“C’È LA ZOCCOLA, C’È LA SUDAMERICANS CHE NON PARLA ITALIANO E VIENE DALLA FAVELAS, C’È QUELLA UN PO’ PIÙ SERIA, C’È QUELLA VIA DI MEZZO TIPO BARBARA FAGGIOLI E POI CI SONO IO CHE FACCIO QUELLO CHE FACCIO”

“C’è la zoccola, c’è la sudamericans che non parla italiano e viene dalla favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli e poi ci sono io che faccio quello che faccio”. Vabbé lo avevamo già letto… ma sentirlo dalla “viva voce” è tutta un’altra cosa! Ha proprio ragione Crozza: se gli italiani non fossero pecoroni…

SE LO DICE LUI…

Lavitola e B. insieme

Il 23 ottobre del 2009, alle 17: 23. Maurizio Farina telefona a Valter Lavitola. I due condividono la passione per la caccia, ma hanno anche avuto affari in comune (per anni l’Avanti! è stato stampato proprio dal gruppo Farina). Insomma hanno un rapporto di grande confidenza. Dopo i saluti di rito finiscono per parlare dei “mercoledì sera” con B.

V – Pronto?
F – Pronto Valter, sono Maurizio.
V – Agli ordini….
F – Agli ordini? Tu sei l’uomo più potente d’Italia! Sei amico di Silvio, scusami!
V – No, no, amico di Mario e Maurizio (fratelli Farina, ndr), eeeh…(ride)
F – Senti, quando andate a scopà il mercoledì sera con Silvio perché non me chiamate qualche volta pure a me?
V – Ma zitto, ma tu scherzi… Invece, una volta quando dicevi che andavi dal presidente era una cosa che ti gratificava… Mò non puoi andare se no (le donne a casa, ndr) ti menano…
F – (ride)
V – Davvero! Ci puoi andare fino all’ora di cena, dopo cena no… (ride)
F – Mettono tutti fuori mettono… (ride). Senti mi dispiace ma per domani non ce la facciamo (ad andare a caccia, ndr) domenica mattina.
V – Va bene, ok mo’ lo chiamo e glielo dico.

GLORIA MUNDI

Alla notizia della morte di Gheddafi, Berlusconi ha letto una frase di Letta: “Sic transit gloria mundi”, ed ha aggiunto: “Transit? Ma questa Gloria non era una Escort?”. (Pig)

Battute a parte, B. lo sa bene che Gloria Mundi non è una “fanciulla”!
Lo sa perché quella locuzione latina deve tormentarlo da tempo, da quando tenta di esorcizzare la “caduta” imminente.
Ad ogni modo la battuta più inquietante sulla fine del rais di Tripoli l’ha fatta Ignazio La Russa quando ha affermato: “Dobbiamo gioire“. Alla faccia della pietà umana. Alla faccia dell’orrore.
La “palma della ridicolaggine” spetta invece a Bruno Vespa che ieri sera indicava ripetutamente con la sua “bacchetta” il foro di ingresso di una pallottola sul capo di Gheddafi, assumendo pose da professorino saputello nello svelare quanto tutti già sapevano, ovvero che il rais era stato “giustiziato”.

“CHI MI PORTI STASERA?”

Francamente sto iniziando ad avere i “cosi” pieni da tutto il gran parlare di “mignotte” e di “lenoni”. Se non fosse che dietro questi tristi baccanali si profilano i soliti affarucci all’italiana, le solite carriere miserabili, i soliti mascalzoni senza gloria, mi verrebbe da dire: ma lasciateli bollire nel loro fetido brodo! Una risata presto li seppellirà!

Se non fosse che “lor signori” stanno trascinando nel fango tutto il Paese, proprio il un momento difficile e oscuro, se non fosse che il ridicolo ci si sta appiccicando addosso come colla vergognosa, provocando una vertiginosa caduta di credibilità internazionale dell’Italia e degli italiani, mi verrebbe da dire: ma chi se ne frega! Ormai sono cotti lessi!

Cosa è accaduto ormai lo sanno tutti. Anche nei paesi più sperduti dell’appennino, o nei villaggi dimenticati della “bassa”, l’informazione è arrivata sin dentro l’ultima casa. Un’accozzaglia di predoni da strada, di fannulloni senza arte ne parte, di imprenditori senza scrupoli, di funzionari senza dignità, di “gianpi” spregiudicati ha dato l’assalto al cielo perché una generazione sciagurata di “politici” si è prestata a lasciarli fare in cambio di “mignotte” e “prebende”, di appartamenti con vista e massaggiatrici ben disposte. Siamo andati ben oltre la concussione e la corruzione della “Prima Repubblica”, siamo scivolati al di là del confine fatto emergere agli inizi degli anni ’90 da “Tangentopoli”. “Lor signori” sono riusciti a tirare fuori il peggio del peggio. Con il loro “capo in testa” hanno ficcato le mani nelle anime della gente, svuotandole di amor proprio e di onore. Certo il Paese, da almeno tre decenni, era “pronto” ad accoglierli! La televisione ha depredato cultura e tradizioni, ha impiantato modelli di vita e di comportamento flaccidi, ha distrutto l’essere ed esaltato l’apparire, ha intorpidito le coscienze, ha annientato il valore della vita. Vedo tante macerie attorno a me. Le luci delle vetrine, le borse delle griffe, i vestitini firmati, i telefonini di ultima generazione (ce n’è sempre una nuova), nascondono paesaggi interiori carichi di squallore. Oltre i bagliori delle luci c’è solo la morte dell’anima.

