PISCICELLI NON RIDE PIU’! ORA PARLA…

De Vito Piscicelli

Una valigetta con banconote da centomila euro consegnata all’Hotel De Russie, in via del Babuino a Roma, da Francesco De Vito Piscicelli a Claudio Rinaldi, commissario straordinario dei Mondiali di nuoto del 2009, sarebbe la “mazzetta” pattuita per l’appalto di oltre 20 milioni di Valco San Paolo vinto in consorzio con altre imprese. Sempre secondo il costruttore “ridens” una analoga mazzetta sarebbe stata intascata da Paolo Zini, un funzionario che lavorava fianco a fianco con Angelo Balducci al dipartimento della Presidenza del Consiglio di via della Ferratella, dove si curavano i grandi eventi gestiti dalla Protezione civile. Infine l’architetto Pierpaolo Gandola, già responsabile sicurezza del cantiere, si sarebbe accontentato (si fa per dire!) di uno “stipendio” di 2 mila e 500 euro al mese per addolcire i controlli (stipendio pagato però solo per un mese).

Questo il contenuto di una parte delle dichiarazioni rilasciate ai magistrati da Piscicelli. Lo ha rivelato oggi Marco De Lillo su Il Fatto Quotidiano! L’imprenditore avrebbe deciso di vuotare il sacco, dopo due anni, anche a seguito dell’isolamento nel quale – sempre a suo dire – lo avrebbero lasciato gli “amici” di un tempo. Ovviamente le accuse, che al momento si basano unicamente sulla sua versione dei fatti, dovranno tutte essere verificate. Al momento c’è solo il suo racconto. Chi vivrà vedrà!

“ALLE FS VANNO ARRESTATI TUTTI”

Bisignani ha spiegato ai magistrati di aver conosciuto Alfonso Papa a casa di Filippo Troia, un ex democristiano, già coinvolto nell’inchiesta Mani Pulite e zio del direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Un salotto “importante” quello di Troia dove si incontrano personaggi influenti. Tra gli altri lo frequenta, sempre secondo Bisignani, “anche l’agente di cambio Giancarlo Rossi, molto legato a Cesare Previti e anche lui coinvolto da Mani Pulite”. Ma lo frequentava, soprattutto, Mauro Moretti, amministratore delegato delle Fs.

Bisignani: “Alfonso Papa l’ho conosciuto a casa di un amico comune, il dottor Troia, ex dirigente delle Partecipazioni statali, persona di fiducia dell’onorevole Donat Cattin. Quando fui perquisito dal Tribunale di Napoli insieme a Stefania Tucci (commercialista, ex moglie dell’ex ministro socialista Gianni De Michelis, ndr) e ad altri indagati, mi venne normale e logico parlare di quello che mi era successo con Papa, che era un magistrato a Napoli. L’onorevole Papa mi disse che mi poteva seguire. Tengo a precisare che con la signora Tucci ho avuto rapporti per un certo periodo“.
Lombardi (Gip): “Il suo rapporto personale con la Tucci era ormai esaurito?”.
Bisignani: “Assolutamente. Il Papa credo che avesse il desiderio di far carriera e vedeva in me sicuramente una persona che lo poteva aiutare”.
Lombardi (Gip): “In relazione alla vicenda Tucci che le disse?”
Bisignani: “Aveva l’atteggiamento del bastone e della carota. Un po’ diceva: non succederà niente, un po’ è successo. Quando poi il processo passò a Napoli con il pm Piscitelli, Papa mi disse che la Tucci,  poteva essere arrestata. Ma era sempre molto vago”.
Lombardi (Gip): “Di contro, in cambio il Papa…”.
Bisignani: “Aveva l’ambizione di entrare in Parlamento e mi chiese se, appunto, potevo dire a Verdini… calcoli che poi Verdini era in buoni rapporti con Pera, che era uno di quelli che conosceva Papa. Poi Castelli, Mastella con cui ha lavorato, Previti. Credo che anche Miller (Arcibaldo, ispettore capo di via Arenula, ndr) ne avesse parlato. Ed io, dicevo, ne parlai con Verdini».
Lombardi (Gip): “Ci spieghi meglio i suoi rapporti con Denis Verdini“.
Bisignani: “Il mio rapporto con Verdini nasce da molto tempo prima. Non mi ricordo se me lo presentò  Lino Iannuzzi o addirittura Giuliano Ferrara, perché lui era uno degli editori del Foglio. Di Papa ne parlai anche con Gianni Letta“.

