Sarà pure vero che quando si parla al telefono con familiarità il linguaggio non è quello dettato dalle convenzioni. Qualche termine un tantino colorito ci può scappare e magari anche qualche battuta feroce. Ma l ‘immagine della “casa delle libertà” che viene fuori dalle conversazioni di Bisi e dei suoi confidenti è quella di un luogo dove gli odi prevalgono su qualsiasi altro sentimento e i giudizi impietosi si alternano a false dichiarazioni di affetto e stima. Nella “casa dei rancori e delle falsità” l’apparenza nasconde uno squallido intreccio di relazioni basate sulla convenienza.
Daniela Santanché prima viene “aiutata” nella sua corsa ad un posto di Governo e poi “scaricata” . Luigi Bisignani la liquida con giudizi sferzanti, Flavio Briatore si dichiara suo amico e la chiama per raccontargli le confidenze di Lele Mora su B. e poi privatamente ne parla come di una arrampicatrice priva di scrupoli: “Quello che mi fa strano è che il presidente l’ha messa lì“. Salvo poi approfittare dell’ennesima telefonata alla Santanchè per parlare male di Ignazio La Russa, amico storico di entrambi: “È stata una cosa brutta la sua, molto brutta!“. Ancora Briatore e la Santanché liquidano Scajola senza appello: “Ma figurati! Ma Figurati se Scajola ritorna…“, e lui: “No, ma… ma non c’è niente da stupirci lì, eh…”, e ancora “Danielona”: “Ma scherzi?! Ma che dici?! Non possiamo farlo! I nostri ci mandano… l’80 per cento della nostra gente non lo vuole!“.
Michela Brambilla viene affondata da Bisi senza pietà: “Una stronza, brutta come un mostro, mignotta come poche“. Vittorio Feltri viene sputtanato da Enrico Cisnetto in una conversazione con Bisignani: “Lui ha in testa di candidarsi in politica appena Berlusconi schioda. Secondo me alcuni passaggi che lui fa sono pienamente finalizzati a creare problemi a Berlusconi, perché poi, quando si è messo a tavola a parlare di Berlusconi, ne parlava talmente male… Se avessi avuto un registratore mandavo la cassetta al Cavaliere. Sarebbe svenuto. Cosa non ha detto!“. In questo contesto Feltri è quello che ne esce meglio. Lui almeno le stilettate al Cavaliere le aveva date pubblicamente: “Io, se devo scopare, non ho mica bisogno della claque“. La sintesi del marcio che scorre sotto l’apparenza prezzolata di questi individui è contenuta in una confidenza di Scaroni a Bisi: “Eh, lo so, oggi Draghi mi ha detto delle cose pazzesche di Giulio… e non so se ripeterle perchè ho paura che glielo dica“.

