Briatore: «…lei è una spietata».
Bisignani: «Pazzesco»
Briatore: «Ma io te l’ho sempre detto ricordi? Guarda io la conosco da trent’anni… lei anche se fa una roba per te la fa in funzione che te un giorno la fai il doppio per lei… lei è una brava, poi è intelligente…».
Bisignani: «Ha fatto questa intervista l’altro giorno contro Fini, dicendo che Fini è un uomo di mer… Ma non si fa così…».
Briatore: «Ma quello che mi fa strano è che il presidente l’ha messa lì».
Bisignani: «Di quella te la racconto tutta io la storia, quella te la racconto fino nei dettagli perché l’ha messa lì e quello che è stato fatto perché andasse lì».
Briatore: «Comunque non va bene, è una che non te la levi più di torno… io credo che lei gli telefonerà 27 volte al giorno, poi che lui la richiami una volta al mese è diverso, sono sicuro che lei chiama
Bisignani: E la roba con Sallusti, con Il Giornale, Il Giornale così violento contro tutti. Finisce malissimo ‘sta storia».
Briatore: «Adesso lei sta con Sallusti, è ufficiale… Perché mi ha detto che Sallusti al Twiga con lei, l’altro giorno con i bambini tutti assieme».
Bisignani: «Che poi lì si incazza Feltri come una pantera di ‘sta cosa». (intercettazione del 18 agosto, i due stanno parlando di Daniela Santanché)
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FORSE NON È SOLO GOSSIP
I giornali di B. minimizzano, i parlamentari del PdL fanno spallucce e si affrettano ad andare a votare in aula. Qualcuno dice: “è solo gossip”. Qualcun altro si aggira preoccupato cercando di ricordare (oppure ricordando benissimo) cosa gli ha detto l’ultima volta che ci ha parlato. Qualcun altro ancora tenta di liquidare il personaggio al centro dell’inchiesta napoletana come uno che lavorava solo per se. Ma la verità è diversa e sono in molti a conoscerla.
Da anni nei due chilometri quadrati della politica romana si parla con circospezione di un ufficio dietro piazza di Spagna, sede della società Ilte, stamperia di proprietà del signor Farina, di cui Luigi Bisignani risulta amministratore. La Ilte, però, è solo una delle molteplici attività di questo signore con un volto d’altri tempi, che vanta una intimità politica con personaggi del calibro di Andreotti e Cossiga, che ha frequentato Gelli e che, a detta di Gianni Letta, è la persona con più relazioni che il sottosegretario abbia mai conosciuto.
In effetti le carte dell’inchiesta napoletana sin qui trapelate mostrano istantanee di una rete di conoscenze e relazioni i cui confini sono tutti da definire. Un vero e proprio sistema, colladuato nel corso dei decenni, capace di sfiorare la finanza, le banche, le aziende di Stato e di arrivare un po’ dappertutto in Italia, oltreoceano, ma anche dall’altra parte del Tevere, ovvero in Vaticano.
Francesco Curcio ed Henry John Woodcock l’hanno definito: “Sistema criminale illegale e surrettizio (…). Preordinato all’acquisizione e alla gestione di notizie, per scopi e finalità illecite ed extra ordinem, con modalità operative tipiche delle più sofisticate compagini associative di stampo terroristico e mafioso“. Difficile capire dove porterà l’inchiesta, ma statene certi, non è finita!
“SE ESCONO LE INTERCETTAZIONI CON ME MI ROVINI!”
“P4”
“Colpito e affondato”.
(Pig)
“Conoscere e avere informazioni che altri non hanno è la premessa indispensabile per esercitare il potere“. (Greco e Woodcook)
“Sono molto amico di Roberto D’Agostino, che ha sposato Anna Federici, figlia di un amico di Andreotti. Credo di avere un certo ascendente su D’Agostino con cui avevamo in comune l’amicizia con il presidente Cossiga. E sicuramente sono stato io a suggerire all’Eni di fare pubblicità su Dagospia (100 mila euro l’anno)“. (Luigi Bisignani)
Papa: «Martedì sarò pronto, ho fatto tutto e tutto a posto, c’avevo un pettegolezzo su enorme… ti ho mandato pure il messaggio per Dagospia».
Bisignani: «Non l’ho visto, quando me l’hai mandato?».
Papa: «Ieri mattina, tanto ti frego perché nonostante le tue tecniche sappi che quando accendi il telefono lo so in tempo reale… Allora praticamente giovedì sera al ristorante “I Pazzi” Michele Vietti ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze che risultano lavorare all’ufficio legale delle Poste… la serata è stata organizzata dal suo segretario Enrico Caratozzolo».
