La ballata di Monti

Cincinnato riceve i deputati del senato di Alexandre Cabanel Foto di The Frenchbo

Cincinnato riceve i deputati del senato di Alexandre Cabanel Foto di The Frenchbo

Lui, l’austero ex-presidente della Bocconi, da oltre un anno Presidente del Consiglio italiano, sta riflettendo sulla possibilità di candidarsi a succedere a se stesso. Un paio di giorni fa ha parlato per oltre un ora con il Presidente della Repubblica, ieri ha avuto un incontro con il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, già designato dalle primarie al ruolo di candidato alla presidenza del Consiglio. Napolitano, come d’altro canto c’era d’aspettarsi, non ha lasciato trapelare nulla del suo colloquio con Monti, ha solo detto che conferirà l’incarico al leader più votato. Nemmeno Bersani, ammesso che ne sia stato informato, ha rivelato alcunché. Particolarmente sulle spine sembrano i due esponenti centristi, Pierferdinando Casini e Luca di Montezemolo. Senza la candidatura di Monti, il loro progetto politico sarebbe del tutto privo di senso. Gli italiani sembrano affatto coinvolti dalla decisione imminente del professore, d’altra parte è comprensibile dopo aver versato tante lacrime di IMU. Al momento sembrano preoccupati e confusi dalle cupe previsioni sull’anno che verrà. D’altra parte i sondaggi più favorevoli attribuiscono ad un ipotetico schieramento pro Monti una percentuale al di sotto del 10%. Insomma, dopo il gradimento dei primi mesi, il governo del professore è scivolato di molto nell’apprezzamento degli italiani. Una candidatura suicida, destinata al fallimento, sarebbe una propagazione degli errori commessi.  Gli italiani ormai producono fiele, spaventati dall’aria, quella rarefatta della crisi, che ormai si respira ovunque tra la gente.

L’agenda Monti è arrivata alle ultime pagine. Dopo la legge di stabilità di bilancio dovrebbe chiudersi per sempre e lasciare il posto al ritorno della politica.

Forse, alla fine, il professore finirà per cedere al progetto di raccogliere attorno alla sua candidatura un’area moderata infoltita dai vari pezzetti di centro provenienti sia dall’agonizzante PdL, che dal PD. Ma davvero potrebbe avere successo? Non si tratta dell’ennesima riproposizione di un centro senza anima, senza spinta propulsiva? Al di là delle rassicurazioni alle varie cancellerie europee, quale altra funzione potrebbe avere un nuovo governo Monti? 

Lucio Quinzio Cincinnato dopo aver fatto il suo dovere se ne tornò alla cura della terra. Monti dovrebbe fare lo stesso!

Primarie sì, primarie no!

Primarie si, primarie no. Il tormentone, ormai archiviato dall’inappellabile decisione del Cavaliere di Arcore, ha trovato una reprise in questa giornata di shopping natalizio. In verità i negozi del centro storico di Roma, al contrario delle strade, erano tutt’altro che pieni, ma è così che nell’immaginario siamo abituati a definire le domeniche che precedono il Natale. 

gazebo Rai Radio due foto The Frenchbo

gazebo Rai Radio due foto The Frenchbo

Giorgio Lauro e Claudio Sabelli Fioretti, conduttori del programma di Rai Radio 2 Un giorno da pecora, da  un gazebo allestito a Piazza di Spagna, hanno organizzato per i romani le “elezioni per la scelta del candidato del centro destra alla presidenza del consiglio” alias le Pecorarie 2012.

Lista dei candidati alle Pecorarie Foto The Frenchbo

Lista dei candidati alle Pecorarie Foto The Frenchbo

Per riprenderci la democrazia negata”, mi hanno detto gli autori del programma tra il serio e l’ironico, mentre i passanti votavano.

Foto The Frenchbo

Foto The Frenchbo

Intanto l’intrattenimento ha fatto salire l’audience del programma.Le Pecorarie 2012 Foto The Frenchbo

Il picco dovrebbe essere raggiunto con lo spoglio e la proclamazione del vincitore, questa sera, alla presenza di Micaela Biancofiore, deputata PDL.  La lista dei nomi include Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Giampiero Samorì, i più acclamati alle Pecorarie dagli elettori semi-seri, bambini esclusi.  Tra i presenti c’erano anche quelli che mostravano indignazione per la presa in giro. “Il successo c’è stato”, mi hanno spiegato i conduttori, “al momento sono stati oltre 600 i voti e ci aspettiamo che superino quota 2000. Possono votare tutti anche quelli del PDL!”

