SENATORE IN VENDITA

Questa mattina Fiorenza Sarzanini per il Corriere della sera ha fatto uno scoop notevole pubblicando per prima un estratto dell’interrogatorio di Walter Lavitola, già direttore di un giornale esistente solo “teoricamente”, pubblicato per prendere i soldi del finanziamento pubblico all’editoria e per occupare il vuoto politico lasciato dalla testata storica dei “socialisti” italiani. Ma l’attività vera di Lavitola era un’altra, la racconta lui stesso: fare il mediatore d’affari quanto meno discutibili e il procacciatore di parlamentari pronti a “saltare il fosso” per B. e il suo partito. Quello che è accaduto all’ombra del berlusconismo è ancora tutto da scrivere! Al di là delle “olgettine” e delle scampagnate in villa con ragazzine minorenni, prosperava un sistema di corruzione vergognoso e infame. Un sistema basato sul do ut des, sulla caccia al vantaggio personale, sulla politica dello “scambio” e dell’inciucio. Ecco uno stralcio del verbale.

Lavitola: «Era stata candidata dalla sinistra una senatrice, notoriamente pacifista (Lidia Menapace ndr ), ed era uscito anche sui giornali che gran parte, diciamo così, delle forze armate erano contrarie a questa cosa. Non ricordo se io chiamai De Gregorio o De Gregorio chiamò me, e De Gregorio nel frattempo che, però, è uno intraprendente che mica aspettava me per fare le cose, si era già messo in contatto con alcuni del gruppo di Forza Italia dell’epoca, e precisamente, non perché ora è morto, pace all’anima sua, e quindi non può dirlo, con il senatore Romano Comincioli, se non sbaglio, il quale era uno dei fedelissimi del presidente Berlusconi, e andò a negoziarsi la nomina a presidente della commissione. Io lo chiamai la mattina… e De Gregorio votò con il centrodestra e fu eletto presidente alla commissione Difesa, e in quel caso sicuramente io, ma ritengo anche il senatore Comincioli, gli creammo un link con il presidente Berlusconi, link che poi fu determinante per il suo passaggio a Forza Italia».
Pm: «Ma un link finanziario o un link…».
Lavitola: «No, un link personale, nel senso che io l’ho preso e l’ho portato da Berlusconi…».
Pm: «E quanto gli è costata a Berlusconi questa cosa?».
Lavitola: «Allora in termini economici gli è costato quel contratto che lui aveva con… allora, De Gregorio prima è passato con Forza Italia… e ricordo come se fosse ora che De Gregorio disse a Berlusconi che lui non intendeva entrare in Forza Italia, ma intendeva fare un suo movimento politico soprattutto all’estero; il presidente gli disse: non ti preoccupare, non ci sono problemi; ma non si entrò nei dettagli».
Pm: «E quanto gli è costato a Berlusconi?».
Lavitola: «In termini economici, a De Gregorio il contratto, come dico pure sui giornali, non so… un milione».

L’OMBRA DEL SENATUR

Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, l’altro ieri ha “massacrato” (metaforicamente parlando) Roberto Cota, governatore del Piemonte. Volevamo commentare, ma Stella ha scritto tutto quello che c’era da scrivere, quindi abbiamo lasciato stare… Poi ci è tornato in mente questo video (tra l’altro l’episodio è citato dallo stesso Stella nel suo articolo) e abbiamo pensato di riesumarlo…

LA LETTERA CHE NON C’ERA

La lettera che non c’era invece c’è! E non è un brogliaccio dimenticato sui banchi della maggioranza, o in qualche ristorante, ma proprio una lettera con tanto di firme. Firme pesanti perché non tutte attese. I nomi di Bettolini e Stracquadanio non se li aspettava di leggerli nessuno. Il Corriere della Sera racconta il retroscena, tuttavia, al di là del “politichese” di cui è infarcita, sembra rilevante il fatto che è venuta fuori proprio ora. Alfano e Quagliarello hanno immediatamente gridato al “furto”, alla congiura. Evidentemente, oltre a non avere vergogna non hanno nemmeno memoria. Chi di spada ferisce, di spada perisce recitava la saggezza popolare. Hanno fatto commercio di deputati, anzi lo stanno ancora facendo, e ora si lamentano per le imminenti dipartite provocate dai tanti malesseri interni al PdL.

