E Julian Assange finisce su Novella 2000

Spassoso articolo pubblicato da Novella 2000 su Julian Assange. I “segugi” del settimanale “gossipparo” svelano presunti retroscena della vita del fondatore di Wikileaks nella dimora di Ellingham Hall… Chissà perché nelle inchieste di questo tipo c’è sempre “un collaboratore che vuole rimanere anonimo”? Ovvero una fonte “immaginata” dagli autori dell’articolo alla quale, essendo anonima, si può far dire qualsiasi cosa. Il passaggio più divertente è la dichiarazione di un giornalista americano che racconta come la sua ”fidanzata” inglese si sia fatta una “sveltina” con Julian l’estate scorsa. Naturalmente l’ineffabile Dago ha rilanciato l’articolo non mancando di evocare nella titolazione lo scontato parallelo tra l’uomo più famoso del momento con il nostro Presidente del Consiglio. Immagino che “Unico Boss Virile” (l’anagramma del nome e cognome di B. che il presidente si vanta di citare per tenere in allegria le compagnie serali) sarà soddisfatto…

Nel furgone della Polizia inglese

Arrestato in Gran Bretagna con una controversa accusa di stupro, Julian Assange è uscito su cauzione e ora vive in libertà vigilata a Ellingham Hall, maestosa villa nella contea del Suffolk, ospite di un suo ricco sostenitore, Henry Vaughan Smith. Nella lussuosa magione, il fondatore di WikiLeaks non si fa mancare niente: mangia pasti preparati da chef che hanno lavorato per i reali d’Inghilterra; beve cocktail e champagne di prestigio serviti da un barman; ha persino un paio di valletti a sua disposizione. Soprattutto Assange non rinuncia alla compagnia femminile. Nonostante sia finito nelle carceri della Regina proprio perché «intrappolato con questioni sessuali», come ha dichiarato lui stesso, “Mr. WikiLeaks” continua la vita promiscua che preoccupa gli amici e i parenti più stretti.

Un collaboratore che vuole rimanere anonimo ha anche rivelato che i familiari stanno cercando di convincerlo a sottoporsi a un test per l’Aids.

In questo periodo Julian, oltre alla madre Christine che presto ripartirà per l’Australia, è accudito da due giovani studentesse universitarie di giornalismo che fanno un po’ di tutto per lui, dall’organizzargli le interviste al lavaggio della biancheria intima. E tra un passeggiata e l’altra nel parco della villa, Assange ha già ricevuto numerose sostenitrici, alcune delle quali sono rimaste con lui anche più giorni, alloggiate in una delle dieci camere da letto della casa. Tra le prime a fargli visita, l’amica ed ex fiamma Jemima Khan, l’ereditiera inglese diventata famosa per la sua relazione con Hugh Grant, che ha contribuito alla raccolta dei 283 mila euro di cauzione. Ormai diventato una rockstar dell’informazione, Assange ha anche le sue groupie, un gruppo di fedelissime che lo seguono costantemente, e hanno preso d’assalto i Bed and breakfast di Beccles, il paesino più vicino alla villa.

Sulle donne Julian ha un fascino irresistibile, e lui si vanta di essere un “re Mida” del sesso. Tra le ultime conquiste, a dar retta ai pettegolezzi, ci sarebbe anche Pranvera Shema, moglie dell’attuale padrone di casa di Assange. Già, perché quando si tratta di donne, l’hacker non si fa scrupoli. Sembra che la sua tecnica di seduzione sia sempre la stessa: scelta la preda la bracca senza curarsi di fidanzati e mariti, bisbiglia alcune frasi a effetto all’orecchio delle malcapitate e il successo è assicurato. Così, per esempio, sembra che abbia sedotto la fidanzata di un giornalista americano, durante una cena a Stoccolma. Lo ha raccontato alla stampa svedese lo stesso giornalista tradito. Era l’11 agosto scorso, e seduti al tavolo del ristorante Beirut ci sono Assange, l’americano con la fidanzata inglese, e il coordinatore per la Svezia di WikiLeaks con la fidanzata.

