FINI STRAPAZZA VESPA: “SPERAVO LEI FOSSE UN GIORNALISTA PIÙ CORRETTO…” E POI: “DIMETTERMI? QUANTI SI DIMETTONO DA INDAGATI?”

FINI: È noto che lei sia informato su tutto quello che fa Berlusconi
VESPA: Non ho alcuna informazione, sono cose che leggo sui giornali così come leggo che le intercettazioni in altri Paesi non sono consentite come qui da noi
FINI: Lei dovrebbe chiedere al presidente Berlusconi, che frequenta, per quale motivo ha detto no alla proposta Bongiorno che andava proprio in questa direzione

VESPA: Avete preclusioni ad allearvi con buoni candidati di destra? (il riferimento è alle prossime elezioni amministrative, nda)
FINI: Lei offende la mia intelligenza…
VESPA: Mi fa piacere
FINI: Speravo fosse un giornalista più corretto…

Al termine della registrazione Bruno VESPA ha detto: “Gianfranco Fini ce l’ha con Porta a porta da quando, nell’autunno scorso, abbiamo trasmesso un servizio sulla casa a Montecarlo della nostra esperta di teste coronate che aveva incontrato in una cena il vicino di casa di Tulliani il quale l’aveva invitata a vedere la propria casa». «In quella stessa cena – ha proseguito il giornalista – c’erano molte altre persone che avevano detto delle cose impegnative sulla vicenda di Montecarlo che però noi non abbiamo riportato. Tra questi, c’era uno che ha detto di avere visto una persona che assomigliava alla Tulliani. L’ho raccontato al portavoce di Fini, gli ho chiesto se volevano un avvocato, lui ha risposto di no. Consolo ha fatto una garbata smentita e noi l’abbiamo trasmessa. Da lì, il gelo“.

Servizio di Porta a Porta sulla casa di Montecarlo

 

FINI: “GLI AMICI SE NE VANNO”

senza parole

Chi ha raccolto le sue confidenze in serata giura che per Gianfranco Fini è il «tradimento più doloroso». Perché ad abbandonare la casa del padre (e Futuro e libertà), stavolta, è (o meglio, era) «un amico vero»: Andrea Ronchi.

Succede tutto a Montecitorio, proprio mentre gli occhi degli osservatori sono in realtà puntati sulla riunione dei senatori futuristi in corso a Palazzo Madama. È alla Camera, mentre i guardiani della rivoluzione finiana fanno la spola tra l’Aula e le stanze della terza carica dello Stato, che si materializza la più clamorosa delle “defezioni”. Andrea Ronchi, l’uomo che per Fini aveva lasciato la poltrona di ministero delle Politiche Comunitarie, ha ormai la valigia in mano.

Il diretto interessato ha provato a smorzare la portata delle indiscrezioni. Alle quali risponde precisando «di non aver comunicato con nessuno» e di «essere in silenzio da dieci giorni». Ma ormai il dado è tratto. Proprio mentre Italo Bocchino sta tentando faticosamente di ricomporre la frattura con Adolfo Urso e col coordinatore del partito in Sicilia Pippo Scalia, la notizia raggiunge l’appartamento dell’inquilino di Montecitorio. Che reagisce a metà tra il furibondo e il rassegnato.

ANDREA RONCHI GIANFRANCO FINI

Tra i fedelissimi del presidente della Camera, la voce dell’ormai certo addio di Ronchi scatena una ridda di veleni e sospetti. «Gianfranco, Berlusconi gli ha promesso di riportarlo al governo», gli sussurra uno dei “falchi”. Un altro arriva a scommettere che «vedrai, alla fine Andrea tornerà nella poltrona che aveva lasciato». A quel ministero delle Politiche comunitarie rimasto senza titolare da quando Ronchi si dimise – seguendo gli ordini di scuderia – subito dopo la convention futurista di Bastia Umbra.

Strano ma vero, l’addio quasi certo dell’«amico Andrea» rovina a Fini la giornata che poteva regalargli un mezzo sorriso. Nel senso che l’ennesima e annunciata ecatombe di senatori s’è rivelata meno dolorosa di quanto lo stesso Gianfranco si aspettasse. La riunione fiume di ieri a Palazzo Madama, che doveva sancire la “morte politica” del gruppo futurista (i bookmakers scommettevano su almeno sei defezioni), s’è chiusa con un risultato diverso. Nel senso che il tandem scissionista dell’(ormai ex) capogruppo Pasquale Viespoli e di Maurizio Saia non è riuscito a trascinare fuori dai confini futuristi il resto della ciurma.

Fli perde il gruppo. Ma l’opera di mediazione di Mario Baldassarri consente a Fini di tenere con sé anche Contini, De Angelis, Digilio. Oltre agli iperfiniani Giuseppe Valditara e Maria Ida Germontani.