Ad un certo punto, sempre secondo Bisi, nel salotto buono di Filippo Troia, appare un Mauro Moretti non ancora amministratore delegato di Fs. “Lui venne da me per essere aiutato a diventare ad delle Ferrovie. L’unica cosa che gli chiesi fu quella dei freni fenomenali dell’azienda di DeMartino“. In realtà l’inchiesta nasce proprio da questi freni di cui Moretti non vuole sentir parlare. De Martino denuncia l’ufficio tecnico delle Fs per essere stato escluso dalla fornitura. Commenta Bisi:

Moretti mi scarica tanto perché sa bene che io gli avevo chiesto tante volte di far lavorare questa società la Italian Brakes di Giuseppe De Martino nella quale ho una quota di minoranza, all’avanguardia nella produzione dei freni per treni, e avevo capito benissimo che dietro questo suo rifiuto c’erano gli interessi delle altre società tedesche, a partire dalla Brint“.

Ecco il passaggio chiave. Moretti non acquista i freni della Italian Brakes, scatta una denuncia di De Martino e segue l’inchiesta che ha portato Bisignani agli arresti domiciliari e Moretti indagato.

Lombardi (Gip): ”Perché secondo lei non la faceva lavorare? Moretti aveva forse collegamenti con queste società tedesche che lavoravano al posto della Ital Brakes?”.
Bisignani: “Secondo voi, perché non si fa lavorare una società italiana che ha 50, 60 persone e fa freni fenomenali, dopo tutto quello che è successo a Vaireggio, dove sono morte delle persone? Perché, secondo voi, i freni della “Breda” o di altre multinazionali costano tre volte tanto? Per me, è gente che va arrestata tutta in Trenitalia”.

Naturalmente Moretti ha prontamente smentito sia i collegamenti suoi con Bisignani, sia le richieste di aiuto, sia eventuali relazioni preferenziali con aziende fornitrici di Fs.
Insomma, corruzione ad “alta velocità”, oppure una scelta tecnica osteggiata da chi era rimasto fuori? Attendiamo che l’inchiesta dia una risposta…

CARTA CANTA!

Davvero tanti i soldi consegnati da Diego Anemone ad Angelo Zampolini e all'autista tunisino Ben Fathi... e la sua brava segretaria ha registrato tutto, compresi i costi delle ricariche telefoniche al figlio di Angelo Balducci

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MAZZETTE SULL’ATOMO. IN UN CABLO SEGRETO SPEDITO A WASHINGTON, L’AMBASCIATORE AMERICANO RIVELA CHE ‘ALTI UFFICIALI’ DELL’ESECUTIVO DI BERLUSCONI AVREBBERO PRESO TANGENTI PER COMPRARE TECNOLOGIE E CENTRALI FRANCESI

La mappa del nucleare in Italia (da Il Fatto Quotidiano)

All’inizio è solo un timore, poi si trasforma in più di un sospetto: la rinascita del nucleare in Italia è condizionata dalle tangenti. Un’ipotesi circostanziata, messa nero su bianco in un rapporto del 2009 per il ministro dell’Energia di Obama, Steven Chu. Negli oltre quattro mila cablo dell’ambasciata americana di Roma la parola corruzione compare pochissime volte e in termini generici. Quando invece si parla delle nuove centrali da costruire, allora i documenti trasmessi a Washington diventano espliciti, tratteggiando uno scenario in cui sono le mazzette a decidere il destino energetico del Paese.
Nel momento in cui il devastante terremoto giapponese obbliga il mondo a fare i conti con i rischi degli impianti e lo spettro di una colossale contaminazione, i documenti ottenuti da WikiLeaks che “l’Espressopubblica in esclusiva permettono di ricostruire la guerra nucleare segreta che da sei anni viene combattuta in Italia.
Uno scontro di Stati prima ancora che di aziende, per mettere le mani su opere che valgono almeno 24 miliardi di euro e segneranno il futuro di generazioni. Francesi, russi e americani si danno battaglia su una scacchiera dove si confondono interessi industriali, politici e diplomatici: cercano contatti nel governo, nei ministeri, nei partiti e nelle aziende. Per riuscire a conquistare quello che appare il mercato più ricco d’Europa. E lo fanno – secondo i dossier statunitensi – senza esclusione di colpi.
Gli americani cominciano a muoversi nel 2005, quando con una certa sorpresa scoprono che l’energia nucleare sta risorgendo dalle ceneri del referendum del 1987. Per gli Usa si tratta di un’occasione unica: lo strumento per allontanare l’Italia dalla dipendenza nei confronti del gas russo, l’arma più potente nelle mani di Vladimir Putin. La questione diventa quindi “prioritaria” per l’ambasciata di Roma, che si muove verso due obiettivi: convincere i politici a concretizzare il programma atomico e far entrare nella partita i colossi americani del settore. Complici il prezzo sempre più alto degli idrocarburi, i rincari delle bollette e le promesse di sicurezza dei reattori più avanzati, gli italiani sembrano sempre meno ostili al nucleare. E il governo di Silvio Berlusconi non mostra dubbi su questa scelta. Più difficile – scrivono nel 2005 – convincere il centrosinistra che “si oppone largamente all’idea. Comunque, i nostri contatti sostengono che, anche se dovesse tornare al governo, il rinnovato impegno dell’Italia nei programmi nucleari non si fermerà” (continua a leggere).

