Enrico Rossi. Il PD non ha bisogno di fighetti

Rossi: «Nel Pd non c’è bisogno di fighetti ma di politici veri»

«Provo una certa irritazione per l’attenzione data alla Toscana nel dibattito nazionale. Si dipinge una Toscana statica, con un risultato scontato. Ci guardino, invece»

FIRENZE – «Chi vuole fare politica deve mettersi ventre a terra e andare davanti alle fabbriche, nelle case del popolo, nelle piazze, nel territorio: come dissi già quando ero assessore alla sanità, non abbiamo bisogno di fighetti ma di politici veri». Enrico Rossi, neo eletto presidente della Toscana, mette subito in chiaro che lui, di divisioni e dibattiti all’interno del Partito Democratico, comincia ad essere un po’ stanco. «L’unità è un valore fondamentale – ha aggiunto – è quello che ci chiedono i cittadini. Al Pd oggi io dico di guardare meglio l’esempio della Toscana. In una politica dove valgono gli esempi negativi o quelli che sono funzionali al combattimento politico e strumentale, io credo, invece, che la Toscana possa essere un esempio positivo, di buon governo».

E’ più che un semplice «sos Toscana», il messaggio che Enrico Rossi manda ai vertici nazionali del proprio partito e all’Italia intera. C’è un nord leghista, c’è un sud berlusconiano, ma c’è anche un centro geografico, con un’identità politica chiara e rafforzata dal risultato delle ultime elezioni. Bersaglio del neo presidente è il ritratto “stucchevole” che viene abitualmente fatto di Toscana, Umbria e Marche. «Per questo – ha detto Rossi, stabilendo così il sui primo impegno in agenda – voglio scrivere per incontrarmi presto coi presidenti di Umbria e Marche affinché l’Italia centrale riprenda il posto che le spetta. Ovviamente non con intenzioni anti-unitarie, ma solo per rappresentare il centro Italia con i suoi problemi e le sue caratteristiche».

Di fronte ad un martellamento mediatico e politico, che elogia il nord est leghista («dove trionfano la xenofobia e l’egoismo») e un sud berlusconiano («dove trionfano assistenzialismo e criminalità organizzata»), «la rappresentazione di una Toscana bulgara non ci rende giustizia». Rossi parla a nome di tutti i toscani: «Non siamo un popolo di beoti. Se uno ascolta Bondi, sembra che viviamo in una morsa di ferro. Noi siamo invece un esempio positivo. Ci vengano a studiare». Messaggio chiaro, fin troppo per il Partito Democratico: «Se l’Italia di centro sparisce, accade anche per colpa dei commentatori della nostra parte politica». I segnali di questa ritrovata identità «dalla spiccata sensibilità sociale», per Rossi, sono forti e evidenti, ovunque, anche «a Orbetello, che è il comune di Matteoli, e così a Prato, dove torniamo a vincere, e a Volterra». In quest’ultima città, alle comunali, il Pd aveva perso e «il centrodestra ci aveva sguazzato, tirando in ballo chissà quali colpe sulla sanità».

Continuando sul dato elettorale, «a dimostrazione che tutto è possibile – scherza Rossi – basti pensare che un pisano ha vinto a Livorno, con oltre il 60%. E questo è contro natura» Un ritorno al territorio, dunque, «che vuol dire coi cittadini: ho visitato in tre mesi tutta la Toscana, abbiamo ascontato i sindaci e le forze sociali». Questo, da candidato. Ora, da presidente, Enrico Rossi continuerà «a girare la Toscana, perché è giusto ritornarci nella nuova veste, per ridire le cose che ho già detto, ma con ben altra capacità e sostanza». Quanto all’agenda elettorale, mentre i cronisti spingono sul pedale del toto-giunta, dei contrasti interni al Pd («Renzi esprime le sue posizioni, io le mie»), del successo dell’Idv, Rossi scala la marcia: «Non abbiamo bisogno di divisioni, ma di lavorare. Punto 1, l’economia. Punto 2, la scuola pubblica. Dobbiamo capire cosa possiamo fare come istituzione» Guardando più avanti, la linea generale deve essere quella di «non cedere mai sul piano dell’equilibrio di bilancio, per quanto ci possano trattare da Roma. Noi abbiamo i bilanci certificati come una società di borsa, quindi con un margine di disavanzo molto ristretto» Per fare tutto questo, «non abbiamo bisogno di fighetti, ma di politici veri, che magari litigano, ma che sono lì sul lavoro. Ma, ribadisco, a livello nazionale – conclude Enrico Rossi – esigo più rispetto da parte dei mezzi di comunicazione e più attenzione dal partito»

Marco Bazzichi
31 marzo 2010

Ma la Lega è davvero il partito più radicato nell’Italia che sta oltre il Po?