«Abbiamo preso atto del venir meno sul piano politico del gruppo Fli al Senato e abbiamo altresì preso atto di posizioni divergenti rispetto alle prospettive politiche», mette a verbale Viespoli, che insieme a Saia acquista – dopo Pontone e Menardi – il biglietto di ritorno nella maggioranza.

I sei finiani rimasti, invece, preparano il passaggio in un gruppo con Udc e Api. Un gruppo del Terzo Polo, insomma. Al quale potrebbe aggregarsi presto, se l’opera di convincimento di Fini andasse in porto, anche l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu. Che, nel caso, acquisirebbe i galloni di capogruppo.

Ma al di là del risultato finale, la storia del summit dei finiani al Senato è quella di un incontro teso, quasi drammatico. Che ha in Baldassarri quello che gli anglossassoni definirebbero il man of the match. La svolta avviene quando l’economista – che lunedì aveva avuto un lungo colloquio alla Camera con Fini – decide di sottoporre all’attenzione dei colleghi un documento nel quale, da posizioni di dissenso, invitava gli altri senatori a rimanere dentro Fli. Man mano che le firme in calce al testo crescono, cresce il nervosismo di Viespoli e Saia. Che abbandonano la sala, per poi annunciare l’addio.

Morale della favola? Pontone sembra diretto al gruppo del Pdl, Menardi potrebbe approdare ai Responsabili di Palazzo Madama, Saia è combattuto tra le due opzioni mentre Viespoli potrebbe dar vita a una succursale di Forza Sud. Nella diaspora dei finiani, gli altri sei senatori rimangono. «A patto che non ci sia alcuna svolta a sinistra». L’emorragia continua. Ma, almeno ieri, è stata tamponata. Anche se la ferita al cuore finiano che potrebbe arrivare con l’addio di Ronchi rimarrà. E sarà difficile da rimarginare.

Tommaso Labate per Il Riformista

Per la Procura di Roma le carte di Santa Lucia sulla casa di Montecarlo non servono a nulla! Temo che B. non nominerà più Franco Frattini Ministro della Giustizia per meriti sul “campo”…

Si era impegnato in prima persona Franco Frattini. Dovrebbe fare il Ministro degli Esteri, seguire gli sviluppi della profonda crisi che sta investendo alcuni paesi del Mediterraneo e invece si è occupa di Santa Lucia, intrecciando corpose corrispondenze con lo staterello caraibico per andare infine a riferire alle Camere.

Si era impegnato Valter Lavitola, accusato da Italo Bocchino di essere un pataccaro, ma indefesso ricercatore di proprietari monegaschi in giro per il mondo.

Ma ora doccia fredda, anzi freddissima. Per la Procura di Roma le carte di Santa Lucia sulla casa di Montecarlo non servono a  nulla. Ovvero trattasi di “fuffa”, OVVERO DI DOCUMENTI CHE NON HANNO ALCUN VALORE PROBATORIO. Tutta la mobilitazione pro-Berlusconi e anti-Fini si è inceppata. E tanti saluti!

by COLAS

ECCO LA TRADUZIONE DELLA LETTERA DEL PRIMO MINISTRO DI SAINT LUCIA A FRANCO FRATTINI

Lettera Primo Ministro Santa Lucia a Franco Frattini

Strettamente privata e confidenziale

10 Dicembre 2010

Sig. Franco Frattini
Ministro Affari Esteri,
Piazzale della Farnesina.

Caro ministro Frattini,

facendo seguito alla sua richiesta riguardante Ia questione delle indagini relative alle compagnie Printemps ltd, Tima ra ltd, e Jaman Diretctors ltd.

Abbiamo accluso una copia del memorandum ufficiale rilasciato dal procuratore generale ed a me indirizzato 1 che e stato pubblicato su diversi giornali internazionali e che ha concluso che il sig. Giancarlo Tulliani era l’utilizzatore beneficiario di dette compagnie.

II contenuto della stesso memorandum e stato rilasciato sui presupposto di essere privata e confidenziale ed e stato rilasciato esclusivamente per usa interno ed informazione. La citata lettera non avrebbe dovuto essere resa pubblica.

Le nostre indagini e il nostro interesse dovuto ai lanci di stampa internazionale riguardavano determinate compagnie registrate sotto Ia giurisdizione di Santa Lucia ed era di interesse peri giornalisti italiani che ne facevano ricerche investigative.

II nostro primario interesse era di assicurare che le predette compagnie ed i predetti agenti fossero in regola con le leggi esistenti e le regale disciplinanti Ia materia de lle compagnie off-shore a Santa Lucia. E’ stata sempre nostra intenzione che l’unico scopo delle indagini fosse di accertare che le compagnie ed i loro rispettivi agenti fossero in regola con le nostre leggi e che si proteggesse Ia reputazione della nostra giurisdizione in materia di società off-shore.

