Chi è Ignazio Moncada, nato a Modica (Ragusa) il 18 febbraio 1949 e approdato a Torino dopo un breve parentesi romana? Agente segreto, almeno all’ inizio della sua carriera, brasseur d’ affaires, manager industriale, consulente di banchieri internazionali e, soprattutto, “amico di…”. E dopo quel “di…” i nomi da elencare sarebbero tanti. E alcuni molto “pesanti”. Il 17 luglio 2007 ETTORE BOFFANO e PAOLO GRISERI ne tracciano un profilo su la Repubblica in relazione alla vicenda Lumiq Studios. Eccolo.
Tutto comincia nella Capitale, all’ inizio degli anni ’70, quando il generale Gianadelio Maletti, capo dell’ ufficio D del Sid (il controspionaggio militare), mette su una squadra di giovani funzionari e informatori col compito di controllare la sicurezza nazionale e della Nato nelle aziende che hanno rapporti con l’ Est comunista e con l’ Urss. Una delle città italiane più calde, da questo punto di vista, è Torino dove con il blocco comunista lavorano la Fiat e anche la Fata, la società fondata a Pianezza da Gaetano De Rosa.
E proprio sotto la Mole, all’ inizio degli Anni 80, arriva Moncada: forse ancora agente segreto, forse già consulente, di sicuro nell’ orbita del Garofano, forte dell’ amicizia con Amato. Nel gossip della politica cittadina, è accostato spesso a La Ganga (craxiano di ferro) e, in subordine, a Garesio (più vicino a De Michelis). Nel frattempo, si infittiscono i suoi rapporti con De Rosa e la Fata. E proprio in riferimento all’ azienda di Pianezza, le cronache giudiziarie cittadine scoprono per la prima volta il suo nome.
Nel processo per lo “scandalo delle tangenti” del 1983, il faccendiere Adriano Zampini racconta così riguardo all’ affare del magazzino centralizzato del Comune: «Andammo alla Fata con Enzo Biffi Gentili, ma ci sentimmo dire: di questa cosa sono già venuti a parlarci La Ganga e Moncada». Parole che, però, non rivestono rilievo penale (fare il “pontiere” non è sempre un reato) e che il giudice istruttore Mario Griffey liquida nel suo rinvio a giudizio: «Del Moncada non mette conto parlare…».
Sono anni intensi, di affari e di politica: il suo impegno e le sue consulenze spuntano anche nelle trattative di Acqua Marcia per acquisire la commessa dello stadio Delle Alpi per i Mondiali del 1990. Intanto Moncada sta costruendo la propria carriera di manager nella Fata, una società che si occupa di macchinari per fonderie e impianti per la lavorazione dell’ alluminio e che guarda ai mercati dell’ Est, ma anche al Medio Oriente e all’ America Latina: le terre di conquista di quella cooperazione allo sviluppo che ha, in Italia, come forza politica-guida il Psi. Man mano che cala l’ astro di De Rosa, e con lui il buon andamento economico dell’ azienda, cresce invece quello dell’ uomo venuto da Modica. Nel 1988, c’ è il primo ingresso di Finmeccanica in Fata, con il 24 per cento delle quote, poi via a via, a Pianezza, il peso del colosso pubblico si fa sempre più forte.
Poco dopo, l’ Italia e Torino subiscono il terremoto di Tangentopoli: cadono teste e padrini, ma Ignazio Moncada non si ferma. Con un unico intoppo, nel 1994, quando il suo nome è accostato a quello di un vecchio amico dei tempi dei servizi segreti, quel Michele Finocchi personaggio chiave dello scandalo del “Sisde deviato”. Finocchi è arrestato dopo una lunga latitanza in Svizzera: si mormora che abbia vissuto a Zurigo grazie agli aiuti, tra gli altri, dell’ antico collega, ma anche quest’ ipotesi finisce nel nulla.
Il pontiere si riprende subito e conosce e frequenta la nuova politica, non perde di vista Amato e comincia a dichiararsi amico di D’ Alema e a vantare rapporti con i due “nemici”: Berlusconi e Prodi. A Torino vede spesso chi conta: non è innaturale che un manager del suo peso conosca bene i sindaci (compreso Chiamparino) e anche il potentissimo Enrico Salza del San Paolo, ma sempre con la riserva mentale di quel rapporto stretto con Botin.
Per lui, sono gli anni dell’ apoteosi: presidente e amministratore delegato di Fata. Sino al 2005, quando la crisi a Pianezza si fa gravissima e Finmeccanica spende quasi 200 milioni di euro per rilevare azienda e debiti. Qualcuno allora immagina il tramonto del “pontiere”, ma il numero uno di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, pretende che gli venga lasciata almeno la presidenza, sia pure con pochissime deleghe internazionali.
Sono gli stessi tempi del suo incarico anomalo in “Lumiq Studios” e in altre società legate in qualche modo ai progetti della nuova politica subalpina. Come “Musinet”, l’ azienda collegata all’ autostrada del Frejus che si occupa di collegamenti internazionali con fibre ottiche: lì Moncada è vicepresidente. Agli “amici” e alle “amiche”, che gli chiedevano perché, il pontiere dava poi sempre la stessa risposta: «Io non volevo, ma me lo hanno chiesto…». E adesso, come mai gli era accaduto in tutta la sua carriera, il suo nome occupa le pagine dei giornali e anche le curiosità della procura della Repubblica di Torino che si prepara a convocarlo per la vicenda di “Lumiq Studios”. Con tutti i politici subalpini, della Prima e della Seconda Repubblica, pronti a interrogarsi: Ignazio Moncada, davanti al pm, farà il “pontiere” oppure l’ amico? -