Bisignani: «Ahhh…»
Papa: «Hanno organizzato per la settimana prossima una festa privata in casa Vietti dove ogni ragazza dovrà cucinare una pietanza»
Bisignani: «Fantastico… ufficio legale eh?». (…)
Papa: «Va bene però non scopriamo poi troppo la fonte sennò… eh ehe hai capito…». (…)
Bisignani: «Bravo… fantastica».
Papa: «I dettagli della serata possono essere pure quelli interessanti?… Che cosa si sono detti, però ah no…».
Bisignani: «Con la scollacciata insomma».
Papa: «Sì, sì, scollacciata con le avance… promesse… Promesse di interessamento e per qualcuna uscirà pure una promessa di inserimento nel suo staff al Csm». (Telefonata intercorsa l’11 settembre 2010 tra Papa e Bisignani).
“Con Bisignani intrattengo rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come ogni altro. Bisignani è amico di tutti, è l’uomo più conosciuto che io conosca. Bisignani è uomo di relazioni. L’ho conosciuto quarant’anni fa dal momento che il padre era molto amico del mio direttore del Tempo. Poi ho conosciuto la madre, poi il fratello Giovanni e poi anche Luigi che cominciò a fare il giornalista con Libero Palmieri che aveva iniziato anche me al giornalismo. Poi fece carriera e diventò caporedattore dell’Ansa di Roma; Bisignani fu portavoce e addetto stampa di Stammati; io sono stato testimone di nozze, unitamente a Dini, di Luigi Bisignani. Non escludo che Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell’autorità giudiziaria. Di certo non mi ha detto che era intercettato e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto a Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto facondo“. (Gianni Letta)
“Faccio riferimento a una richiesta di intervento sul direttore generale della Rai Mauro Masi, io chiesi a Bisignani nell’interesse di Edwige Fenech – e ciò dal momento che so che Bisignani è amico di Masi – che è stata la mia compagna e che produce film o meglio fiction per la Rai. La Fenech mi aveva detto che la Rai si era impegnata a produrre fiction prodotte da lei nel senso che la Rai si era impegnata a finanziarle e quindi la Fenech aveva affrontato le spese preliminari. Per questo io stesso chiamai, in un primo tempo, direttamente Masi da Abu Dhabi, subito dopo chiamai Bisignani chiedendogli di intervenire su Masi… L’autovettura di cui si parla (nell’intercettazione, ndr) era una Maserati che Masi mi aveva chiesto di provare e io gli avevo mandato“. (Luca Cordero di Montezemolo)
Prestigiacomo: «E quindi? E perché Woodcock a te ti controlla?».
Bisignani: «E che ne so perché mi controlla… non so, non saprei».
Prestigiacomo: «Se ti controlla ti segue, ti fa…».
Bisignani: «Non saprei».
Prestigiacomo: «Mamma mia! Ma come si può vivere così? Di’, me rovini».
Bisignani: «Eh?».
Prestigiacomo: «Se escono le intercettazioni con me mi rovini!».
Bisignani: «Io cerco di stare sempre attentissimo al telefono». ((Telefonata intercorsa il 2 dicembre 2010 tra Prestigiacomo e Bisignani).
“Feci stringere rapporti tra la famiglia Angelucci e la Santanchè. Loro avevano difficoltà a raccogliere pubblicità per il giornale “Libero” di cui erano editori e nel periodo iniziale la Santanchè operò come freelance portando molti clienti a “Libero” soprattutto nel settore della moda e in seguito “istituzionalizzò” questo rapporto con un’iniziativa che gli consigliai e cioè la costituzione di una vera e propria concessionaria di pubblicità, la “Visibilia“. In seguito i rapporti tra Angelucci e la Santanchè si sono incrinati in particolare perché Visibilia ha cominciato a raccogliere pubblicità con “Il Giornale” in concomitanza con il passaggio di Feltri dalla direzione di “Libero” a quella del “Giornale”. Io mi schierai con Angelucci… Preciso che ho messo in contatto la Santanchè con i responsabili operativi dei principali enti economici pubblici italiani. In particolare l’ho presentata a Lucchini dell’Eni, a Comin dell’Enel e alla dottoressa Giorgetti di Poste italiane. Per quanto mi risulta, sia Eni che Enel che Poste hanno dato pubblicità a Visibilia”. (Luigi Bisignani)
CARO RONDOLINO, SI PUÒ ESSERE STUFI DELLA POLITICA D’ACCATTO E DEL DO UT DES FINALIZZATO ALL’ARRICCHIMENTO PERSONALE E ALLA CONSERVAZIONE DEL POTERE?