di Stefania Maurizi per L’Espresso

LE MAPPE DEL POTERE: WOODCOCK INDAGA SUL RAPPORTO TRA LUIGI BISIGNANI E L’AMMINISTRATORE DELEGATO DELL’ENI PAOLO SCARONI

L’inchiesta sulla “P4″ continua a svelare i retroscena del potere. Siamo nel 2010 e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi convoca l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, a poche ore dal summit con il presidente russo Vladimir Putin.
Stiamo parlando, quindi, dell’incontro tra la massima autorità politica del Paese e il vertice della più grande azienda petrolifera italiana. Un incontro che, a sua volta, prelude il vertice con Putin dove – evidentemente – si discuterà di gas russo e si consolideranno accordi e progetti internazionali.
È questo il livello che bisogna tenere a mente quando si scopre – come emerge dall’inchiesta napoletana – che il “numero uno” dell’Eni, Paolo Scaroni, in una sorta di gioco d’anticipo sull’appuntamento con Berlusconi, decide di rivolgersi a Luigi Bisignani. Un incontro preliminare. Il sospetto degli investigatori è che l’uomo forte dell’Eni, prima di parlare con il presidente del Consiglio, abbia cercato un orientamento.
Su cosa, precisamente, ancora non è chiaro. Ma c’è un fatto: la cronaca del 2010, ad aprile, registra il vertice italo-russo di villa Gernetto, a Lesmo, in provincia di Monza. E al vertice partecipano, oltre Scaroni, Putin e Berlusconi, anche il ministro russo Serghej Shmatko e Alksej Borisovich, presidente della Gazprom spa e diversi ministri di entrambi gli Stati.
Quanto avranno pesato, se hanno pesato, le parole di Bisignani con Scaroni, nella politica energetica italiana e internazionale? Come mai – dopo la sua condanna , negli anni ’90 per la maxitangente Enimont, il nome di Bisignani continua a influire sul nostro colosso petrolifero? – di lì a poco, comunque, Gazprom ed Eni annunciano un progetto comune, il “South stream“, al quale parteciperà anche la francese “Edf“. “La collaborazione – dice Scaroni all’Ansa – è stata discussa anche con riferimento ai colloqui di lunedì, alla presenza di Putin e Berlusconi”.

Quello del South stream è il progetto di un gasdotto che dovrebbe attraversare Turchia e altri paesi tra Italia e Russia: nasce dalla collaborazione tra Gazprom ed Eni e si allarga a diversi partner di caratura mondiale. A ottobre entra in scena la tedesca “Wintheshall” e Putin chiede a Berlusconi la sua opinione in merito: “Un fatto eccezionale” è il commento del premier, mentre il commento di Scaroni, riportato dall’Ansa come “laconico” è un freddo “non mi stupirebbe”. A questo punto – visti gli altri episodi emersi dall’inchiesta – non stupiscono neanche gli incontri tra Scaroni e Bisignani.

Lo scenario sembra quello già incontrato in altri passaggi di quest’indagine: Bisignani appare ancora una volta il “consigliere”. Un consigliere parecchio influente sull’amministratore delegato dell’Eni, se Scaroni s’affretta a fissare un appuntamento, e a volerlo incontrare, prima di parlare con Berlusconi.

Un “consigliere” davvero molto potente se la sua parola è talmente utile, per Scaroni, da ritenerla necessaria, nell’orientarsi Berlusconi sulla futura visita di Putin. Non sappiamo quanta rilevanza penale abbia questo retroscena, inquadrato dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio, nell’inchiesta sulla “P4″, l’associazione segreta che avrebbe influenzato nomine istituzionali e gestito informazioni riservate.