Durante la cena, ha raccontato l’americano, Julian Assange dedica le sue attenzioni solo alla ragazza inglese, poi esce con lei per fumare una sigaretta. «Sparirono e tornarono dopo 45 minuti», conclude il giornalista americano. «Camminavano tenendosi per mano, mentre Assange sussurrava qualcosa all’orecchio della mia fidanzata. Capii subito quello che era accaduto». Ancora non si conosce il nome della ragazza, ma una nuova accusa di stupro è ormai certa. E con questa sarebbero tre le ragazze “stuprate” in quella che la stampa inglese ormai definisce la “Sex week di Julian l’arrapato”.

La prima ad aver sporto denuncia si chiama Anna Ardin, ha 31 anni ed è assistente all’università di Uppsala. Lei e Julian, secondo quanto racconta Anna, si incontrarono il 13 agosto a casa della ragazza: «Stavamo bevendo del tè, quando lui ha cominciato ad accarezzarmi le gambe. Gli ho detto di fermarsi, ma non l’ha fatto. Poi ho capito che era inutile e così gli ho permesso di spogliarmi. Siamo andati a letto. All’inizio Julian non voleva mettere il profilattico, poi ha acconsentito alla mia richiesta. Durante una manovra il profilattico si è rotto, quindi non ha usato alcuna protezione».

Il particolare del profilattico è fondamentale, perché, come spiega l’avvocato di Assange, James D. Caitlin, per la legge svedese «un rapporto sessuale consensuale iniziato con l’intenzione di mettere il preservativo, svoltosi con l’uso del preservativo, ma terminato senza, si configura come stupro».

Il giorno dopo l’”abuso”, Anna presenta Julian a una sua amica, Sofia Wilén. Sofia invita Julian a casa sua, e come da copione i due finiscono a letto. Dapprima, Julian si addormenta, poi durante la notte hanno un rapporto, ma Julian mette il profilattico, sostiene Sofia, controvoglia. Al mattino, mentre la donna è mezzo addormentata, Julian fa del sesso senza preservativo. Per Miss Wilén è stupro. Il 21 agosto Julian è partito da Stoccolma, saranno finite le donne che si ricordano di essere state stuprate da lui in quei dieci giorni?

di E. S. Coscione e P. Torretta per “Novella 2000″

Una trappola per Assange…

 

Julian Assange

Isolamento In prigione a Londra, il fondatore del sito non ha accesso a un computer. Gli altri carcerati gli lasciano biglietti di sostegno. Julian Assange sta in una cella singola, sezione isolamento della prigione Wandsworth, sud-est di Londra. E’ abbastanza allegro, si lamenta del poco tempo che gli è concesso per guardare la televisione, non può usare un computer, non gli hanno dato la carta per scrivere, deve portare la divisa grigia, perché non ha con sé tre abiti (la regola per indossare i propri vestiti), riceve messaggi di solidarietà dagli altri carcerati. Aspetta l’udienza di martedì, quando i giudici britannici discuteranno il suo caso e la richiesta di estradizione svedese.

Anna Ardin sta in qualche villaggio della Cisgiordania – Yanoun, secondo il giornale online australiano Crikey -, ha ricominciato a scrivere sul suo blog (dopo un buco di due settimane), prova a difendersi su Twitter («agente della Cia, femminista rabbiosa, amante dei musulmani, fondamentalista cristiana, frigida e fatalmente innamorata di quell’uomo, si può essere tutto questo allo stesso tempo?»), e avrebbe smesso di collaborare con la magistratura di Stoccolma.

Sofia Wilén non parla, di lei parla Internet, sarebbe complice nel tentativo di incastrare il fondatore di Wikileaks; gira una foto (estratta da Facebook), gli occhiali da miope e i lunghi capelli biondi, è un’aspirante fotografa.