Ci voleva Fabrizio Rondolino per spiegarci cos’è una una lobby. Come se non lo sapessimo! Ad ogni modo secondo l’ex responsabile della comunicazione nello staff di Massimo D’Alema “presidente del Consiglio”, passato da qualche mese a scrivere sulle pagine de Il Giornale, dopo essere stato allontanato dalla Stampa da Mario Calabresi, si tratterebbe di una “familia” (citazione dalla lingua dei Romani indicante più persone soggette alla potestà di uno solo, in virtù di un vincolo naturale o giuridico), di un “comitato d’affari fortemente gerachizzato, che opera secondo la logica infallibile del do ut des, che si fonda sul principio della conoscenza personale, diretta o indiretta“. Poi aggiunge: “Da noi lo Stato è fatto di famiglie, quasi sempre imparentate fra loro, che si scambiano favori in cambio dell’inamovibilità“.
Da queste considerazioni Rondolino ne ricava che l’inchiesta sulla P4 sarebbe ridicola perché è così che vanno le cose in Italia, perché brandisce contro gli accusati capi d’imputazione che sarebbero indefiniti, improbabili e finalizzati solo a sollevare polveroni politici. In verità con la logica di Rondolino si giustifica qualsiasi cosa. Poiché così fan tutti, allora quella prassi di scambi nascosti, di favori reciproci, di perpetuazione dell’esistente diventa “la realtà del potere in Italia“. Ma è proprio in quel “così fan tutti” che c’è una forzatura. Sì, perché la stragrande maggioranza degli italiani così non fa. Ma non basta! Quegli italiani sembrano anche piuttosto stanchi di coprire con il loro voto le ritualità bizantine della politica d’accatto e dell’affarismo diffuso.
L’ELEFANTINO RECAPITA UN AVVISO AI NAVIGANTI LITIGIOSI DEL PDL: “FATE ATTENZIONE! IL CAVALIERE (VI) PUÒ MOLLARE”
Scrive oggi Giuliano Ferrara su il Foglio che ha fatto un sogno. Pensate ha sognato il premier! Ma non si tratta di un sogno fantastico e nemmeno di un sogno erotico, bensì di un sogno premonitore. B. avrebbe – nel sogno di Ferrara – ipotizzato uno scenario possibile del prossimo futuro. Ecco la premonizione del Cavaliere:
“Cari amici consentitemi una fraterna messa in guardia: se continua così, con la stessa rapidità con cui sono sceso in campo me ne torno in tribuna a godermi lo spettacolo. Ho buoni avvocati, e fuori dalla politica, dove sono stato un elemento di disturbo insopportabile per tanti anni, e ancora adesso, diventerei una preda meno ambita dai rapaci delle procure combattenti e delle opposizioni al loro laccio. Me la cavo, state certi. E se proprio fosse necessario, un patteggiamento per levarsi di torno la malagiustizia alla fine non si nega a nessuno, come un sigaro o un’onorificenza di cavaliere al merito. Le mie paure per le scorciatoie giudiziarie sono solo indirettamente personali, in primo piano sta la libertà politica e civile, che viene negata in radice da questa specie di Stato di polizia in cui i magistrati fanno comizi in piazza, le loro avanguardie si sono massicciamente presentate in politica facendosi eleggere in parlamento e fondando partiti dopo avere distrutto quel che c’era prima, con il suo male e con il suo bene“.
Se Ferrara voleva spaventarmi, posso assicurarvi che non c’è riuscito! Ma non credo si tratti di un messaggio “urbi et orbi“. Credo invece sia un “messaggio in codice” rivolto alla litigiosa formazione politica nota come Pdl. Qualcosa del tipo: “Guardate che se continuate così vi lascio in mezzo al guado“. Questo sembra essere un periodo di grande agitazione nel partito del premier. Maurizio Sacconi sembra pensare ad un futuro con Giuseppe Fioroni; Claudio Scajola e i suoi “colombiani” pretendono di guidare il partito; i “nove” ministri ex Forza Italia vogliono Ignazio La Russa (ma anche Scajola) “fora de ball” e chiedono che l’attuale triumvirato (Bondi, La Russa, Verdini) venga sostituito dalla dittatura del premier esercitata attraverso Denis Verdini; Gianfranco Micciché ha già fatto un altro partito; Giulio Tremonti ha già ridimensionato Gianni Letta ed ha assistito senza battere ciglio (e soprattutto senza avvertire il Presidente del Consiglio) alla defenestrazione di Cesare Geronzi dalle Generali, che vale molto di più di un partitino. Insomma ce n’è da farsi venire il mal di pancia. E Ferrara è accorso in aiuto! Se l’aiuto è stato efficace lo capiremo presto.
by COLAS
RUBY: I FILE SEGRETI
C’è una Ruby che piange con i pubblici ministeri e una che con i pubblici ministeri s’arrabbia, e di brutto. C’è una Ruby che nei verbali dice una cosa e che nei suoi appunti sul computer, che riteneva a prova di ladro, ne dice una simile, ma non proprio uguale. “Trattiamola non come se fosse un pentito, ma come un testimone di mafia. Bisogna cercare i riscontri di quello che dice“, si sono imposti in procura dal luglio dello scorso anno e, dal bunga bunga alle case gratis per le papi-girl, dalle auto in regalo ai soldi in busta, riscontri ne sono stati trovati una montagna, tant’è vero che è stato chiesto e ottenuto il processo con rito immediato per il premier Silvio Berlusconi. Ma vediamo le ultime novità delle indagini.
