BRIGITTE BARDOT SCENDE IN CAMPO E INVITA A SOSTENERE MARINE LE PEN

Qualche anno fa Brigitte Bardot aveva dichiarato: “Sono di destra, si sa. Ma non sono del Fronte nazionale, anche se mi si taccia d’essere fascista, nazista, camicia nera…“. D’altra parte le sue posizioni su immigrazione, Islam e omosessualità sono note sin dagli anni ’90. Ma ora c’è una lettera vergata con la sua inconfondibile calligrafia ad attestarlo! Insomma Brigitte Bardot invita i sindaci a sostenere Marine Le Pen, firmando la sua candidatura, perché è convinta che riporterà la Francia “al suo giusto posto nel mondo”. Ecco il testo completo:

Sono scandalizzata  perchè i sindaci dei comuni in Francia sono così prudenti e non hanno l’onestà di dare il loro voto a Marina Le Pen, a capo di un partito che difende gli animali ed ha il coraggio di restituire al nostro Paese “la Francia” il posto che deve occupare nel mondo. Vi chiedo allora di avere un po’ di coraggio per una volta nella vita e di assumere le vostre responssabilità. Viviamo continuamente nella menzogna di promesse non mantenute e di una decadenza che ci porterà verso il disastro. A voi di giudicare, ma fate in fretta!  Brigitte Bardot

AVANTI INSIEME… MA CON CAUTELA

Hollande e Miliband

Una visita di otto ore! François Hollande a Londra, accompagnato da Pierre Moskovic, già ministro degli affari europei, oggi coordinatore della sua campagna elettorale, ed Elisabeth Guigou, incaricata degli affari europei nel suo staff. Giusto il tempo per qualche stretta di mano tra la diaspora socialista francese ed una conferenza al prestigioso King College, il tutto preceduto da un incontro a pranzo con Ed Miliband leader del Labour Party e membro del Parlamento britannico. Entrambi con il desiderio di ripristinare un legame forte tra partito e classe dimenticata, entrambi con l’idea di dare la priorità ai giovani: “Le generazioni che verranno dovranno stare meglio di quelle che l’hanno precedute”, ha commentato Hollande.

Al di là delle dichiarazioni ufficiali deve aver pesato sull’incontro la proposta formulata da Hollande di tassare del  75% i redditi dei più ricchi. L’entourage di Ed Miliband aveva accolto con molta cautela l’uscita del francese. E poi la battuta del candidato alla presidenza francese, “I am not dangerous“, la dice lunga sulla percezione inglese delle critiche alla “finanza che si arricchisce senza creare sviluppo“. D’accordo sulla diagnosi, d’accordo sulle priorità, d’accordo anche sulla necessità di una regolamentazione. Tuttavia, mentre Francois Hollande è favorevole all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo, Ed Miliband, pur convenendo sul principio, ha posto la condizione che sia una tassa condivisa a livello globale, ovvero che non finisca per penalizzare l’Europa. Tutto sommato una boccata d’aria fresca per Hollande, visto il clima di grande tensione che si respira in Francia.

Il candidato francese del PS incontrerà il 17 marzo a Parigi, nel corso di un seminario, annunciato “come un momento importante della campagna elettorale”, altri dirigenti socialisti-democratici europei. Saranno presenti Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e Sigmar Gabriel segretario dell’SPD. Si discuterà dei contenuti di un patto europeo per lo sviluppo, responsabilità e governance.  @thefrenchbo

LAGGIÙ NELL’ARIZONA

Una gara a chi spara più idiozie? Mitt Romney ha ammesso gli errori, anche se ha perseverato sino alla fine ad inenellare gaffe snocciolando la collezione di automobili di famiglia, due Suv e due Cadillac, in uno stato  con un tasso di disoccupazione altissimo, andando a seguire una gara di auto del campionato Nascar (popolare nella middle America) e dichiarando di non avere interesse per le corse, ma di avere molti amici “tra i proprietari delle scuderie”.

Primarie tra candidati non all’altezza del ruolo al quale stanno puntando? Rick Santorum ha ammesso di aver sostenuto leggi contrarie ai suoi principi e soprattutto ha attaccato JFK senza nemmeno pensare ai danni collaterali!

Romney il mormone fa l’aristocratico e spende cifre ingenti per tentare di prevalere nella diaspora repubblicana. Santorum il cattolico continua a predicare la sua visione del mondo, dove Charles Darwin è considerato un ciarlatano, certo di assolvere ad una chiamata divina!

Al di là delle gaffe, i due repubblicani stentano ad aggregare un universo politico frammentato, diviso e scontento perché non hanno la capacità di unire e, quindi, di prevalere sugli avversari in modo netto. La destra più radicale, il Tea Party, non sopporta Romney, mentre i più moderati non si sentono rappresentati da Santorum.

Laggiù nell’Arizona l’ex governatore del Massachusetts ha prevalso grazie all’endorsement di Jan Brewer, popolarissima governatrice dello stato, in prima fila nella battaglia repubblicana contro Barack Obama e propugnatrice di una durissima legge anti-immigrazione.

In Michigan è stata dura! L’ex senatore della Pennsylvania si è fermato al 37,9%, mentre Romney è arrivato al 41,1%.

Ora, in attesa del Super Tuesday, o Rick Santorum cambia passo, e soprattutto decide di affidarsi ad uno staff di professionisti della comunicazione all’altezza della sfida, oppure la corsa di Romney, nonostante le gaffe, nonstante il Tea Party, diventerà inarrestabile.

QUANTO COSTA DIVENTARE PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI?

Dati pubblicati da "The Washington Post"

Quanto costa diventare presidente degli Stati Uniti? Dai dati finora raccolti siamo a 71,2 milioni di dollari solo per gli spot. Ma il meglio deve ancora arrivare! Da notare che la percentuale di spot negativi, ovvero quelli “contro” gli avversari, è del 74%!