Attorno a loro tre e a quello che è successo nelle notti tra l’11 e il 18 agosto, si è scatenata la mischia legale tra la squadra di avvocati britannici e la Procura svedese, tra chi immagina solo teorie cospiratorie (e le illustra sul web: la trappola al miele per invischiare il donnaiolo Assange) e chi difende due donne che hanno denunciato uno stupro. Gli Stati Uniti per ora stanno a guardare e pensano alla loro richiesta di estradizione. I dubbi si concentrano sulla magistratura scandinava e su come ha gestito la vicenda. Perché l’inchiesta è stata aperta, lasciata cadere e poi riaperta? Perché le ragazze, che non si conoscevano, decidono di andare insieme, il 20 agosto, alla polizia? Perché insistere proprio adesso per l’estradizione, se prima Assange ha potuto lasciare la Svezia senza intoppi legali?

Claes Borgström è l’avvocato svedese di Anna e Sofia. Per sette anni ha ricoperto la carica di giudice di pace per le pari opportunità. Dice che le sue clienti sono state aggredite due volte: fisicamente da Assange e online con la campagna per screditarle. «E’ facile spiegare la decisione di presentare insieme la denuncia: una di loro (Sofia Wilén, ndr) ha conosciuto Assange a un evento – ricostruisce Borgström al quotidiano britannico Guardian – Dopo essere stata molestata, voleva contattarlo e chiedergli di eseguire un test per le malattie sessualmente trasmesse. Si è rivolta all’altra donna, che aveva organizzato il seminario. Quando si sono parlate, hanno capito di essere state vittime di un episodio molto simile e così sono andate alla polizia».

Le leggi svedesi contro lo stupro sono considerate molto severe e prevedono tre livelli di reato. Assange è accusato del meno grave e rischia fino a quattro anni di carcere. Per ora, l’estradizione è stata richiesta per poterlo interrogare. Il procuratore Marianne Ny dovrà decidere se ha abbastanza prove e andare a processo per abuso sessuale, stupro e coercizione. Le imputazioni si riferiscono alla notte del 14 agosto: una delle due donne lo accusa di averla costretta a un rapporto e di non aver indossato il preservativo contro la sua volontà. Al 18 agosto: la stessa ragazza denuncia «abusi deliberati». Al 17 agosto: l’altra donna racconta che Assange si è avvicinato mentre lei dormiva e l’ha obbligata a un rapporto senza profilattico. «Le probabilità che si arrivi in tribunale stanno al 50 per cento», commenta Borgström.

I legali di Assange ripetono che i rapporti sono stati consensuali. Un amico ricorda di averlo avvertito che «le donne lo avrebbero messo nei guai». «Sono la sua debolezza. Si comportano con lui come se fosse Mick Jagger e se attrai così tante ragazze devi pensare a come ti comporti». I teorici della cospirazione riportano nei loro blog che Anna Ardin (ospitava Julian a casa sua) ha dato una festa in suo onore dopo una di quelle notti, e su Twitter commentava l’esaltazione di frequentare la rockstar di Wikileaks: «Seduta fuori, al gelo, in compagnia della gente più cool al mondo. Fantastico». La frase è stata rimossa dal sito dopo l’inizio dello scontro giudiziario.

Anna è la segretaria politica del gruppo cristiano nei socialdemocratici svedesi. E’ stata lei a invitare Assange a Stoccolma per la conferenza ed è su di lei che si concentrano gli attacchi su Internet. La sua tesi per il master – università di Uppsala - è dedicata all’opposizione cubana, all’Avana ha incontrato i leader dei dissidenti e le Damas de blanco, le signore in bianco che riuniscono le mogli e i famigliari dei prigionieri politici. Granma, l’organo del partito comunista, l’accusa di lavorare per la Cia e l’insinuazione è stata rilanciata sul web.

