
Ruby
Il grande mercato sotterraneo si è già avviato. Ci sono in giro 500-600 foto che hanno a che fare con Silvio Berlusconi e le sue ragazze, dice il tam-tam che rimbalza dalle redazioni dei giornali di gossip agli ambienti della politica. Il catalogo della Repubblica del bunga-bunga. “Ma meglio stare attenti: credo che girino molti falsi e alcuni trappoloni”, mette in guardia un operatore del settore fotogiornalistico. Forse i numeri non sono così alti, ma nelle memorie elettroniche di decine di telefoni cellulari e computer potrebbero riposare decine e decine di immagini delle feste celebrate nelle residenze del presidente del Consiglio.
Quante sono le ragazze, veline o prostitute professionali, che negli ultimi anni sono entrate nella villa di Arcore, alla Certosa in Sardegna, a Palazzo Grazioli a Roma, nel castello di Tor Crescenza? Tra di loro c’è chi ora siede in qualche consiglio comunale o regionale, alla Camera o al Parlamento europeo. Altre continuano a fare le attrici tv, le subrettine di seconda fila, le modelle. Molte continuano a praticare l’antico mestiere che oggi viene nobilitato con l’uso un po’ ipocrita della parola inglese escort. Ebbene: quante di queste ragazze hanno scattato qualche foto con il telefonino, o girato un video? Un souvenir innocente di una serata indimenticabile. Oppure una prova da tenere a futura memoria, magari sperando di ricavarci qualcosa di più dei 5 mila euro che alcune, tra cui la stessa Ruby, raccontano d’avere intascato a fine serata. Monica Lewinsky conservò un vestito che poi le risultò utile nella contesa con il presidente Bill Clinton.
Non è difficile immaginare che molte delle ragazze di Silvio abbiano almeno scattato qualche prova fotografica del loro accesso alla corte del satrapo anziano. La mancanza di controlli agli ingressi delle residenze del presidente del Consiglio è stato discusso perfino dal Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza. Che le foto-ricordo siano già state scattate in passato è nella memoria visiva di tutti coloro che ricordano le immagini di Barbara Montereale e Lucia Rossini nei bagni di Palazzo Grazioli, la notte in cui erano in compagnia di Patrizia D’Addario. Quest’ultima realizzò e poi consegnò ai magistrati, anche le registrazioni audio della serata. Ora il catalogo si è ampliato del capitolo Ruby. Con escort – come Michele Coincecao Santos Oliveira, la brasiliana che ospitava Ruby a casa sua – che dichiarano di avere in tasca addirittura il numero di cellulare di Silvio Berlusconi, da usare in caso di “emergenza”. È evidente che in questa situazione il rischio che si tentino ricatti è piuttosto alto. È quanto temono alcuni dei parlamentari del Copasir, il comitato di controllo sui servizi, che vorrebbero sentire che cosa ne dice il premier.
Scatti e ricatti: questo è il capitolo che si è aperto nella vicenda italiana. Con molti operatori già al lavoro. Non c’è da stupirsi, se si pensa che già Vallettopoli è stata una grande stagione di foto scattate e di agenzie impegnate a vendere le immagini compromettenti: per lo più agli stessi personaggi fotografati , che avevano tutto l’interesse a toglierle dalla circolazione. Per questi giochetti, Fabrizio Corona è già stato condannato in primo grado per estorsione. Arma di ricatto anche i video di Piero Marrazzo . E ora? Quello strano mondo fatto di fotografi, agenti, intermediari, venditori, che gira le redazioni dei giornali ma anche gli studi di importanti avvocati, da qualche giorno è in fibrillazione. Le foto della festa di compleanno di Ruby sono state offerte ai giornali a prezzi superiori ai 100 mila euro. Fuori mercato. Ma immaginate allora i prezzi di (eventuali?) immagini ben più golose, con le cene in villa, le feste in piscina, i canti e le danze della “papi girls”. Silvio Berlusconi, quando era ancora soltanto un imprenditore televisivo, fece fare da una sua collaboratrice il giro dei giornali italiani per “ritirare ” le foto che non riteneva adatte a pubblicizzare la sua immagine.
Oggi sta succedendo qualcosa di simile? C’è qualcuno che si sta muovendo per “bonificare” il mercato, facendo sparire le foto-souvenir del bunga-bunga? A quali prezzi, con quali contrattazioni? E con quali garanzie, vista la possibilità di duplicare all’infinito immagini e file elettronici? Il gran mercato appena iniziato potrebbe così allargarsi in un complesso rimpallo di ricatti e minacce incrociate. La sorte di questo (eventuale) materiale visivo incuriosisce anche il servizio di sicurezza interna, che per compiti d’istituto deve vegliare sulla sicurezza, appunto, degli uomini di Stato.
Il quadro diventa ancor più complicato se si considera che il dossier Ruby (e connesse ragazze dei festini) non è la sola partita che in questo momento si sta giocando. Ce ne sono altre, più immediatamente politiche, nell’Italia in cui, com’ebbe a dire Giuliano Ferrara, “per far politica bisogna essere ricattabili”. La più grave è quella dei rapporti con la mafia. Ribaltando la frittata, Berlusconi ha dichiarato che lo scandalo Ruby potrebbe essere il risultato della “vendetta della malavita”. Ma la “malavita” è quella che incautamente Berlusconi si porta in casa, viste le frequentazioni di alcune escort o di qualche “impresario”. A un livello superiore, pesano altre minacce, altri più temibili ricatti. Che senso hanno, per esempio, i silenzi di uno dei fratelli Graviano, i boss di Cosa nostra protagonisti delle stragi del 1992-93 e della trattativa con lo Stato? Se trattativa ci fu, e se qualcuno a cavallo del 1994 fece delle promesse (non ancora mantenute) ai boss, oggi potrebbe essere arrivato il momento della resa dei conti. Così Berlusconi, indebolito a Milano, potrebbe essere affondato a Palermo.
Gianni Barbacetto per Il Fatto Quotidiano