Una domanda mi è sorta spontanea. Ho chiesto quanto hanno speso per allestire il gazebo e, soprattutto, per stampare le false schede elettorali. Una risata imbarazzata è stata la risposta di uno degli organizzatori. Soldi pubblici naturalmente! Certo non per la democrazia!

PS: ci giunge notizia dalla trasmissione Un giorno da pecora che ha vinto la Meloni! Visto che hanno votato solo elettori romani c’era da aspettarselo! Insomma le “pecorarie” hanno fatto bene… all’audience!

Era il 12 novembre 2011

foto (34)

Era novembre… Foto di Thefrenchbo

Dear Lillian,

È finita è finita, il cielo è azzurro sopra l’Italia!”.

Era il 12 novembre 2011. Un messaggio liberatorio, ispirato dall’urlo di Marco Civoli, quando gli azzurri hanno vinto i mondiali del 2006. Uno sfogo per celebrare la fine del governo B.

Come mi sento adesso? Speranze spezzate, aspettative frantumate. Un anno difficile, da dimenticare. Dopo l’ubriacatura iniziale per la partenza di B., ci ha pensato il governo Monti a farci passare la sbornia! Ha evitato il peggio, certo. Ma a che prezzo? In un anno è accaduto di tutto. Ci siamo ritrovati smarriti, pieni di problemi, alle prese con una inflessibilità economica che ha tagliato tutto quanto era possibile, anche i servizi essenziali. Intanto la disoccupazione è salita ai livelli più alti dal dopoguerra e ci sono state ondate di suicidi per la disperazione.

I nostri politici, per lo più, sono rimasti a guardare, rinchiusi in bolle di cristallo, con gli stessi privilegi di sempre, al riparo da qualsiasi ago aspirato del rigor montis. Ora hanno ripreso ad agitarsi. La solita improbabile caccia alle alleanze.

Cosa diavolo accadrà ora? Sono preoccupata! Il ritorno di B. mi indigna. Gli altri mi lasciano frastornata e scettica. Come è possibile, mi chiedo, andare a votare con serenità in questa situazione?

Un anno trascorso inutilmente. Siamo tornati punto e a capo. Alla televisione le stesse facce di sempre. Una lettera piena d’interrogativi la mia. Scusa lo sfogo! Una giornata fredda oggi. È calato il gelo sull’Italia.     

          

La “crisi” secondo Vespa. Sarebbe Elisabetta Tulliani la responsabile della “guerra” tra Gianfranco Fini e B.

Ecco la “politica” italiana secondo Bruno Vespa! Elisabetta Tulliani sarebbe – un po’ come l’Elena di Troia dell’Iliade – la “vera” responsabile della “guerra” tra Gianfranco Fini e B. sin dal 2007. All’allora leader di AN non sarebbe piaciuto un corrosivo servizio di “Striscia la Notizia”, particolarmente ingeneroso per la Tulliani, dipinta come famelica accaparratrice di “patrimoni”. Insomma tutto iniziò per una donna. Per non parlare poi del povero Antonio Ricci, indicato come vero “sobillatore” degli equilibri della Seconda Repubblica. Ma non è finita. L’ineffabile Vespa paragona “lo sparo di Sarajevo” (l’attentato mortale, compiuto il 28 giugno 1914, control’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, e a sua moglie Sofia, proprio a Sarajevo) ai fischi indirizzati da alcuni militanti di AN, riuniti a convegno ad Assisi, nei confronti di Fabrizio Cicchitto. Il racconto prosegue con tutto l’armamentario del “teatrino italico”: telefonate sottobanco tra leader, telefonate di leader a parlamentari semplici (leggi peones), tentennamenti e tradimenti, puntigliose descrizioni di seratine mondane.

Quello che segue è uno stralcio dell’ultimo libro di Bruno Vespa (Mondadori), Il Cuore e la Spada, gentilmente offerto alla voracità voyeuristica dei salotti italici (dubito che ai lavoratori dell’Eutelia, di Pomigliano e delle altre centinaia di aziende in crisi freghi qualcosa) da Libero. Come dicono i vecchi saggi: “Al peggio non c’è mai limite”. (COLAS)

Con una delle sue frequenti e improbabili campagne acquisti, il Cavaliere era convinto di far cadere Prodi nell’autunno del 2007 sulla seconda legge finanziaria. Ma nessuno dei leader dei piccolissimi partiti dell’Unione voleva fare il primo passo, assumendosi l’onere di provocare il ricorso all’esercizio provvisorio di bilancio, strumento dimenticato perfino nella Prima Repubblica.