Un breve appunto di Pippo Civati, consigliere regionale (rieletto) della Lombardia per il PD. Civati sfata qualche luogo comune sulla Lega, sul suo radicamento nei territori d’oltre Po e si interroga sulle prospettive del PD. La sua è una analisi che condivido interamente!

E non è vero che la Lega sia più radicata sul territorio. Piantiamola con questo tormentone, vi prego. Il problema, direi, è l’approccio, percepito come più immediato, popolare, vicino. Il problema sono i messaggi, che si sono ‘radicati’ nella testa delle persone. Il problema è che si capisce che cos’è, la Lega, in tempi di cattiva politica, di scarsa rappresentanza, di reductio del dibattito politico ad unum o, comunque, a pochissimi temi: ad esempio, la famosa sicurezza. Non c’è più un discorso politico, in Italia. Non c’è un’idea comprensibile per i giovani precari, non c’è una linea chiara sulle questioni fiscali, non c’è (più) un’idea di società (soprattutto). A destra e, purtroppo, anche a sinistra. E, badate, questo tiene insieme il fattore Lega e il fattore Grillo. Inutile prendersela con altri, in queste ore. Inutile demonizzare il non voto, che andrebbe piuttosto capito (prima di rivolgerci all’Udc e al suo 5%, perché non ci rivolgiamo al 40% di chi non si è recato alle urne?). L’anti-politica l’hanno inventata e prodotta i politici: non sono tutti radicali, quelli che votano Grillo (e la Lega). Non è il 95° minuto della partita, come dice Bersani. Questa partita dura da vent’anni ed è la cifra della cosidetta Seconda (non) Repubblica. E su questo non abbiamo preso un palo, non abbiamo mai visto la porta. Non averlo capito, è un problema, esattamente come lo è la scarsa comprensione del berlusconismo: il “popolo profondo” del post qui sotto, la provincia di cui parla oggi Michele Serra e di cui parlavo ieri. Un popolo e una provincia dove il Pd è minoranza di una minoranza, perché si rivolge a una porzione microscopica di società, intorno al 10% del totale, come notava chi ha fatto le proporzioni con i dati di chi non è andato a votare. Non è colpa (solo) di Bersani, non è colpa (solo) della tv: è la politica che deve funzionare meglio. E la politica, con un presidente del Consiglio così, che si fa gli affari suoi, è affare del centrosinistra. Questo, mi pare, sia il punto. Tutto il resto è un rumore lontano, una stella cometa che esplode nel cielo. Anzi, è esplosa già.

Pippo CIVATI

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Puglia. I peccatucci dei Giovani Leoni

Dalla Puglia giungono notizie inquietanti. Nel mentre uno dei pochi “interpreti” della Politica italiana (quella che ancora vale la pena scrivere con la P maiuscola), Nichi Vendola, continua a battersi contro “Rocco Chi?” sponsorizzato da Raffaele Fitto e dal Governo, il PD pugliese viene travolto da una incresciosa bufera. Se da un lato c’è quel Sandro Frisullo che in carcere chiede una coperta in più perché di notte ha freddo e viene colto da frequenti crisi di pianto, dall’altro c’è Michele Mazzarano che sembrerebbe avere solo la colpa di aver accettato da Gianpiero Tarantini un “contributo” per organizzare una cena, tra i cui invitati c’era niente di meno che Massimo D’Alema.

E’ il 28 marzo 2008 e in un noto ristorante di Corso Vittorio Emanuele a Bari si celebra il solito rito degli imprenditori e dei politici che si incontrano a cena. L’ospite di riguardo – nel caso Massimo D’Alema – farà il suo “discorsetto”, stringerà qualche mano e poi tanti saluti. Questo è almeno quello che accade di solito. Talvolta gli “imprenditori” prenotano un tavolo di commensali (dove poi invitano qualche amico) per finanziare l’evento e il partito, altri offrono contributi più consistenti (che dovrebbero essere registrati dal comitato organizzatore, o dal segretario amministrativo dell’organizzazione politica). E’ la prassi! E’ una modalità lecita di finanziamento della politica. Francamente non so come si sono regolati quella sera a Bari. So’ però che il sindaco Michele Emiliano non appena si rende conto che tra i convitati c’è “Gianpi” si avicina a Massimo D’Alema, gli sussurra qualcosa e poi lo porta via dal ristorante. Nel 2008 pochi conoscevano il “sistema Tarantini”. Sembra che Emiliano fosse più informato di Mazzarano. Ingenuità? Stupidità? Mala fede? Difficile poterlo dire… Nei fatti Michele Mazzarano ha dimostrato una notevole superficialità nell’accettare il “contributo” di Tarantini. Se non altro si sarebbe dovuto consultare con il gruppo dirigente prima di portarlo a quella cena. Ma se la colpa dovesse essere questa  non mi sembra che possano esserci conseguenze penali. Si parla anche di un incontro riservato avuto da Mazzarano con Mimmo Marzocca, aggiudicatario dell’appalto per l’archivio delle cartelle cliniche della ASL di Lecce. Incontro organizzato da “Gianpi”. I magistrati sospettano che in quell’incontro i due possano aver stabilito il riconoscimento di un “contributo”, non si sa bene a chi, o con quali modalità, come “ringraziamento” per l’aggiudicazione. Al momento non ci sono riscontri oggettivi. O almeno non sono venuti fuori.