In questi giorni, se ne sarebbe andata in Cisgiordania con il movimento cristiano per aiutare i villaggi palestinesi circondati dalla barriera di sicurezza costruita dagli israeliani. Un tweet postato da lei mercoledì sembra esaltare gli attacchi hacker contro Mastercard, Visa e Paypal, bersagliati dopo aver chiuso i conti per le donazioni a Wikileaks. I complottisti non la bevono: sarebbe solo una strategia di copertura da agente segreto.

Davide Frattini per il “Corriere della Sera

La pagina Twitter di Anna Ardin

WIKILEAKS. ECCO ANNA ARDIN E SOFIA WILÉN, LE DUE DONNE CHE ACCUSANO JULIAN ASSANGE DI STUPRO. TUTTA LA STORIA RICOSTRUITA DAL DAILY MAIL

SOFIA WILÉN, NELL'ARTICOLO VIENE CHIAMATA "JESSICA"

La storia comincia l’11 agosto di quest’anno, quando Assange è arrivato a Stoccolma. Era stato invitato per essere il principale oratore a un seminario sul ruolo dei media in guerra, organizzato dal partito di sinistra “Brotherhood Movement“. La referente per l’organizzazione era una funzionaria del movimento, che chiameremo Sarah (in realtà si chiama Anna Ardin). Una bionda attraente, Sarah è conosciuta come una “femminista radicale”. Trentenne, ha girato il mondo sostenendo varie cause alla moda. Quando era ricercatrice all’università, non solo è stata la protetta di una professoressa femminista militante, ma è stata anche nominata “funzionario incaricato di garantire l’equità sessuale nel campus universitario”. Combattere la discriminazione maschilista in tutte le sue forme, comprese le molestie sessuali, era la sua specialità.

Sarah e Assange non si erano mai incontrati. Ma, in una serie di conversazioni via internet e telefono, si sono messi d’accordo: lei lo avrebbe ospitato nel suo piccolo appartamento nel centro di Stoccolma. Gli aveva detto che sarebbe arrivata in città il giorno stesso del seminario. Quello che è successo nei giorni seguenti – oltre a gettare molta luce sulle caratteristiche delle due donne coinvolte – mostra che anche se il fondatore di Wikileaks non ha commesso nessun reato, è sicuramente un uomo dal forte appetito sessuale al quale non dispiace sfruttare la sua fama. Sarah è tornata a Stoccolma con un giorno di anticipo, venerdì. Avrebbe dichiarato alla polizia: “Lui (Assange) era a casa quando sono tornata. Abbiamo parlato un po’ e deciso che sarebbe rimasto da me.“ I due sono poi andati a cena in un ristorante lì vicino. Al ritorno a casa, hanno fatto sesso. Entrambi hanno raccontato che un preservativo si è rotto – un evento che assumerà un grande significato. In quel momento, comunque, nessun problema: anche il giorno dopo, grande intesa tra i due, con Sarah che organizza una festa in onore di Assange a casa sua. Sabato, però, era anche il giorno del seminario. Si teneva al quartier generale del sindacato svedese.