Il 15 novembre 2007 la legge passò al Senato con 161 voti contro 157. Sarebbe bastato che due senatori, Lamberto Dini e il suo amico Giuseppe Scalera, votassero contro per far saltare il governo. Ma Dini tentennò, giocandosi così un ruolo di primo piano nel governo Berlusconi del 2008. Sul momento, la cocente sconfitta del Cavaliere, già orfano di Casini, ebbe l’effetto di fargli rivoltare contro anche Fini. Dopo una tempestosa telefonata, il leader di An gli assestò due colpi micidiali tra il 16 e il 18 novembre con due interventi sul «Corriere della Sera» e «la Repubblica». Convinto che Prodi sarebbe caduto soltanto dopo un accordo su una nuova legge elettorale, Fini disse che, se il centrodestra non fosse stato in grado di ridarsi una missione, la coalizione si sarebbe disintegrata e ognuno sarebbe andato per la propria strada.

«Lo feci» mi avrebbe spiegato più tardi «perché, sbagliando, ero convinto che la legislatura, proprio perché debolissima, sarebbe durata a lungo, anche nel caso di una caduta di Prodi, e mi sembrava inutile continuare nella pesca delle occasioni». L’irritazione di Fini nei confronti di Berlusconi aveva motivazioni politiche, ma era acuita da un fatto strettamente personale: uno sgradevole servizio di «Striscia la notizia» sulla sua nuova compagna, Elisabetta Tulliani. Il 2007 era stato un anno decisivo per la vita privata del leader di An. Come abbiamo visto, il 16 giugno un comunicato di poche righe – redatto dall’avvocato di entrambi, Giulia Bongiorno – aveva annunciato la separazione di Gianfranco dalla moglie Daniela: «Dopo tanti anni di matrimonio [diciannove], può accadere che certi sentimenti cambino: noi ce ne siamo resi conto con immenso dispiacere ma anche con lucidità e la decisione di separarci è stata presa di comune accordo».

FULMINE A CIEL SERENO – Per l’opinione pubblica era stato un fulmine a ciel sereno, anche perché, soltanto tre mesi prima, Daniela sembrava ancora innamoratissima del marito. (Una separazione davvero blindata, la loro, se nemmeno tre anni dopo – quando tra l’estate e l’autunno del 2010 è esplosa la vicenda della casa di Montecarlo – nessun cronista è riuscito a estorcerle una sola sillaba. Fra l’altro, Daniela ha continuato a frequentare gli amici politici dell’ex marito anche dopo la scissione dal Popolo della Libertà). Quando si seppe la notizia, Fini, cinquantacinque anni, era in attesa che la nuova compagna Elisabetta, trentacinque anni, gli desse Carolina (poi arriverà anche Martina). L’unione divenne quindi pubblica solo dopo la separazione di Gianfranco, ma i due si conoscevano già dal 2005.

Era stato Luciano Gaucci a presentarli. Dapprima Ignazio La Russa fece fare a Elisabetta un po’ di pratica politica, ma ben presto scoprì che lei aveva aspirazioni televisive: bella e intelligente, non le fu difficile partecipare ad alcuni programmi di successo. Elisabetta, però, era innamorata di Gianfranco, e lui si innamorò di lei. «Ora ho deciso di lasciare il mondo dello spettacolo, per amore di Gianfranco» disse a Giulia Cerasoli di «Chi» (21 novembre 2007). «Di personaggi pubblici in famiglia ne basta uno. Tornerò al mio lavoro di avvocato, ma non adesso». (Il suo elegantissimo sito Internet reca la scritta «Coming soon», prossima apertura). Quando si mise con Fini, Elisabetta era reduce da un lungo legame con l’imprenditore Luciano Gaucci (settant’anni nel 2010). «Sarebbe sciocco fingere di non avere un passato» affermò sempre nella stessa intervista. «Avevo ventotto anni, ero libera e lo era anche lui. Gaucci è un uomo molto intelligente che mi ha insegnato moltissimo». E sul suo rapporto con Fini aggiunse: «Piano piano ci siamo accorti che ci capivamo al volo. È un uomo estremamente affascinante, sicuro di sé, ma con una dolcezza incredibile». (Dopo l’arrivo della primogenita, a Laura Laurenzi della «Repubblica» descrisse il compagno come un uomo molto affettuoso: «Quando la bimba si sveglia, Gianfranco si alza con me, e sta con lei ogni momento che può. Le cambia anche i pannolini»). La prima uscita pubblica della Tulliani a fianco di Fini fu nel gennaio 2008 in occasione di una sfilata «ecologica » di Gattinoni.