Ma non basta! Anche Paniz, l’avvocato prediletto di B., inventore di papocchi, relatore di leggi surreali e con il “pello sullo stomaco”, fa sapere che – nel caso B. decidesse di andarsene – dovrebbe essere lui ad indicare la strada. Viene da chiedersi perché mai abbia sentito la necessità di esternare una simile banalità proprio in questo momento. E’ del tutto evidente che c’è un “non detto” molto pesante.
Infine sono volate parole grosse tra B. e Tremonti a proposito del decreto che il cavaliere voleva a tutti i costi.
Insomma, forse non siamo ancora al collasso, ma poco ci manca!

VALENTINA E IL GRANDE FRATELLO

Dalle intercettazioni delle “olgettine” emerge che una tal Valentina sarebbe entrata al Grande Fratello grazie a “Lui“. Voi direte: “E chi se ne frega!” E avreste ragione se non fosse che “Lui” è il Presidente del Consiglio italiano e che in un altro paese, sarebbe da tempo stato allontanato dalla vita politica. Ma siamo in Italia e ciò che è normale altrove qui è un’eccezione!
Dopo la prima edizione andata in onda tra settembre e dicembre del 2000 (quella vinta da Cristina Plevani ed “animata” da Salvo Veneziano, Pietro Taricone, Rocco Casalino, Maria Antonietta Tilloca, Marina La Rosa, Sergio Volpini, Lorenzo Battistello, Roberta Beta e Francesca Piri), non ho più avuto l’ardire di sintonizzarmi  sul reality show prodotto dalla Endemol. Sarà che almeno quella del 2000 ha avuto il fascino della novità e poi è stata scossa dalla scandalosa (si fa per dire visto che il presunto rapporto si consumò dietro ad una tenda) storia d’amore tra lo sfortunato Taricone e la malinconica Cristina. Quel Grande Fratello fu lo spaccato di una società già cambiata (la nostra); di un tessuto sociale sfilacciato; di una generazione senza grandi sogni. Tuttavia si avvertiva ancora quel senso di incanto per il destino di undici ragazzi determinati a vincere l’ambita posta (250 milioni di vecchie lire) ed a sfidarsi in nome della notorietà e del successo. Da quella edizione il Grande Fratello è diventato una fabbrica di situazioni stanche e ripetitive, di stereotipi sempre uguali a se stessi, di personaggi senza anima disposti a tutto pur di affermarsi. Ma proprio per questo il reality ha continuato ad avere un pubblico assetato di illusioni ed ha mantenuto la capacità di creare meteore, di lanciare personaggi senza prospettive e senza qualità nello show business dominato da Lele Mora&Company.

Ma torniamo a Valentina. Iris Berardi, l’olgettina, spiega a suo modo ad Aris Espinosa, come la venticinquenne italo-tunisina sia riuscita a farcela: ”Amò, l’ha messa lui (…) sai quella sera che tu non sei voluta venire e che io sono andata? L’aveva detto che le aveva messe, tra l’altro aveva detto che ne aveve messe due, quindi una è lei e l’altra (…) o non l’ho riconosciuta o ancora non é entrata. Quando fa così è veramente uno str….” Al che Aris le risponde: “Io voglio stare per quel programma lì di cucina“. E Iris: “Amò e rompigli i co… se non gli rompi i co… non (…). Devi fare come fa la Mary che lo chiama tutti i giorni quando vuole“. Aris, sembra avere una carta nascosta nella manica, un intervento di chirurgia plastica: “quando sarò bella a posto amò farò tutto, non hai capito che farò tutto (…) cioé ti stuferai di vedermi ti verrà la nausea perché farò tutto“.

