OGGI A LONDRA SI APRE IL PROCESSO DI ESTRADIZIONE E JULIAN ASSANGE MINACCIA, IN CASO DI CONDANNA, DI RILASCIARE IN RETE IL FILE “DOOMSDAY”, CHE CONTERREBBE SEGRETI DAVVERO SCOTTANTI.
Un diluvio di file targati Wikileaks sta accompagnando le 48 ore che separano Julian Assange dal suo destino giudiziario: oggi si apre a Londra il processo per la sua estradizione in Svezia, dove la magistratura lo vuole interrogare sulle accuse di stupro e molestie mosse contro l’australiano da due donne. Il giorno dopo è attesa la sentenza.
Nel frattempo, lo staff del sito ha piazzato online 800 file del Cablegate, i dispacci dalle sedi diplomatiche statunitensi pubblicati a partire dal 28 novembre scorso: si tratta della “release” più importante in molte settimane scandite dalla pubblicazione di poche manciate di documenti.
La gran parte dei nuovi file arriva dall’ambasciata Usa di Londra, se ne contano oltre 240, ma non mancano quelli collegati al fronte nordafricano, con dispacci urticanti dallo Yemen, dalla Giordania, dall’Egitto e dalla Libia.
L’australiano ha deciso di gettare benzina sulle rivolte che stanno infiammando il mondo arabo. Per la prima volta dopo la caduta di Ben Ali in Tunisia – da molti collegata proprio ai dispacci Usa da Tunisi resi noti da Wikileaks -, è la stessa banda dell’australiano a mettere in relazione la pubblicazione dei file con le manifestazioni di protesta.
La Giordania, si legge nei cable, afflitta da una grave crisi economica spende l’80% del suo bilancio in un «servizio civile gonfiato» e in un «sistema di patrocinio» militare, che include il sostegno alle forze Isaf in Afghanistan dove sono schierati «850 soldati» di Amman, e dove, a gennaio 2010, i giordani erano pronti ad inviare più truppe, aerei F-16 ed elicotteri per partecipare a missioni di combattimento in cambio del sostegno finanziario americano. Rinforzi arrivati a dicembre 2010, con il governo che ufficialmente parlò di 300 soldati già presenti nel Paese. L’elenco pubblicato dal sito dell’Isaf conta invece 6 soldati giordani nelle file Isaf.
Gli Usa, scrive Wikileaks, non lesinano critiche neppure all’amico Yemen, Paese «con istituzioni deboli» e appalti pubblici «non trasparenti» secondo i diplomatici americani, in particolare di un maxi contratto per il porto di Aden, che ha dato luogo a forti proteste dei sindacati nel 2008.
Ancora 48 ore, poi chissà, potrebbe anche esplodere l’arma di fine di mondo, il file “Doomsday“, che conterrebbe segreti davvero scottanti, e che Assange ha promesso di pubblicare in caso di pericolo. E per lui, dipinto come un hacker paranoico dagli ex amici del Guardian, l’estradizione in Svezia è una “minaccia di morte”.
FONTE: “Il Messaggero”