Ci vorrà tempo per capire se tutto ciò che ha raccontato Giampaolo Tarantini ai giudici di Bari corrisponde al vero. Ci vorrà tempo per capire se ha raccontato proprio tutto. In ogni caso le modalità relazionali seguite dall’imprenditore pugliese possono già vantare di essersi guadagnate l’appellativo di “sistema”.
L’arresto di Sandro Frisullo ha aperto uno squarcio ulteriore in quel “sistema” mostrandone la ramificazione locale. Anche perché poi a Tarantini interessava che le sue attività si espandessero proprio nella sanità pugliese.
“Con Frisullo avevo un accordo – confessa Gianfranco Tarantini ai giudici – per una sorta di protezione politica ad un costo fisso di 12.000 euro al mese, somma che ho versato da gennaio 2008 fino a novembre dello stesso anno. Per le delibere che avevo vinto alla Asl di Lecce gli consegnai, in due o tre tranches, 50.000 euro. Di seguito iniziai i pagamenti mensili. (…) L’avevo conosciuto attraverso l’imprenditore Roberto De Santis che, come ho già detto, me lo presentò tra il 2006 e il 2007. Frisullo sapeva delle frequentazioni che avevo, delle ragazze che frequentavo. Quando il rapporto con lui si intensificò pensai di sfruttare l’opportunità rappresentata dal fatto che lui era assessore alle infrastrutture e vicepresidente della giunta regionale, chiedendogli alcuni piaceri in cambio di denaro, cosa che effettivamente avvenne. In particolare gli chiesi una estensione, per forniture alla Asl di Lecce, di una delibera già fatta per il policlinico di Bari per circa 2 milioni di euro, aggiudicata alla Tecnohospital per l’acquisto di ferri chirurgici fino alla soglia del 40 per cento senza nuova gara in virtù di una legge regionale. Gli chiesi ciò conoscendo i contatti che aveva con la Asl di Lecce e in particolare con il dottor Valente (anche lui arrestato giovedì, ndr). Chi decide tutto è il direttore amministrativo, in questo caso era Valente. Frisullo parlò con Valente emi fece aggiudicare quest’altra fornitura… Sondai prima il terreno facendo chiedere a Frisullo se Valente era disponibile. Luimi disse di sì e io mi adoperai per illustrare ai primari di Lecce e provincia il prodotto sponsorizzato dalle mie ditte… Anche per la successiva fornitura dei tavoli operatori alla Asl di Lecce intervenne Frisullo… A Frisullo presentai Mimmo Marzocca, titolare di una società di archiviazione di cartelle cliniche di cui non ricordo il nome. Marzocca aveva l’esigenza di concludere una gara con la Asl di Lecce con l’ampliamento di una delibera e mi promise dei soldi per il mio intervento con Frisullo. Ebbi da Marzocca 70.000 o 80.000 euro in varie tranches da 20.000 o 25.000 euro l’una. Lui mi dava una busta nella quale c’erano i soldi… Di quei soldi consegnai a Frisullo complessivamente circa 80.000 euro trattenendo per me solo 10.000 euro. Concordai con Marzocca il pagamento di 100.000 euro destinati a Frisullo… A me interessava dare i soldi a Frisullo per consolidare il rapporto con lui in vista di altri interventi. I soldi li ho consegnati o nella sua stanza alla Regione o nella sua macchina, a volte messi in busta. Spesso ci incontravamo al distributore Q8 a San Giorgio di Torre a mare. Lui arrivava con la sua macchina, faceva uscire l’autista della Regione, io entravo e gli davo i soldi”.
Nel pomeriggio di venerdì 19 Marzo, l’avvocato di Frisullo smentisce le dazioni di denaro da parte di chicchessia e ammette solo una “amicizia” tra il suo assistito e Tarantini.