Una volta che questa fosse stato accertato veniva meno Ia nostra intenzione di occuparci ulteriormente delle problematica.

Le indagini e tutte le informazioni ottenute erano autentiche. Gli attua li agenti e i fruitori beneficiari delle Compagnie esistevano in conformità con le nostre leggi ed i regolamenti; di conseguenza il Governo di Santa Lucia ha ufficialmente chiuso le indagini riguardanti le società Printemps ltd, Timara Ltd, e Jaman Directors.ltd e quindi non c’e più alcun ulteriore interesse da parte della nostra giurisdizione su tale materia .

Noi vi ringraziamo per la Vostra collaborazione in tale materia e non esitate a contattarci se possiamo ulteriormente fornirVi assistenza.

Vostro rispettoso

Stephensson King Primo Ministro

da “ilFattoQuotidiano.it

 

LA CASA DI MONTECARLO È DI GIANCARLO TULLIANI! LO SOSTIENE FRANCO FRATTINI IN PARLAMENTO SVENTOLANDO DOCUMENTI PROVENIENTI DA SANTA LUCIA! B. DOVREBBE NOMINARLO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA…

Franco Frattini

L’umore non è dei migliori se, giura un fedelissimo di Gianfranco Fini, martedì pomeriggio il presidente della Camera non tratteneva l’irritazione nei confronti del «cognato». «Stasera facciamo i conti», è la parafrasi di molto edulcorata con cui il leader del Fli si è congedato da Montecitorio dopo che l’affaire Montecarlo è tornato alla ribalta. Ed è stato di parola se poco dopo le nove di sera pare che il redde rationem sia davvero andato in scena. Teatro del coloritissimo «chiarimento», proprio l’abitazione del presidente della Camera in quel di Valcannuta. Con urla e strepiti che hanno allietato per una ventina di minuti buoni tutto il vicinato. Tra le quattro mura, Fini, la compagna Elisabetta Tulliani e il «cognato» Giancarlo. Che dopo il diverbio si è allontanato dalla casa – non è dato sapere se sulla ormai celebre Ferrari – piuttosto scosso. Questo raccontano i vicini, certi che il motivo del contendere, con reciproche recriminazioni e parole grosse, fosse proprio la casa di Montecarlo. Un episodio di cui ieri si è pure vociato in Transatlantico visto che dello scontro familiare parla apertamente il deputato del Pdl Lucio Barani che ne avrebbe avuto conferma da un collega del Fli. «Un diverbio che sarebbe stato molto acceso – racconta – a conferma di un certo nervosismo. D’altra parte, se le carte di Saint Lucia metteranno fine a questa farsa Fini dovrà finalmente dimettersi. Purtroppo non senza aver prima portato le istituzioni al ridicolo…».

E che serpeggi una certa agitazione nelle file del Fli lo certifica la rissa quasi sfiorata ieri alla Camera tra Granata e Lo Presti e alcuni leghisti. Per non dire delle accuse lanciate dal Terzo Polo, che in una nota congiunta dei capigruppo al Senato di Fli, Udc, Api e Mpa, ieri hanno attaccato Renato Schifani per l’«immediata calendarizzazione» dell’interrogazione sulle carte di Saint Lucia presentata dal senatore del Pdl Luigi Compagna, ritenuto un segno «del ruolo politico del presidente del Senato, funzionale alle esigenze di maggioranza e governo» e dunque «un’indecenza istituzionale». La replica arriva da Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliarello, che ricordano «agli amici del Terzo Polo» come la procedura per la calendarizzazione dell’atto ispettivo «non coinvolge né i capigruppo né in alcun modo la presidenza del Senato». Insomma, la tensione sale in attesa che il ministro degli Esteri Franco Frattini, stamattina alle 10, arrivi a Palazzo Madama per rispondere all’interrogazione di Compagna, che chiede «di sapere se e quali atti il presidente del consiglio dei ministri e il ministro in indirizzo abbiano compiuto al fine di verificare la veridicità degli elementi riportati dalla stampa» sull’affaire monegasco, e «se tali elementi siano sufficienti a chiarire definitivamente e in modo rispondente alla verità dei fatti l’intera vicenda». Il tutto mentre le carte di Saint Lucia sono arrivate, ieri, al procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara, che ha immediatamente girato il documento, scritto in inglese, ai traduttori.