PARTE IL TORMENTONE – Ma fin dall’autunno precedente, appena si era diffusa la notizia della loro relazione, «Striscia la notizia» aveva trasmesso con irritante sistematicità filmati dell’epoca del suo rapporto con Gaucci: uomo intelligente, come l’ha definito lei stessa, ma divenuto ormai oggettivamente ingombrante. Il leader di An attribuì a Berlusconi la responsabilità dello sgradevolissimo tormentone. Chi conosce Antonio Ricci, il padre di «Striscia la notizia», ricorda bene quante ne abbia combinate allo stesso Cavaliere… E, d’altra parte, chi conosce Berlusconi sa che di certo quella campagna, visto il momento, non doveva essergli dispiaciuta. Come gli articoli graffianti che uscirono nelle stesse settimane sul «Giornale» e su «Libero». Sul piano politico, Fini, imbufalito con il Cavaliere per il patrocinio che aveva dato alla scissione da An della corrente di Francesco Storace e Daniela Santanchè, fondatori della «Destra» (da cui poi la seconda si sarebbe dissociata, diventando sottosegretario del nuovo governo Berlusconi), aveva reagito con due colpi bassi. Il primo, con l’annuncio fatto ai suoi che, da quel momento, si sarebbe occupato personalmente dei due temi più sensibili per il Cavaliere, la giustizia e le televisioni. Il secondo, con una formidabile contestazione a Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore nazionale di Forza Italia, inondato di fischi al convegno di Assisi della corrente di La Russa e Gasparri, a cui aveva partecipato come ospite. Quest’ultimo episodio avvenne sabato 17 novembre e fu lo «sparo di Sarajevo» che, l’indomani, portò Berlusconi alla svolta di piazza San Babila a Milano.

IL CATALOGO DELLA REPUBBLICA DEL BUNGA-BUNGA: SI È APERTA LA “CACCIA” ALLE FOTO E AI VIDEO “RICORDO” DELLE RAGAZZE AMMESSE ALLA CORTE DI B.

Ruby

Il grande mercato sotterraneo si è già avviato. Ci sono in giro 500-600 foto che hanno a che fare con Silvio Berlusconi e le sue ragazze, dice il tam-tam che rimbalza dalle redazioni dei giornali di gossip agli ambienti della politica. Il catalogo della Repubblica del bunga-bunga. “Ma meglio stare attenti: credo che girino molti falsi e alcuni trappoloni”, mette in guardia un operatore del settore fotogiornalistico. Forse i numeri non sono così alti, ma nelle memorie elettroniche di decine di telefoni cellulari e computer potrebbero riposare decine e decine di immagini delle feste celebrate nelle residenze del presidente del Consiglio.

Quante sono le ragazze, veline o prostitute professionali, che negli ultimi anni sono entrate nella villa di Arcore, alla Certosa in Sardegna, a Palazzo Grazioli a Roma, nel castello di Tor Crescenza? Tra di loro c’è chi ora siede in qualche consiglio comunale o regionale, alla Camera o al Parlamento europeo. Altre continuano a fare le attrici tv, le subrettine di seconda fila, le modelle. Molte continuano a praticare l’antico mestiere che oggi viene nobilitato con l’uso un po’ ipocrita della parola inglese escort. Ebbene: quante di queste ragazze hanno scattato qualche foto con il telefonino, o girato un video? Un souvenir innocente di una serata indimenticabile. Oppure una prova da tenere a futura memoria, magari sperando di ricavarci qualcosa di più dei 5 mila euro che alcune, tra cui la stessa Ruby, raccontano d’avere intascato a fine serata. Monica Lewinsky conservò un vestito che poi le risultò utile nella contesa con il presidente Bill Clinton.