Ma chi è Sandro Frisullo? Cinquantaquattro anni, esponente di spicco della sinistra salentina, da sempre vicino a Massimo D’Alema. Questo il suo identikit essenziale. Possiamo poi aggiungere che è laureato in filosofia e che è sposato con una militante del suo stesso partito. E’ da sempre nella sinistra e ha seguito tutti i passaggi che hanno caratterizzato in Italia l’evoluzione del PCI, è stato nel Partito Democratico della Sinistra fondato da Occhetto, poi Democratici di Sinistra e infine dentro il Partito Democratico. Il sodalizio politico con Massimo D’Alema è collocabile negli anni ’80, quando il leader maximo giunge in terra pugliese con la benedizione di Enrico Berlinguer e il compito di riorganizzare il PCI locale, travagliato da una complessa crisi interna. Sandro Frisullo inizia la sua “avventura nell’amministrazione” nel 1995, come Consigliere comunale a Lecce. Poi passa alla regione. Sono gli anni delle Giunte di centrodestra guidate da Salvatore Di Staso e poi da Raffaele Fitto, figlio di Salvatore, già leader della Dc leccese deceduto in un incidente stradale mentre era presidente della Regione Puglia. Il nostro si cimenta con la macchina amministrativa nella Prima commissione consiliare, quella che si occupa di programmazione, bilancio, finanze e tributi. Poi diventa presidente del gruppo consiliare DS ed entra a far parte della Direzione nazionale del partito. La “primavera pugliese” lo coglie nella giusta posizione per fare il salto. Mentre Nichi Vendola conquista con un vasto consenso popolare la guida della Giunta regionale, lui, grazie all’appoggio della parte politica che rappresenta, diviene vicepresidente con deleghe assessorili all’ industria, al commercio, all’energia, all’innovazione tecnologica, al commercio e all’artigianato. Un vicepresidente assessore davvero “pesante”. Quando le inchieste fanno emergere il ruolo di Giancarlo Tarantini nella sanità pugliese, lui si dimette quasi subito da incarichi pubblici e di partito.
“Nel periodo novembre 2008, marzo 2009, continuai a pagare Frisullo”. Lo ha detto Tarantini ai giudici, ed ha aggiunto: “ In qualche occasione, lui si lamentò con me perché, per un paio di volte, non ero stato puntuale, dicendomi che quei soldi gli servivano per aiutare i fratelli. Lui mi diceva che era l’unico che manteneva tutta la famiglia“.
Ma non c’erano solo le dazioni di denaro, almeno secondo Tarantini.
“Oltre ai soldi ho regalato a Frisullo due cappotti Burberry, un cappello sempre di Burberry, tutti acquistati al negozio Gemelli. Ricordo che comprai il secondo cappotto, perché mi disse che il primo gli era stato rubato. In un’altra occasione acquistai due abiti, un paio di scarpe Church di camoscio marrone, diverse camicie, due cravatte, un cappotto di cachemire grigio (…) Inoltre gli ho fatto altri regali: cestini a Natale, buoni benzina, cene, pranzi, affitto e pulizie della garconierre di via Giulio Petroni”.
E siamo arrivati a quella parte della vicenda che più di tutto il resto stimola l’interesse vojeristico della gente: il sesso. Tarantini la chiama garconierre, dalle mie parti (con un gusto forse un tantino demodé) la chiamano “scannatoio”. Lui, il Presidente, la chiama l’alcova. Ma avendone molte a disposizione ha dovuto caratterizzarle in qualche modo. Quella di Palazzo Grazioli a Roma è contraddistinta da un immenso letto rotondo, detto di Putin, perché sembra che lo zar di tutta la Russia ci abbia trascorso momenti piacevoli. Sandro Frisullo la definirà davanti ai giudici uno “spazio leggero, disinteressato, gratuito“.
A detta dei giudici la frequenta in compagnia delle escort Maria Teresa De Nicolò, Vanessa Di Meglio e Sonia Carpentone”. Tutte della scuderia di “Gianpi”.
