RESTIAMO UMANI!

ViK (da PeaceReporter)

“Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto prima che riesca a vedere il cielo? Si, e quante orecchie deve avere un uomo prima che possa ascoltare la gente piangere? Si, e quanti morti ci vorranno perché egli sappia che troppe persone sono morte? La risposta, amico, sta soffiando nel vento La risposta sta soffiando nel vento” 

Questi versi, tratti da Blowin’ in the wind di Bob Dylan, stanno sul blog di Vittorio Arrigoni. L’ultimo post, firmato come sempre Vik da Gaza city,  racconta della morte di quattro lavoratori palestinesi in un tunnel nei pressi di Rafah, quei tunnel attraverso i quali giungono a Gaza i beni necessari alla sopravvivenza degli abitanti della “striscia”, quali alimenti, medicine, cemento e bestiame. “E’ una guerra invisibile per la sopravvivenza” aveva scritto Vik pensando al silenzio del mondo sui sacrifici quotidiani (spesso estremi) dei palestinesi “assediati”. Ora non è il tempo delle parole, ora è il momento di piangere per Vik, per la sua vita strappata via dall’odio. Poi verrà il tempo di chiedersi “perché” Vittorio Arrigoni è stato ammazzato e soprattutto da “chi” è stato ammazzato.

Durante l’operazione “Piombo Fuso”, iniziata dagli israeliani sul finire del 2008 e protrattasi sino al 18 gennaio 2009, Vittorio scrisse vari articoli per PeaceReporter. In uno parlava di una “scatola di gatti”. Il tema è sempre lo stesso: l’indifferenza del mondo verso una tragedia che si consuma lentamente. Ne riporto un brano:

Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi l’ha schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati”.

Vik concludeva i suoi pezzi con una frase che poi è anche diventata il titolo di un suo libro: RESTIAMO UMANI! Sì, ecco… RESTIAMO UMANI!