In prima fila, con uno sgargiante golfino rosa (si può vedere nella registrazione del seminario su Youtube), c’è una graziosa ventenne che chiameremo Jessica (in realtà si chiama Sofia Wilén). Lei è la ragazza di Enkoping. (Due miei contatti mi hanno detto essere un’impiegata del comune). Jessica dirà poi alla polizia di aver visto Assange, per la prima volta, poche settimane prima, in tv. Lo aveva trovato “interessante, coraggioso e ammirevole”. Per questo, ha cominciato ad appassionarsi alla saga di Wikileaks, e quando ha scoperto che sarebbe venuto a Stoccolma, ha contattato il Brotherhood Movement per offrirsi come volontaria al seminario. Anche se la sua offerta non fu accettata, ha comunque partecipato al seminario e fatto moltissime foto durante l’intervento di Assange, durato 90 minuti. Alla fine del seminario, era rimasta in sala quando Assange – che ha un figlio da una relazione finita circa 20 anni fa – lascia l’edificio per andare a pranzo con amici. Qui le informazioni sono in conflitto. Una fonte dice che è stata lei a chiedere di unirsi al gruppetto. Un’altra che è stato Assange a invitarla. Uno degli amici ricorda che Jessica era ansiosa di attirare l’attenzione di Assange. In seguito, Jessica dirà alla polizia che, al ristorante, Assange le ha messo un braccio intorno al collo. “Ero lusingata. Era chiaro che stesse flirtando con me“. L’attrazione era reciproca. Dopo pranzo, i due sono andati al cinema per vedere “Deep Sea“. Secondo il racconto di Jessica, i due si sono trovati in una situazione di “intimità”, e quando, dopo il cinema, sono andati a fare una passeggiata nel parco, Assange le ha detto che la trovava “attraente”.  Ma doveva andare a un “crayfish party”, una festa estiva della tradizione svedese, ad alto tasso alcolico, Jessica gli ha quindi chiesto se si sarebbero rivisti. “Certo”, ha detto il capo di Wikileaks. Ognuno ha preso la sua strada. Lei è tornata a Enkoping, e lui è andato al crayfish party in suo onore che si sarebbe tenuto a casa di Sarah. Potrà sembrarvi strano che una che poi denuncerà Assange per ciò che è successo la notte prima, la sera dopo organizzi una festa in suo onore.

SOFIA WILÉN ALLA CONFERENZA DI ASSANGE

Le prove di stupro, molestie sessuali o coercizione sono davvero scarse – almeno stando a quanto è di dominio pubblico. Poche ore dopo la festa, Sarah avrebbe postato questo messaggio su Twitter: “Seduta all’aperto…semi-congelata, con le persone più “cool” del mondo. È davvero fantastico!“. Più tardi avrebbe cercato di cancellare questo messaggio. Durante la festa, Assange avrebbe telefonato a Jessica. Poche ore dopo lei si sarebbe vantata con i suoi amici del suo flirt con lui. A quel punto, gli amici le avrebbero suggerito di agire: “la palla è nel tuo campo“. Quindi, due giorni dopo (lunedì), Jessica chiama Assange e si danno appuntamento a Stoccolma. Si incontrano e decidono di andare a casa di lei, a Enkoping. Ma lui non aveva contanti per il biglietto del treno, e non voleva usare una carta di credito, per non essere rintracciato (presumibilmente, dalla CIA o da altre agenzie). Così, Jessica compra entrambi i biglietti. Era riuscita ad acchiappare forse l’attivista più famoso al mondo, e dopo essere arrivati al suo appartamento hanno fatto sesso. Secondo la sua testimonianza alla polizia, Assange ha usato un preservativo. Il mattino seguente hanno di nuovo fatto l’amore, ma stavolta lui non ha usato protezioni. Jessica avrebbe dichiarato di essersi arrabbiata per il suo rifiuto di usare un condom. Ancora, nessuna prova concreta, di stupro, molestie o coercizione. In più, la stessa mattina, la coppia è amichevolmente andata a fare colazione insieme e, come chiesto da Jessica, Assange le ha promesso di tenersi in contatto. Lui è poi tornato a Stoccolma, con un biglietto di nuovo pagato da lei.

Quello che succede dopo è difficile da spiegare. Jessica sarebbe stata preoccupata di aver contratto una malattia venerea, o di essere rimasta incinta: qui è dove la storia prende una strada intrigante. Avrebbe telefonato a Sarah – che aveva incontrato al seminario, e che aveva ospitato Assange – e si è confidata con lei sulla notte di sesso non protetto.