Poco prima di un incontro la signorina Sonia Carpentone manderà un sms a Claudio Tarantini, fratello del più famoso. Avendo necessità di organizzarsi vuole sapere se i Tarantini hanno bisogno dei suoi servigi. “Scusa se ti disturbo, volevo solo sap se x stasera vuoi ke ved. Devo saperlo subito x organizzarmi x favore”.
Claudio la prenota, poi chiama Frisullo.
Tarantini: sono al bar
Frisullo: stanno già qui?
Tarantini: sì
Frisullo: scendo
Chissà per quale motivo poi Claudio Tarantini sente l’impellente necessità di conferire con Sonia Carpentone. Che voglia accordarsi sulla parcella? Che voglia dirle: quando hai finito là passa di qua? Il dubbio ad ascoltare la strana telefonate che intercorre tra Sonia e lui resta irrisolto. Anche se una certa “leggerezza” notturna traspare…
Sonia: Claudio guarda che sono dal tuo amico
Tarantini: A vabbè… ma vieni qua prima
Sonia: eh, io sono qua da lui
Tarantini: No, ti devo parlare prima, un attimo
Sonia: ma come faccio? Sono qua nuda
Tarantini: a vabbè, allora poi dopo vieni qua, dai…
Dopo aver saputo del suo coinvolgimento nell’indagine Sandro Frisullo si è presentato “spontaneamente” davanti ai pubblici ministeri. Ma non deve averli convinti molto.
Scrive il giudice: “Frisullo ha negato di conoscere il pagamento in favore di Terry De Nicolò da parte di Tarantini, aggiungendo di aver scoperto solo successivamente che la De Nicolò fosse una escort. E sull’incontro con Sonia Carpentone a Milano, lo ha ammesso ma con la precisazione che il pagamento fu effettuato direttamente da lui”.
Sandrone Frisullo non immaginava l’arresto, su questo non c’è alcun dubbio. Anzi, parlando con un tal Romano, suo amico, sembra credere che tutto finirà con un nulla di fatto e che lui tornerà di nuovo in pista (politicamente parlando).
La telefonata è interessante perché offre una “chiave di lettura” delle recentissime vicende pugliesi che hanno visto l’eliminazione del veltroniano Michele Emiliano e poi lo scontro a colpi di primarie tra Francesco Boccia (d’alemiano) e Nichi Vendola.
ROMANO: “Porca miseria che piacere… mannaggia a te, come stai?”.
FRISULLO: “Io non sono in vetrina, ma sono ancora nel negozio, cerco di dare una mano per mettere ordine un po’ negli scaffali”.
ROMANO: “Su questo non avevo dubbi, Sandro mio”.
FRISULLO: “Mi dispiace di non potervi dare una mano direttamente, ma, insomma, per quello che posso fare, non sono mai andato fuori, adesso sto al fianco di Boccia, e qui la cosa che tu hai messo a fuoco che qui non c’entra né Boccia né Vendola, qui c’entra D’Alema perché ha messo la sua faccia per fermare prima Michele Emiliano (il sindaco di Bari che voleva diventare governatore della Puglia senza rischiare la poltrona, ndr) che pensava di essere il padrone del partito perché…”.
ROMANO: “Rimane un generoso”.
FRISULLO: “E certo! Che poi sta mettendo la sua faccia per fermare l’altro sodale di Michele Emiliano, in combutta… guarda… ho letto la cosa, no? La vergogna di quel rimpasto… ma non si ricorda… ti ricordi la discussione di quando definì che Vendola stava facendo lo spezzatino, che faceva le consultazioni individuali con gli assessori, non riconosceva la segreteria ed Emiliano faceva di tutto per non rispettare le decisioni della segreteria…”.
Ora il “popolo” attende di conoscere il nome dell’altro “politico” pugliese a cui “Giampi” avrebbe offerto sesso e denaro, in cambio di appalti portati a casa. Sì, perché l’imprenditore barese ha ammesso: “sono due gli unici politici pugliesi ai quali ho corrisposto tangenti”.
by Colas