IL PRESIDENTE, I GAY E IL MATRIMONIO

Negli anni ho tratto la conclusione che per me personalmente è importante sostenere che coppie dello stesso sesso debbono potersi sposare [...] I matrimoni tra persone dello stesso sesso dovrebbero essere legali“, coraggioso questo Presidente. Uscire fuori con una affermazione così netta in campagna elettorale nell’America ancora un po’ bacchettona, attraversata dall’integralismo evangelico è senza dubbio un atto di coraggio. Poi forse ci sono anche altre spiegazioni, più pragmatiche. Forti le pressioni esercitate sulla Casa Bianca perché Obama assumesse una posizione chiara sull’argomento, provenienti soprattutto dall’interno del Partito democratico, ma anche dai sostenitori del presidente che ogni giorno donano somme ingenti per la sua campagna elettorale: secondo il Washington Post un grande donatore su sei  è omosessuale.

SENATORE IN VENDITA

Questa mattina Fiorenza Sarzanini per il Corriere della sera ha fatto uno scoop notevole pubblicando per prima un estratto dell’interrogatorio di Walter Lavitola, già direttore di un giornale esistente solo “teoricamente”, pubblicato per prendere i soldi del finanziamento pubblico all’editoria e per occupare il vuoto politico lasciato dalla testata storica dei “socialisti” italiani. Ma l’attività vera di Lavitola era un’altra, la racconta lui stesso: fare il mediatore d’affari quanto meno discutibili e il procacciatore di parlamentari pronti a “saltare il fosso” per B. e il suo partito. Quello che è accaduto all’ombra del berlusconismo è ancora tutto da scrivere! Al di là delle “olgettine” e delle scampagnate in villa con ragazzine minorenni, prosperava un sistema di corruzione vergognoso e infame. Un sistema basato sul do ut des, sulla caccia al vantaggio personale, sulla politica dello “scambio” e dell’inciucio. Ecco uno stralcio del verbale.

Lavitola: «Era stata candidata dalla sinistra una senatrice, notoriamente pacifista (Lidia Menapace ndr ), ed era uscito anche sui giornali che gran parte, diciamo così, delle forze armate erano contrarie a questa cosa. Non ricordo se io chiamai De Gregorio o De Gregorio chiamò me, e De Gregorio nel frattempo che, però, è uno intraprendente che mica aspettava me per fare le cose, si era già messo in contatto con alcuni del gruppo di Forza Italia dell’epoca, e precisamente, non perché ora è morto, pace all’anima sua, e quindi non può dirlo, con il senatore Romano Comincioli, se non sbaglio, il quale era uno dei fedelissimi del presidente Berlusconi, e andò a negoziarsi la nomina a presidente della commissione. Io lo chiamai la mattina… e De Gregorio votò con il centrodestra e fu eletto presidente alla commissione Difesa, e in quel caso sicuramente io, ma ritengo anche il senatore Comincioli, gli creammo un link con il presidente Berlusconi, link che poi fu determinante per il suo passaggio a Forza Italia».
Pm: «Ma un link finanziario o un link…».
Lavitola: «No, un link personale, nel senso che io l’ho preso e l’ho portato da Berlusconi…».
Pm: «E quanto gli è costata a Berlusconi questa cosa?».
Lavitola: «Allora in termini economici gli è costato quel contratto che lui aveva con… allora, De Gregorio prima è passato con Forza Italia… e ricordo come se fosse ora che De Gregorio disse a Berlusconi che lui non intendeva entrare in Forza Italia, ma intendeva fare un suo movimento politico soprattutto all’estero; il presidente gli disse: non ti preoccupare, non ci sono problemi; ma non si entrò nei dettagli».
Pm: «E quanto gli è costato a Berlusconi?».
Lavitola: «In termini economici, a De Gregorio il contratto, come dico pure sui giornali, non so… un milione».