Ma come una “wikileaks” italiana, sappiamo che l’indagine sta svelando un altro volto dei rapporti di potere in Italia, che vedono al centro Luigi Bisignani e ruotare, intorno a lui, personaggi pronti a chiedergli aiuto per situazioni nevralgiche negli equilibri del Paese.
È l’ombra di Bisignani che spunta, tra i vertici dell’Aise, l’ex Sismi, e l’ufficio di Massimo d’Alema, quando il direttore dei servizi segreti esterni, Adriano Santini, sta per essere nominato. È Bisignani che accompagna Santini da d’Alema, presidente del Copasir, il nostro comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. E’ Bisignani che “convoca” Santini nelle more della sua nomina.

È ancora Bisignani, come ha rivelato il Fatto Quotidiano pochi giorni fa, che fa giungere i propri consigli al direttore della Rai, Mauro Masi, sui provvedimenti disciplinari da adottare contro Michele San-toro, direttore di Annozero.
Ed è sempre a Bisignani che bisogna tornare, stando alle notizie che trapelano dalla sua “collaborazione”, per comprendere l’origine d’una nomina governativa: quella di Daniela Santanché, pasionaria del Pdl, dal marzo 2010 sottosegretario al ministero dell’Attuazione del programma.
C’era un veto dei finiani, ha spiegato ai pm, e ho soltanto contribuito a superarlo, visto che nelle precedenti elezioni s’era candidata con la Destra.
Ma il potente Luigi, sulla Santanché, dice anche altro, fa riferimento alle sue società di comunicazione e relazioni pubbliche, la “Visi-bilia” e la “Dani comunicazioni”, tanto che la procura ha inviato – a Eni ed Enel – una lettera ufficiale per sapere se hanno mai avuto rapporti commerciali con le due aziende.
Un ultimo dato: Bisignani tre giorni fa è stato interrogato dai pm napoletani dopo aver annunciato di voler collaborare alle indagini per fornire la propria versione. Una versione che, però, inizia già a risultare contrastante con le dichiarazioni di altri testimoni, come il parlamentare di “Fli” Italo Bocchino, che non è indagato ma è stato sentito più volte dai pm. Nella serata di tre giorni fa, infatti, il tribunale di Napoli s’è trasformato nel set d’una scena degna d’un film: il faccia a faccia tra Bisignani e Bocchino proprio sul versante delle nomine.
Prima i pm interrogano Bisignani, per circa cinque ore, poi è il turno di Bocchino. Le versioni dei due, rispetto ad alcune domande, non collimano. Woodcock e Curcio decidono una mossa ulteriore. Bisignani, che aveva atteso nei corridoi, viene invitato nuovamente a sedersi per l’interrogatorio: di fronte a lui c’è Bocchino e i pm cercano di scoprire chi stia mentendo e perché.

di Antonio Massari per Il Fatto Quotidiano

“PRONTO CRICCA!” TUTTE LE TELEFONATE INTERCETTATE SUI CELLULARI DI BALDUCCI, ANEMONE & CO.

Finalmente sono state depositate le telefonate intercettate sui cellulari di Guido Bertolaso, Angelo Balducci e Diego Anemone. Le parole di ministri, presidenti di regione e persino del sottosegretario Gianni Letta sono rimaste impresse nelle trascrizioni del Ros dei Carabinieri, che ‘Il Fatto‘ pubblica. Solo così è possibile capire la radice del potere della Cricca che controllava gli appalti dei Grandi eventi. Emerge una rete di piccoli e grandi raccomandazioni e scambi inconfessabili. Solo così si comprende che personaggi come Angelo Balducci non sono piovuti dal cielo ma sono l’espressione naturale di questa classe dirigente.

Il 4 febbraio 2009 Giancarlo Galan, governatore del Veneto, chiama Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, per “offrirgli” un posto da commissario per la costruzione del Palacinema di Venezia, in quanto serve una persona “con forti agganci romani, anche economici”, dice Galan. Poi verrà nominato commissario un nome gradito a Sandro Bondi: Vincenzo Spaziante. In passato i quotidiani e lo stesso Berlusconi avevano imputato a Francesco Rutelli la sponsorizzazione di Balducci. Ora si scopre chi tifava per lui.

Galan: Senti, volevo chiederti, così a bruciapelo, noi stiamo cercando il commissario per la costruzione per il nuovo Palacinema del Lido di Venezia. La persona più indicata al mondo ci sembreresti tu.
Balducci: Oddio.
Galan: A noi farebbe molto piacere.
Balducci: Sarei molto contento. Poi se c’è… tu sei il presidente e sei d’accordo, figurati, sono…

Galan: L’ho inventata io, diciamo sta roba qua. Perchè si diceva con Bondi: “trovate un commissario lì nel…”, però io ho pensato che la cosa migliore sarebbe che il commissario fosse uno con forti agganci romani… (ride), anche economici e delle stanze del… che comandano… e secondo ci fosse qui il responsabile del progetto. Però che il numero uno fosse uno con il tuo profilo… questo ritenevo la cosa…
Balducci: Ti ringrazio molto.
Galan: Se a te piace l’idea io la mando avanti.