In verità nulla di nuovo. La filosofia delle “olgettine” è divenuta di dominio pubblico. Caso mai quello che colpisce è il fatto che il “pezzo” più letto sul Corriere della Sera online di ieri sia stato un articolo intitolato: “Valentina al Grande Fratello ce l’ha messa lui“. Non voglio farvi la solita manfrina sugli italiani che non si indignano più di fronte alle aberrazioni del “Sultano”. Anche perché sembra un dato acquisito, talmente acquisito che nemmeno la mancanza di indignazione sembra indignare. Non voglio buttarla sul “Grande Sonno” delle coscienze italiote, anche perché a svegliare qualcuno che dorme beatamente da decenni si rischia di essere presi a male parole. No, vorrei invece invitarvi a riflettere sul “pianto di Guendalina“. Voi direte: “Ma non stavamo parlando di Valentina? Chi è mai questa Guendalina?”

Guendalina Tavassi è una 24nne, separata, con una figlia a carico, finita nella casa del Grande Fratello in cerca di fortuna. L’altra sera è scoppiata improvvisamente a piangere durante la diretta ed ha singhozzato: “Io voglio solo che mia figlia stia bene e non so come sta vivendo questa esperienza…” All’improvviso un signore l’ha chiamata: “Guendalina… cicci…” e lei si è alzata di colpo ed ha iniziato a gridare: “Papà! Papà!” ed è corsa in qualche stanza per incontrarlo. La sua è stata la corsa goffa di una ragazzona infilata in una minigonna eccessiva per le cosce un po’ trabordanti, per le forme eccessivamente morbide del suo fisico. La corsa del “ventre molle” dell’Italia verso una sorta di finta “reificazione”. Sì perché Guendalina non piace molto al pubblico del Grande Fratello. I commenti sulla sua partecipazione sono stati impietosi: “deve solo vergognarsi ….. non si lascia una bambina di 6 anni senza la mamma x così tanto tempo e poi x cosa ….. è maleducata e cafona e molto volgare“, ha scritto ThePulcesu. “QUESTA DICIAMO DONNA CIOE’ GUENDALINA E’ L’ESEMPIO SPREGIEVOLE E VERGOGNOSO DELL’ ITALIA: CAFONA, SENZA CULTURA CON UNA RESPONSABILITA’ A CASA DA PORTARE AVANTI… E PENSA A FARE LA SCEMA DAVANTI LE TELECAMERE !!” ha postato emyf1. Quindi gli autori per compensare il calo di popolarità di Guendalina e del reality ne hanno assecondato i sensi di colpa e l’hanno precipitata in una sceneggiata strappalacrime capace di restituire, almeno nella rappresentazione televisiva, la perduta dignità di madre a questa ragazza un po’ disorientata.

Ecco, così va l’Italia. Se qualcosa non piace gli “autori”, nascosti dietro i personaggi che calcano le scene, sono sempre pronti a rimediare, ad incoraggiare l’atavica tendenza alla commozione, a solleticare il desiderio di chi vorrebbe tanto essere al posto di Guendalina, o delle altre comparse destinate all’oblio dei mesi e degli anni a venire. Ma è solo finzione. Una finzione capace di nascondere lo squallore di una vita senza più punti di riferimento certi, di un’esistenza appesantita dalla paura del futuro. Quello che sembra contare davvero è solo la corsa scomposta verso la possibilità di “sistemarsi”, di cogliere l’occasione quando capita.

In fondo la concretezza “becera” delle “olgettine” non è molto diversa dalle ambizioni dei tanti che si aggirano per i talk show. Attricette senza talento, coattelli di periferia, soubrette volgari, ma anche damigelle desnude pronte ad offrirsi al “drago” di turno, madri snaturate, ragazzine sceme cresciute a “nutella e televisione”, illusionisti capaci di far uscire dal cilindro tante belle ragazze, accalappiatori e trasportatori di escort. “Carpe Diem” scriveva Orazio. “Approfitta più che puoi dell’occasione“, si ripetono ossessivamente tra loro le giovani ospiti di Arcore e si arrabbiano anche se l’occasione la coglie qualcun’altra. Questa è l’Italia. Di questo “Lui” si nutre e su questo fonda il consenso.

by Colas

Perché nemmeno la forte disillusione di tanti italiani nei confronti di Berlusconi, il fatto che ormai più nessuno creda nella «rivoluzione liberale», promessa e mai attuata, spostano a sinistra l’asse politico del Paese?