Altro che “seduzione”! In giro c’è puzza di putrefazione. Altro che sessualità liberata! Qui c’è solo carne ridotta a merce! Ma dove può andare un paese siffatto?

Purtroppo dovremo continuare a sopportare l’insopportabile. Dubito molto infatti che una botta di dignità possa attraversare le aule parlamentari e far mancare la maggioranza a questo governo di zombie.

 

RICATTATO!

B.

Se le accuse a Giampi Tarantini, ad Angela Devenuto (la consorte dell’imprenditore barese), e a Valter Lavitola si riveleranno fondate, allora avremo la “prova” che il Presidente del Consiglio è stato ricattato. Non che ce ne fosse bisogno, lo immaginavamo da tempo che S. B. fosse circondato da personaggi senza scrupoli, preoccupati solo di approfittare di ogni situazione per riempirsi le tasche di euro, o di chissà cos’altro. Quindi anche capaci di ricattare.

Dobbiamo tenere sulla corda il presidente Berlusconi fino a metterlo con le spalle al muro“. E ancora: “Dobbiamo metterlo in ginocchio“, “andargli addosso“, “tenerlo sotto pressione“. Queste alcune delle frasi contenute nelle conversazioni intercettate tra Tarantini e Lavitola. Frasi inequivocabili. Così 500mila euro sono transitati dai conti di B. a quelli di Tarantini e quindi a quelli di Lavitola. Anzi, pare che Lavitola si sia preso per il disturbo 400mila euro (ovviamente già spariti all’estero).

Di fronte a questa situazione è legittimo chiedersi: “Quante altre volte è stato ricattato B.?”; “Da chi è stato ricattato?”; e soprattutto: “Può un Presidente del Consiglio ricattabile restare in carica?”

La risposta è evidente: “No!”. Provate ad immaginare che potrebbe accadere se il ricatto venisse messo in atto non da quattro imbroglioni da strapazzo quali sembrano essere Tarantini e Lavitola, ma da intermediari senza scrupoli di gruppi affaristici, o peggio da un “paese straniero”? Decisioni cruciali per il nostro futuro e per quello dei nostri alleati potrebbero essere influenzate in modo decisivo, con conseguenze drammatiche.

B. deve dimettersi! Non c’è un’altra soluzione.

by COLAS

“HA RAGIONE VERONICA, È MALATO. PERCHÉ UNO NORMALE NON FA ‘STE ROBE QUI”.

Il 7 aprile, alle 19.33, Flavio Briatore e Daniela Santanché affrontano vari argomenti e cominciano dall´economia.

S: «Ieri sono andata da Geronzi. Questo casino che è successo, Della Valle contro Montezemolo».

B: «C´è anche Tremonti, che gli ha dato una mano. Come azionista Generali, Geronzi voleva fare un po´ il politico, il papà della cupola, no?».

S: «Geronzi mica finisce così. E mica questi penseranno che lui sta lì, senza colpo ferire».

B. «No, no, ma ha 75 anni».

S: «Bollorè è con lui. E non credo che Bollorè molli Geronzi».

B: «Non fidarti mai dei francesi. Quando c´è bisogno, non ci sono mai (…) Insomma Tremonti ha dato la spallatina finale, eh?».

S: «Senza i suoi tre voti non era così».

B: «A mio feeling, Geronzi non rientra in Mediobanca».

S: «Ma vuol dire che perde Berlusconi. Il vicepresidente di Mediobanca si chiama Marina Berlusconi».

B: «Dani, io ti dico un´altra roba. Se il presidente continua a fare che cosa fa…».

S: «Ah, non dirmi niente!».

B: «Siamo nelle mani di Dio qui, eh? Perché ieri sera, l´altra sera, ho saputo che c´era stata un´altra grande festa lì, eh?».

S: «Ma tu pensa!? E che cazzo dobbiamo fare!?».

B: «Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui! E dice: “Ma io che cazzo devo fare?”».

S: «Va beh, ma allora qua crolla tutto».

B: «Daniela, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c´è in Italia».

S: «E con il clima che c´è, uno lo prende di qua, l´altro che scappa di lì».

B: «Brava, il problema è che poi la gente comincia veramente a tirar le monete».

S: «Stanno già tirando», e insultano pure.

Ma tutto sommato a Santanché non va malissimo, spiega all´amico come sta acquistando peso e prestigio:

S: «E Berlusconi ha fatto fare a me l´accordo. Ho fatto l´accordo con Masi, e quindi tra il 7 e il 9 aprile viene nominata Lei, perché sai, una mia carissima amica… ».

B: «Bene, meglio avere qualche amico in più».

S: «In un mondo… ».

B: «Di merda, guarda!».