Balducci: Io ti ringrazio e… senti presidente, l’unica cosa, magari se fosse possibile un accenno a Matteoli per un fatto ovviamente di… essendo io…
Galan: Giusto, mi sembra, mi sembra corretto, mi sembra corretto.
Balducci: Se tu mi autorizzi io posso dire anch’io che c’è questa idea, però…
Galan: Non lo so, forse… cosa… forse è meglio che glielo dico prima io. Gli chiedo quasi il permesso.
Balducci: Se non è un problema.
Galan: gli chiedo il permesso e dopo ti avviso che l’ho fatto (…). Invece di fargli la telefonata, di rompere le balle mercoledì, giovedì, io lo vedo domenica per l’inaugurazione del Passante e li lo facciamo.
Balducci: perfetto va bene.


Il 13 maggio 2008 Balducci chiama don Vincenzo Paglia. Perché Paglia vuole incontrare Claudio Scajola, ministro dell’Industria, per discutere di una lettera della Thyssen che darà in copia a Gianni Letta. Una vera opera di lobbying del vescovo di Terni in favore dell’azienda che controlla anche l’acciaieria della sua città (nello stabilimento di Torino morirono sette operai la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007).

Chissà cosa c’era scritto nella lettera. Comunque un anno dopo, nel novembre 2008 il ministro Scajola su Repubblica prende puntualmente le difese dell’azienda: “Difficile credere alla volontarietà”: “Sinceramente, con tutto il rispetto per il procuratore e per il gup torinesi, e non conoscendo le carte processuali, mi riesce difficile immaginare che l’amministratore delegato della Thyssen abbia voluto provocare la morte dei suoi dipendenti”.


Il 13 luglio 2008 il capo della protezione civile Guido Bertolaso telefona a Balducci, per dirgli che il Consiglio dei ministri tratterà una cosa che gli sta molto a cuore.

Bertolaso: Domani al Consiglio dei ministri ne parla con Matteoli.
Balducci: grazie.
Bertolaso: vediamo un po’ se… gli ho anche dato una chiave di volta per sbloccarlo… visto che quello vuole una cosa io ho detto: “noi la facciamo se si fa quest’altra”… tanto per usare termini che forse a loro sono più chiari.
Balducci: grazie.

Il 5 maggio 2009 l’ex ministro Pietro Lunardi telefona all’imprenditore Guido Anemone. Le loro parole rivelano una grande confidenza tra l’ex ministro delle infrastrutture e il fulcro, secondo i pm, degli intrighi della Cricca.

Anemone: Mi hai fatto conoscere una gran brava persona.
Lunardi: Ah! quel ragazzo lì?
Anemone: Bravissimo.
Lunardi: È un fenomeno… io gli ho fatto fare tutte le gallerie della Bologna-Firenze.
Anemone: Grande. Poi ti volevo dire che magari che nei prossimi giorni… mo sono giorni un po’ caldi… quando non sono impicciato ti vengo a trovare. Poi stamattina ho visto quell’altro signore. Che pure lui dice: “Aspettiamo qualche giorno”, perché sta un po’ preso.

Il 21 maggio 2008 il ministro del turismo, Maria Vittoria Brambilla, chiama Balducci, per chiedergli se è vero che Bertolaso ha chiesto la delega per i grandi eventi. I due sembrano alleati. Balducci dice che visto che dovrà parlare con Gianni Letta “tra una decina di minuti” sempre per il 2011 (150° dell’Unità d’Italia) chiederà anche questa cosa. La Brambilla mostra insoddisfazione per una possibile delega a Bertolaso: “Non sarà una bella cosa”, anche alla luce dei discorsi fatti (tra lei e lo stesso Balducci).

La Brambilla dice che ha saputo che Bertolaso ha messo questa delega come “conditio sine qua non per accettare la nomina a sottosegretario”. La Brambilla ribadisce che questa situazione “scombina tutti i piani fatti”. Per Balducci la delega deve rimanere al premier Berlusconi “o al limite va a te (Brambilla) ndr)”. Lei risponde di essere d’accordo e riferisce che “Bertolaso sta tornando alla carica con altri mezzi”.