I FILE NEL COMPUTER
I detective, dal portatile della diciottenne, nella “cartella “3.9″, sottocartella “documenti”" estraggono e trasmettono appena lo scorso febbraio un file di appunti dal nome “ho conosciuto Emilio Fede nei vari concorsi di bellezza a… “. È uno scritto in cui Ruby indica nel direttore del Tg4 il “vettore nella conoscenza di Lele Mora e Silvio Berlusconi”. Questo il testo recuperato: “Ho conosciuto Emilio Fede nei vari concorsi di bellezza a cui ho partecipato (miss muretto, miss curva del sud, miss venere). Lo stesso Fede mi diede il suo contatto promettendomi lavoro a Milano. Il sig. Fede mi portò nell’agenzia di Lele Mora“.
Nel documento successivo, la diciottenne marocchina appunta: “Lo stesso Mora si dimostrò molto favorevole al mio inserimento nella sua agenzia facendomi poi lavorare al “Chiambretti night”, ignaro del fatto che io fossi minorenne. Nei tre mesi successivi venivo chiamata da M. Z., segretario della lM production, per partecipare a diversi programmi tv, tra i quali: La pupa e il secchione, L’isola dei famosi, Il grande fratello“.
IL BUNGA BUNGA
“Dopo alcuni giorni mi chiamò Mora per dirmi che avrei dovuto andare ad una cena“, continua nel suo racconto informatico la giovane ragazza marocchina.
“Io pensavo che sarebbe stata una cena dove avrei dovuto fare “immagine”. Invece la sera stessa mi vennero a prendere a casa due auto di cui una dei carabinieri ed una con autista per accompagnarmi a casa del presidente Silvio Berlusconi“. Il presidente “mi accolse in maniera molto “calorosa” con molti complimenti. Alla serata parteciparono circa 30 ragazze. Cenammo con musica dal vivo e il presidente mi dedicò anche una canzone. A fine cena saremmo dovuti andare al bunga bunga (il suo harem personale, nome copiato dal suo caro amico libico Gheddafi). lo mi rifiutai dicendo che volevo andare a casa. Il presidente mi chiamò nel suo studio e mi disse che avrebbe potuto cambiare la mia vita. Risposi che avrei accettato se lo avesse fatto per umanità ma non per avere un tornaconto. Si mise a ridere e con tono sarcastico mi disse che non cercava tornaconto e che lui poteva avere tutto quello che voleva. lo gli risposi che io non ero tra “quel tutto”. Si mise a ridere e mi diede una busta. Arrivata in auto vi trovai un collier d’oro con diamanti di Damiani insieme a 46 mila euro. Ritornai a casa del presidente altre 3 volte“.
Ruby, nel suo diario di viaggio, ricorda inoltre che, una volta scoperta la sua giovane età, Mora le propose lo stesso di prenderla in affidamento.
L’INVETTIVA CONTRO IL PM
Che siano appunti per un libro, tracce per un interrogatorio, suggerimenti, o chissà che, sarà Ruby-Karima a spiegarlo al processo, ma il documento viene ritenuto “significativo”. Non è il solo. Ieri scrivevamo dei rapporti ambigui tra Lele Mora, che cercava di ottenere Ruby in affido, e la minorenne. Il 5 agosto scorso Ruby contatta il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno e il giorno dopo spiega il contenuto della telefonata a Diana Mora. “Ho buone notizie, forse mi danno quindici giorni per passarli a Milano”.
Ma l’8 agosto, Ruby è molto più arrabbiata e nei giorni successivi scapperà anche dalla comunità in cui è ospite per ordine della magistratura. Che cosa si dicono Ruby e Diana? “Mi stanno rompendo quelli del dottor Forno”, spiega la marocchina. Lui “torna il 18, cioè manco a Ferragosto ti fa stare bene questo giudice, poi si chiude in stanza dalle otto fino alle otto”. Ruby insinua un dubbio sul modo di condurre l’indagine.
“Non vuole arrivare a me, cioè, lui, il suo interesse non è arrivare a sapere cosa faccio io, lui vuole arrivare a colpire Silvio Berlusconi e Lele Mora, capito?“. Era l’8 agosto scorso e, settimana, dopo settimana, i riscontri sono diventati così tanti da portare, a dicembre, a iscrivere il nome di Berlusconi sul registro degli indagati.
di Piero Colaprico ed Emilio Randacio per “la Repubblica“


