perché mi sono deciso a scrivere delle due vicende? Perché se sono vere c’è di che preoccuparsi: non solo qualcuno minaccerebbe l’incolumità del presidente della Camera al fine di alimentare un clima di tensione nel Paese, ma la terza carica dello Stato dopo aver fatto il moralista con Berlusconi ora sarebbe inciampato in una vicenda a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate al Cavaliere.

Che una escort giri le redazioni distribuendo aneddoti a luci rosse sull’ex camicia nera non è bello. Se invece è tutto falso, attentato e puttana, c’è da domandarsi perché le due storie spuntino in prossimità dello scontro finale tra Fini e il capo del governo. C’è qualcuno che ha interesse a intorbidire le acque, diffamando il presidente della Camera? Oppure si tratta di polpette avvelenate che hanno come obiettivo quello di intaccare la credibilità di Libero? La risposta non ce l’ho. Quel che sapevo ve l’ho raccontato e, se richiesto, lo riferirò al magistrato, poi chi avrà titolo giudicherà.