Il 30 luglio 2008 l’architetto Angelo Zampolini chiama Balducci. Tema della discussione: una casa per l’ex senatore Francesco Covello (ex Dc, poi Pd). Si tratta di due case, una in via Paolina (a due passi da Santa Maria Maggiore) e un’altra a sud, che vorrebbe acquistare per la figlia: “Mi è sembrato abbastanza contento”, dice Zampolini.

Balducci chiede se può preparare una piantina con l’ipotesi di sistemazione con l’ipotesi di spesa, in modo che il senatore “preferirebbe farsi le cose a carico suo”, per poi consegnare il tutto a monsignor Ermes Viale, responsabile amministrativo di Propaganda Fide (l’ente che gestisce il patrimonio immobiliare vaticano). Balducci aggiunge che dovrà dire “tutto questo al senatore anche perché Viale questa mattina gli ha chiesto questi documenti”. Balducci chiede se “viene una cosa semplice?”.
Zampolini risponde di sì, in ogni caso la semplificheranno, in sostanza lui ha messo “solo un bagno in più, non ho fatto grandi cose”.

Il 31 marzo 2009 Covello chiama Anemone. Covello è vicepresidente di quell’Istituto per il Credito Sportivo che ha erogato un mutuo di 18 milioni di euro per la ristrutturazione del centro sportivo dell’imprenditore (poi non effettuato), ottenendo tra l’altro in cambio da Anemone – secondo i pm – la fornitura di mobili.
Anemone: Comandi.

Covello: Habemus papam. Abbiamo finito mo… ma credimi… una lotta.
Anemone: sei un grande, sei un grande, sei un grande.
Covello: Comunque il presidente e il direttore sono stati bravissimi. Senti io ho dovuto fare una battaglia proprio, con una cosa che non ti dico. Mò domani mattina, vogliamo andare a salutare lei io e te?
Anemone: Solo una cortesia ti volevo chiedere, se si poteva fare alle 11 perché c’ho una cosa improrogabile in Protezione civile alle 10.

Il 29 settembre 2008 L’avvocato Ettore Figliolia, consulente della Protezione civile, dice a Balducci che “alla Maddalena è pieno di extracomunitari” e che “c’è personale delinquente che lavora nei cantieri”.
Figliolia: Angelo ascoltami, qua è successo un po’ di casino: abbiamo delle informazioni pesanti sui cantieri, nel senso che ci sarebbero state anche delle operazioni di polizia giudiziaria che tu sappia… pronto!?
Balducci: sì, sì

Figliolia: Io domani parto per Napoli. Guido partirà in tarda mattinata. O tu domani mattina vai da Guido e parlate oppure vieni giù a Napoli e vediamo cosa fare. Perché la situazione è pesantissima, in quanto sembra che ci sia personale delinquente, personale che lavora nei cantieri… che non sia personale qualificato per siti di questo interesse, mi segui?

Figliolia: I subappaltatori potrebbero essere dei mariuoli, hai capito? Quindi c’è da fare una verifica forte e occorre avere subito i nominativi di tutte le imprese di cui si avvalgono le imprese aggiudicatarie.
Balducci: Senti Ettore… ti posso passare Della Giovampaola (funzionario delegato per i lavori alla Maddalena, ndr) per un secondo?

Della Giovampaola: pronto?
Figliolia: però me lo potevate anche dire che c’erano questi accertamenti in cantiere. Adesso la situazione è grave perché questi accertamenti hanno dato purtroppo esito positivo. Adesso come recuperiamo? Bisogna che i contratti di aggiudicazione prevedono forme di valutazione, cioé è inutile che io faccio la segretezza per le imprese e poi le imprese danno il subappalto a chi vogliono loro: non so se ho reso l’idea?
Della Giovampaola: No, non si tratta di subappalto, questo si tratta di personale regolarmemente assunto.
Figliolia: Come regolarmente assunto? Come fa… è regolarmente assunto se sono stati gli arresti?!

Della Giovampaola: C’hanno i permessi di soggiorno falsificati.
Figliolia: Ma scherziamo?! Non è questo: fai il controllo, questi sono siti non è che deve andare.

Della Giovampaola: Sono d’accordo con te.
Figliolia: Ma che scherziamo? Ma che scherziamo. Bisogna che domani raccogliamo tutti gli elementi identificativi di queste società di subappalto per fare i dovuti controlli: è roba da fare uno scandalo, lì ci deve andare il presidente degli Stati Uniti, non è che ci deve andare io.