La mancata firma del contratto dei metalmeccanici a Mirafiori da parte della FIOM, insieme alla riforma dell’università voluta dal Governo, continuano a suscitare un dibattito dai toni  forti. Nei fatti il Paese appare diviso tra un’area del sì, un’area del no e una maggioranza di “attendisti”, ovvero di italiani che non esprimono adesione ai contenuti di questi due cambiamenti nel mondo del lavoro e in quello dell’istruzione, ma nemmeno si sentono di criticare radicalmente quanto sta accadendo.

Scrive oggi Angelo Panebianco sul Corriere della Sera:

La domanda che la sinistra italiana dovrebbe porsi è la seguente: perché nemmeno la forte disillusione di tanti italiani nei confronti di Berlusconi, il fatto che ormai più nessuno creda nella «rivoluzione liberale» sempre promessa e mai attuata spostano a sinistra l’asse politico del Paese? Può essere che la risposta giusta sia la seguente: dovendo scegliere fra ciò che ritiene un male (Berlusconi) e ciò che ritiene un male ancora maggiore (la sinistra), il grosso degli italiani continua a optare per la minimizzazione del danno, per il male minore. Una delle ragioni, forse, è che, tolta una cospicua ma minoritaria area di conservatori a oltranza, la maggioranza relativa degli italiani pensa che stare fermi condannerebbe il Paese alla decadenza economica e sociale e che risposte magari insufficienti, o anche sbagliate, ai problemi collettivi, siano comunque preferibili alle non risposte.

La mia impressione è che il “conservatorismo” della sinistra sia determinato più che dall’incapacità di cogliere il nuovo, ovvero di elaborare risposte all’esigenza di cambiamento che sale dalla società civile italiana, dalla scelta di restare in trincea, di combattere una guerra di logoramento, di continuare a prediligere il tatticismo rispetto ad una offensiva strategica. La sinistra insomma è caduta nella trappola di B. ed ha accettato il confronto non sui grandi temi di trasformazione del Paese, ma sulle maggioranze che traballano, sulle leggi ad personam, sui contenuti marginali dell’attività governativa.

Giulio Tremonti non ha aumentato le tasse, ma nei fatti le famiglie italiane il prossimo anno spenderanno tra i 1.200 e i 1.500 euro in più. Non è poco per chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Ma non basta erigere barricate (tra l’altro dimostratesi inutili) in Parlamento o per la strada. Occorrerebbe presentare al Paese un progetto alternativo di “uscita dalla crisi”, di rilancio dell’occupazione, di equità fiscale, di rilettura delle relazioni industriali tra sindacato e Confindustra. La critica di quello che fa il Governo, o di quello che Sergio Marchionne riesce a strappare ai sindacati favorevoli all’accordo è una attività “sterile”. O la sinistra sviluppa una propria strategia, basata su una visione complessiva del futuro, o si rassegna al destino minoritario.

Ritengo che per farlo occorra “mandare a casa” i tattici, ovvero quella generazione di politici abituati all’inciucio e all’accordo sottobanco. Nichi Vendola ha ragione quando afferma che manca la capacità di “narrare” il futuro. Purtroppo sbaglia quando ritiene di conquistare la leadership della “sinistra” italiana con i proclami barricaderi. Il Paese non si governa con il “radicalismo”!

Purtroppo c’è bisogno di tempo. Le trasformazioni di cui il PD ed i suoi alleati hanno bisogno devono ancora maturare. Il dibattito dentro l’Italia dei Valori, ma soprattutto quello dentro il Partito Democratico e Sinistra e Libertà deve continuare a crescere e svilupparsi. La mia impressione è che il Partito Democratico è destinato a perdere altri “pezzi”. La fusione a freddo non solo non è riuscita, ma ha portato in Parlamento soggetti assolutamente estranei al progetto “democratico”. Spero che i “rottamatori” trovino nuovo slancio, ma anche che emerga presto una nuova leadership, capace di coniugare il passato con il futuro.

by COLAS