Non è difficile immaginare che molte delle ragazze di Silvio abbiano almeno scattato qualche prova fotografica del loro accesso alla corte del satrapo anziano. La mancanza di controlli agli ingressi delle residenze del presidente del Consiglio è stato discusso perfino dal Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza. Che le foto-ricordo siano già state scattate in passato è nella memoria visiva di tutti coloro che ricordano le immagini di Barbara Montereale e Lucia Rossini nei bagni di Palazzo Grazioli, la notte in cui erano in compagnia di Patrizia D’Addario. Quest’ultima realizzò e poi consegnò ai magistrati, anche le registrazioni audio della serata. Ora il catalogo si è ampliato del capitolo Ruby. Con escort – come Michele Coincecao Santos Oliveira, la brasiliana che ospitava Ruby a casa sua – che dichiarano di avere in tasca addirittura il numero di cellulare di Silvio Berlusconi, da usare in caso di “emergenza”. È evidente che in questa situazione il rischio che si tentino ricatti è piuttosto alto. È quanto temono alcuni dei parlamentari del Copasir, il comitato di controllo sui servizi, che vorrebbero sentire che cosa ne dice il premier.

Scatti e ricatti: questo è il capitolo che si è aperto nella vicenda italiana. Con molti operatori già al lavoro. Non c’è da stupirsi, se si pensa che già Vallettopoli è stata una grande stagione di foto scattate e di agenzie impegnate a vendere le immagini compromettenti: per lo più agli stessi personaggi fotografati , che avevano tutto l’interesse a toglierle dalla circolazione. Per questi giochetti, Fabrizio Corona è già stato condannato in primo grado per estorsione. Arma di ricatto anche i video di Piero Marrazzo .  E ora? Quello strano mondo fatto di fotografi, agenti, intermediari, venditori, che gira le redazioni dei giornali ma anche gli studi di importanti avvocati, da qualche giorno è in fibrillazione. Le foto della festa di compleanno di Ruby sono state offerte ai giornali a prezzi superiori ai 100 mila euro. Fuori mercato. Ma immaginate allora i prezzi di (eventuali?) immagini ben più golose, con le cene in villa, le feste in piscina, i canti e le danze della “papi girls”. Silvio Berlusconi, quando era ancora soltanto un imprenditore televisivo, fece fare da una sua collaboratrice il giro dei giornali italiani per “ritirare ” le foto che non riteneva adatte a pubblicizzare la sua immagine.

Oggi sta succedendo qualcosa di simile? C’è qualcuno che si sta muovendo per “bonificare” il mercato, facendo sparire le foto-souvenir del bunga-bunga? A quali prezzi, con quali contrattazioni? E con quali garanzie, vista la possibilità di duplicare all’infinito immagini e file elettronici? Il gran mercato appena iniziato potrebbe così allargarsi in un complesso rimpallo di ricatti e minacce incrociate. La sorte di questo (eventuale) materiale visivo incuriosisce anche il servizio di sicurezza interna, che per compiti d’istituto deve vegliare sulla sicurezza, appunto, degli uomini di Stato.

Il quadro diventa ancor più complicato se si considera che il dossier Ruby (e connesse ragazze dei festini) non è la sola partita che in questo momento si sta giocando. Ce ne sono altre, più immediatamente politiche, nell’Italia in cui, com’ebbe a dire Giuliano Ferrara, “per far politica bisogna essere ricattabili”. La più grave è quella dei rapporti con la mafia. Ribaltando la frittata, Berlusconi ha dichiarato che lo scandalo Ruby potrebbe essere il risultato della “vendetta della malavita”. Ma la “malavita” è quella che incautamente Berlusconi si porta in casa, viste le frequentazioni di alcune escort o di qualche “impresario”. A un livello superiore, pesano altre minacce, altri più temibili ricatti. Che senso hanno, per esempio, i silenzi di uno dei fratelli Graviano, i boss di Cosa nostra protagonisti delle stragi del 1992-93 e della trattativa con lo Stato? Se trattativa ci fu, e se qualcuno a cavallo del 1994 fece delle promesse (non ancora mantenute) ai boss, oggi potrebbe essere arrivato il momento della resa dei conti. Così Berlusconi, indebolito a Milano, potrebbe essere affondato a Palermo.

Gianni Barbacetto per Il Fatto Quotidiano