Della Giovampaola: Comunque il discorso è che loro sono trattenuti momentaneamente perché siano in una situazione dove hanno falsificato i permessi dì soggiorno… e in ogni caso… e in ogni caso… le attività che si stanno facendo adesso… sono quelle attività che sono rientrate nel meccanismo delle imprese sarde del 20% e sono tutte attività.
Figliolia: Non è una buona ragione questa perdonami. Non è affatto una buona ragione: il problema della sicurezza dei siti dove devono andarci i vertici della Nazioni …ascolta, la questione va recuperata: qua si tratta ora di raddrizzare le zampe ai cani prima che ci spezzano le ginocchia.

Il 7 marzo 2009 telefonata tra Bertolaso e il sottosegretario Gianni Letta.
Letta: Scusami se ti disturbo ma mi chiama Antonio Tajani per dirmi che ha saputo che Dimas (commissario dell’Ue, ndr) apre una procedura di infrazione sulla Maddalena … mi ricordo male o tu eri amico di Dimas?
Bertolaso: Sì, ma lui non c’entra niente, se lo fanno, lì ne avevano aperta una per quello che riguarda gli aspetti ambientali e l’altro che per quello che riguardava la procedura di gara… la procedura di gara l’hanno poi chiusa in senso positivo nostro.
Letta: Gli vuoi fare una telefonata tu o debbo attivare l’Ambiente che evidentemente dice Tajani non ha saputo difenderti a dovere?

Bertolaso: Ambiente non ci difende mai e poi lì ci sono quei pochi Verdi ambientalisti in parlamento europeo che fanno la loro e poi in ambasciata purtroppo c’è ancora le gente che c’ha messo Pecoraro e che la Prestigiacomo ancora non è riuscita a togliere… quindi abbiamo una piccola massa critica negativa che lavora con i funzionari della commissione… Dimas poveretto, non ne sa assolutamente niente… anzi l’ho invitato pure all’inaugurazione di Acerra e spero che venga.

Il 14 novembre del 2008 Gianni Letta chiama Angelo Balducci per raccomandare il Consigliere di Stato Alessandro Botto per fare finanziare i lavori di una chiesa.
Letta: C’è da me un carissimo amico che è ìl consigliere Botto e mi viene a parlare di una cosa che sta nel mio cuore da 30 anni perché … San Maria in Epiro che è la chiesa in piazza Capranica che essendo vicinissima a piazza Colonna che è la sede della mia vita… trascorsa al Tempo… lui vorrebbe venire a parlare a far vedere un bellissimo progetto e lei gli dà un mano o per Arcus o per i 150 anni …
Balducci: Va bene.
Letta: O sei lei trova nei suoi ricordi di provveditore del Lazio altre strade per arrivare ad un restauro .. meglio ancora.

Giampiero Calapà, Marco Lillo e Antonio Massari per “il Fatto Quotidiano

Lorenzo Cola racconta il “Sistema Finmeccanica-Selex”. Guai in vista per Marina Grossi e Pier Francesco Guarguaglini

Marina Grossi e Pier Francesco Guarguaglini

“Ne discutemmo personalmente. Marina Grossi, amministratore delegato della Selex Sistemi integrati, società controllata di Finmeccanica, sapeva che per lavorare in Enav occorreva pagare tangenti. È un sistema che ha ereditato e che ha continuato a realizzare”.

In tre verbali di interrogatorio in buona parte ancora “omissati” (14 ottobre, 1 e 9 dicembre scorsi), Lorenzo Cola, “consulente globale della holding”, per dirla con le sue parole, detenuto a Regina Coeli dall’8 luglio e indagato per riciclaggio, frode fiscale e corruzione aggravata, consegna al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e ai sostituti Paolo Ielo e Giovanni Bombardieri i segreti del “Sistema Finmeccanica-Selex”. Ne mette a nudo l’origine e la natura corruttiva. Descrive, indicandone i meccanismi, l’architettura delle “provviste nere” (“fondi extracontabili”, li definisce con un eufemismo) e il loro impiego, nonché “l’obbligo di retrocessione occulta di denaro contante” che Selex (e prima di lei Alenia) imponeva, se volevano stare sulla giostra, alle società cui subappaltava i lavori ottenuti da Enav. Dalle infrastrutture aeroportuali alla tecnologia informatica.