L’esito dell’inchiesta interna, avviata a settembre scorso dalle autorità di Saint Lucia, è riassunto in un documento di poche pagine, che ricostruiscono le acrobazie societarie compiute da chi si celava dietro alle off-shore Printemps e Timara per acquistare la casa svenduta da An nel 2008 senza «dare nell’occhio». Il nome individuato dagli ispettori dell’isola caraibica è, dunque, quello del reale proprietario della casa, che An ereditò nel ’99 per la «buona battaglia» e che è invece uscita dal suo patrimonio (per una frazione del suo reale valore) solo per ospitare un «inquilino» eccellente, ossia il «cognato» di Fini Giancarlo Tulliani. Che, come il leader di Fli, continua a negare che la casa sia sua. Fino a oggi.


GIANCARLO TULLIANI: NON E’ VERO CHE HO LITIGATO CON FINI! COMPLETAMENTE ESTRANEO ALLA VICENDA DELL’ACQUISTO A MONTECARLO…
(ANSA) –
” E’ falsa e destituita di ogni fondamento la notizia riportata in data odierna da alcuni organi di stampa e relativa alla presunta lite tra il Signor Gian Carlo Tulliani ed il Presidente della Camera Onorevole Gianfranco Fini in merito alla nota vicenda dell’appartamento monegasco.”. E’ quanto precisano, con una nota, gli avvocati di Gian Carlo Tulliani, Carlo e Adriano Izzo. ”Il Sig. Gian Carlo Tulliani, che peraltro trovasi da tempo all’estero, si riserva di adire le competenti autorita’ civili e penali per far sanzionare l’ennesimo tentativo di coinvolgere la sua persona in una vicenda rispetto alla quale e’ completamente estraneo”, affermano gli avvocati di Tulliani.

Casa di Montecarlo. Da Santa Lucia è giunto per via diplomatica alla Farnesina un “pacco”. Dentro ci sarebbe una sorpresa amara per Gianfranco Fini: la prova che il proprietario della casa di rue Princess Charlotte è Giancarlo Tulliani…

Casa a Montecarlo

Il governo di Santa Lucia ha fatto un bel “pacco” e l’ha inviato in Italia. Sembra che il regista nemmeno tanto occulto della spedizione sia Walter Lavitola, il direttore de L’Avanti vicino a Silvio Berlusconi. Tra le sue tante attività all’estero c’è l’organizzazione di una festa con un gruppo di ballerine durante il soggiorno brasiliano del premier.

Nel “pacco” ci sarebbero documenti inediti che dimostrerebbero, “al di là di ogni ragionevole dubbio“ che l’appartamento di rue Princess Charlotte a Montecarlo è di Giancarlo Tulliani, il cognato del presidente della Camera Gianfranco Fini. Le carte, arrivate per via diplomatica alla Farnesina, attesterebbero che la Timara e la Printemps, le due società off shore titolari della casa nel Principato dopo averla acquistata da Alleanza Nazionale, siano in realtà di proprietà di Tulliani.
Come è noto la circostanza è stata sempre negata da Fini e dal suo entourage tanto che il 25 settembre scorso. Anzi in un videomessaggio trasmesso da Youtube, lo stesso presidente ha affermato: «Se questo sarà accertato, mi dimetto».

Un vero tormentone durato tutta l’estate del 2010 ed anche oltre. Per chi si è perso qualche puntata ecco il riassunto degli episodi precedenti. “L’appartamento, lasciato in eredità da Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale, viene venduto nel luglio 2008 su decisione di Gianfranco Fini, ad un terzo del suo reale valore: 300 mila euro anziché 900 mila. Ex esponenti del partito, tra i quali c’è Francesco Storace, presentano una denuncia, sospettando che l’acquirente reale sia Giancarlo Tulliani, fratello dell’attuale compagna del Presidente della Camera. La procura di Roma, investita del caso,  ha chiesto l’archiviazione del procedimento per truffa avviato dopo la denuncia. Nelle motivazioni si legge che se pure c’è stato un danno economico, perché all’epoca della vendita l’appartamento valeva 819 mila euro, dunque il triplo dei 300 mila euro versati dall’acquirente, la società off shore Printemps, nessuno avrebbe “truffato” e dunque gli eventuali risarcimenti dovranno essere stabiliti in sede civile. La Procura non è entrata nel merito degli assetti proprietari pur sottolineando un elemento tutt’altro che secondario: in calce alla registrazione del contratto di affitto c’è la stessa firma – quella di Tulliani appunto – apposta nella casella riservata al proprietario. Ovvero proprietario e ‘affittuario sarebbero la stessa persona”.

Nel “pacco” giunto da Santa Lucia ci sarebbero documenti attestanti proprio questa coincidenza. Saranno utili per l’udienza del 2 febbraio dove si deciderà se l’inchiesta debba essere davvero archiviata, tenendo conto che non sono stati i magistrati a chiederli? Non si sa. Di certo saranno utili a ridare ossigeno ai detrattori di Gianfranco Fini

by COLAS