ANNA ARDIN, NELL'ARTICOLO VIENE CHIAMATA SARAH

A quel punto, Sarah le ha detto che anche lei era andata a letto con Assange. Dopo la loro conversazione, Sarah ha telefonato a un conoscente di Assange per dirgli che voleva che lasciasse l’appartamento (lui ha rifiutato, e afferma che lei gli aveva solo chiesto di andarsene tre giorni dopo, il venerdì di quella settimana). Dopo aver riflettuto sul da farsi, il venerdì (20 agosto) Sarah e Jessica sono andate entrambe alla polizia di Stoccolma dove hanno chiesto consiglio su come Jessica dovesse muoversi per sporgere denuncia contro AssangeSecondo una fonte, Jessica voleva sapere se era possibile forzare Assange a sottoporsi a un test dell’HIV. Sarah, la navigata combattente femminista, ha dichiarato che era lì solo per sostener Jessica. Ma ha anche fornito alla polizia un dettagliato resoconto di quello che era successo tra lei e Assange. La poliziotta che ha raccolto le loro dichiarazioni, presumibilmente perché avevano parlato di un preservativo manomesso e del rifiuto di usare protezioni, è giunta alla conclusione che entrambe le donne erano vittime: che Jessica era stata stuprata e che Sarah era stata oggetto di molestie sessuali. Assange continua a insistere che non ha fatto niente di sbagliato, e che i rapporti sessuali con entrambe le donne erano consensuali. Era venerdì sera. Viene convocato un pubblico ministero “di guardia”, Maria ­Kjellstrand. Anche lei era d’accordo: Assange andava trattenuto per sospettato stupro. Il giorno seguente, sabato, Sarah è stata ascoltata di nuovo, rafforzando le sue accuse di molestie contro Assange. Quella sera, i detective della polizia svedese lo hanno cercato a Stoccolma, ma senza risultato.

Domenica mattina, la notizia era già in mano alla stampa. E’ stato anche detto che le due donne avrebbero contattato un tabloid per massimizzare il danno da infliggere ad Assange. A questo punto, era chiaro che le autorità avevano per le mani un dossier scottante. Hanno portato di corsa le carte a casa del procuratore generale, che ha immediatamente scartato l’ipotesi di stupro e archiviato le accuse. Secondo lei, quello che era successo costituiva al massimo delle infrazioni di poca importanza. Ma il caso aveva cominciato a sfuggire al controllo delle autorità. Sarah dice a un giornale: “In entrambi i casi, il sesso era consensuale all’inizio, ma si è poi trasformato in abuso“. Respingendo le accuse di una trappola internazionale contro Assange, ha aggiunto: “Le accuse non sono state pilotate dal Pentagono o da altri. La responsabilità di quello che è successo a me e ad altre ragazze è nelle mani di un uomo con un’immagine distorta delle donne, che ha un problema ad accettare la parola ‘no’“. Le due donne si sono poi rivolte a Claes Borgstrom, un “avvocato dei sessi” che sostiene una campagna per estendere la fattispecie legale dello stupro per assicurare più stupratori alla giustizia.

Come risultato di tutto questo, il caso è stato riaperto, e lo scorso mese l’Interpol ha diffuso il mandato contro Assange, ricercato per “reati sessuali”. Quello che è successo dopo, gli appelli degli avvocati di Assange respinti da Corte d’Appello e Corte Suprema, e le accuse di aver creato un caso politico per bloccare l’azione di Wikileaks, è storia nota. Ma c’è qualcos’altro che è riemerso in questi giorni: nei primi mesi di quest’anno, Sarah avrebbe pubblicato un post sul suo sito, che da allora è stato rimosso. Ma una copia è stata recuperata, e diffusa su internet. Si chiama: “7 misure per vendicarsi legalmente“, e spiega come le donne possono usare i tribunali per render pan per focaccia ad amanti traditori. Il punto 7 recita: “Agisci e non perdere di vista il tuo obbiettivo. Assicurati che la tua vittima soffra quanto hai sofferto tu”.

di Richard Pendlebury per il “Daily Mail” (traduzione Dagospia)