Le parole di Cola segnano la Caporetto di Marina Grossi e del marito Pier Francesco Guarguaglini, presidente e ad di Finmeccanica. Annunciano un futuro giudiziario fosco (la Grossi è già indagata nell’inchiesta Enav per corruzione). Mettono a nudo la metodica operazione di “spin” con cui Finmeccanica ha cercato sin qui di negare anche l’evidenza. A cominciare dal vero lavoro di Cola, dai suoi rapporti con Guarguaglini e la Selex. “Sono un consulente globale di Finmeccanica dal 2005 – racconta Cola – Mi ritrovo a collaborare continuamente con Pierfrancesco Guarguaglini, Lorenzo Borgogni, Giorgio Zappa. Non ho specifici settori di intervento. Sono un consulente che si occupa a richiesta”. E “a richiesta”, appunto, sorveglia, consiglia e indirizza anche il business degli appalti che Enav stabilmente affida a Selex. È un business corrotto. Dalla testa ai piedi. Selex paga Enav per ricevere appalti. E le società cui Selex subappalta le “retrocedono” in nero una parte del fatturato attraverso sovrafatturazioni.

“Il Sistema – spiega Cola – ha origine almeno dal periodo di Paolo Prudente (quando cioè Selex si chiamava Alenia, di cui Prudente era direttore generale ndr). È continuato successivamente e certamente l’ingegnere Marina Grossi ne era al corrente. Lo dico perché la Grossi ne parlava con Manlio Fiore (direttore responsabile di Selex ndr) e con l’avvocato Letizia Colucci (condirettore generale di Selex ndr). E costoro me lo riferivano, soprattutto quando c’erano problemi. La Grossi sapeva anche che con le disponibilità extracontabili venivano pagati i vertici di Enav per l’assegnazione dei lavori alla Selex”.

Della necessità di corrompere, a dire il vero, Cola discute di persona anche con la Grossi, che, per altro, si lamenta dell’esosità delle richieste. “Con lei si parlava del fatto che per lavorare in Enav occorreva pagare tangenti. È un sistema che lei ha ereditato e che ha continuato a realizzare. Con me, in particolare, la Grossi ne ha parlato in un’occasione specifica, dicendomi: “Con questi di Enav è molto difficile lavorare. Ogni cosa bisogna pagare“. Io risposi: “Occorre fare come faceva Prudente”. Per altro, negli ultimi tre anni, la Grossi non poteva davvero lamentarsi, perché ha ricevuto un sacco di lavori”. Già, il Sistema, in fondo, era semplice. E con semplicità Cola, che per altro del “nero” si ritagliava una fetta, lo descrive:

“Il denaro per il pagamento delle tangenti derivava dai singoli contratti. Quando si costruiva il contratto (di Enav ndr) con Selex, normalmente il riferimento era Manlio Fiore. Si calcolavano le spese e, tra esse, il valore delle tangenti e delle somme che mi erano dovute. E si aumentava il valore del contratto. Da tali sovrafatturazioni, si traeva il denaro per il pagamento delle tangenti. Non mi occupavo delle tecnicalità. Mi limitavo a percepire quanto a me destinato, su conti a me riferibili”.

In Enav, a dire di Cola, le tangenti Selex le intascano l’amministratore delegato Guido Pugliesi e il consigliere di amministrazione Ilario Floresta, già parlamentare di Forza Italia e sottosegretario al Bilancio nel Berlusconi I. I quali, per altro, sollecitano pagamenti anche dalle società che subappaltano da Selex le opere commissionate da Enav. Società che lo stesso Cola impone (la “Arctrade” di Marco Iannilli e la “Print System” di Tommaso Di Lernia, nonché “una decina di società riferibili a Lorenzo Borgogni”). “Iannilli – ricorda infatti Cola – mi disse che lui e Di Lernia, dopo aver ricevuto i subappalti da Selex, avevano pagato somme di denaro a Pugliesi e Floresta. Anche a me corrispondevano un compenso per averli introdotti a Selex”. Le accuse di Cola trovano una conferma nei due ultimi verbali di interrogatorio di Marco Iannilli (da ieri libero, dopo che i pm hanno chiesto al gip la revoca dei domiciliari). Il 21 ottobre e il 10 novembre, lo spicciafaccende del “consulente globale” “dichiara – annotano i pm – di avere erogato utilità a Ilario Floresta e Fabrizio Testa, già consigliere di amministrazione Enav ed ex presidente di Technosky”. E conferma il meccanismo delle sovrafatturazioni: “Alla fine del 2009, per i lavori all’aeroporto di Palermo, Selex emise nei confronti di Enav fatture per circa 10 milioni di euro per lavori non eseguiti”. La ragione? “Enav aveva necessità di implementare i costi e Selex di fare fatturato”. Naturalmente, “anche qui sono intervenuti i consueti rapporti di pagamento tra Di Lernia e Pugliesi”.

Carlo Bonini per La Repubblica