Diverso è il ragionamento su Sandro Frisullo che non ha ammesso di aver ricevuto “mazzette” da Tarantini, ma ha confessato di aver accettato le sue disponibili “ragazze”. Francamente continuo a chiedermi come possa essere possibile che un “politico” importante, per giunta proveniente dalla tradizione che fu del PCI di Enrico Berlinguer, possa essere tanto ingenuo da non capire che “accettare” la mediazione di un imprenditore interessato agli appalti dell’istituzione che lui rappresenta, per giunta in una sfera delicata come quella del sesso a pagamento, sia quantomeno pericoloso. Insomma non capisco come ci si possa esporre al ricatto del primo venuto per qualche “scopata”. Chi non è capace di sottrarsi a queste tentazioni, che abbia accettato o meno dazioni di denaro, non è idoneo a svolgere attività di rappresentanza politica.

Per ora è tutto. Vediamo cosa accadrà nei prossimi giorni.

by COLAS

E’ stato reso noto il secondo politico pugliese che Giampi Tarantini avrebbe “pagato”. Si tratta di Michele Mazzarano!

Home Page del sito di Michele Mazzarano

Michele Mazzarano da Taranto, figlio di una casalinga e di un operaio, già Segretario regionale dei Democratici di Sinistra della Puglia, fino ad oggi, membro della Segreteria regionale e responsabile dell’organizzazione del PD pugliese, si è dimesso da tutti gli incarichi di partito ed ha ritirato la candidatura al consiglio regionale. E’ considerato politicamente vicino a Massimo D’Alema.

Sarebbe proprio Mazzarano il secondo politico “pugliese” ad essere stato corrotto dall’ineffabile Giampi Tarantini. Questo è almeno quanto emerge dai verbali dell’imprenditore pugliese. Per dovere di cronaca va precisato che Mazzarano dopo avere appreso la notizia ha dichiarato: “Nego nel modo più fermo e risoluto di essere stato mai destinatario di tangenti da parte di chicchessia, e in particolare dal Tarantini. Sono convinto che la magistratura vaglierà con le dovute cautele le suddette eventuali dichiarazioni“. Nel suo sito si legge che è “un trentenne, figlio esemplare della terra di Taranto, vocato profondamente e dedito senza mezze misure alla Politica, intesa come momento e luogo di elaborazione del pensiero, prima, e di esercizio concreto di direzione e governo delle cose pubbliche, poi”.  Si dice poi che Mazzarano rappresenta al meglio l’istanza di rinnovamente delle classi dirigenti della sinistra. Se le accuse di Gianpiero Tarantini dovessero rivelarsi vere sarebbe davvero un triste epitaffio.

by COLAS

Le ragazze di Gianpi (3)

Terry de Nicolò

Le avventure di Terry de Nicolò. Da Palazzo Grazioli allo “scannatoio” di via Capruzzi in Bari, passando per un anonimo albergo del capoluogo pugliese.

“Gli incontri con Frisullo avvenivano nel l’appartamento di via Extramurale Capruzzi. Verso gli inizi del 2008 Tarantini sapeva che avevo diffi coltà a pagare il mutuo della casa e mi disse che voleva farmi incontrare un uomo potente che avrebbe potuto aiutarmi. Già dopo la prima volta Frisullo cominciò a chiamarmi, mi mandava sms chiedendo di potermi rivedere. Ci incontrammo un mese dopo e lui fu molto galante, dolce. Promi se che mi avrebbe aiutato. Mi disse anche che avrebbe voluto avere con me un rapporto diverso, più intenso. Ebbi come la sensazione che volesse mettere da parte Gianpaolo, anche per sottrarsi al le sue richieste. Lo vidi ancora un’altra volta, sem­pre con le stesse modalità, ma poi decisi di allonta narmi perché avevo saputo che vedeva altre ragaz ze. Sospettavo che il tramite fosse sempre Tarantini, ma non chiesi nulla perché comunque avevo deciso che non l’avrei più visto. A quel punto Gianpaolo mi propose di incontrare un manager della sanità e mi organizzò un appuntamento in un albergo con Antonio Colella. Lui mi disse di es­sere un medico e in seguito scoprii che era una manager della Regione. Ci vedemmo due o tre volte, poi arrivò l’estate e la vita di Gianpaolo prese una svolta diversa”

(da una intervista di Terry de Nicolò rilasciata al Corriere della Sera)

IL “SISTEMA” TARANTINI

Ci vorrà tempo per capire se tutto ciò che ha raccontato Giampaolo Tarantini ai giudici di Bari corrisponde al vero. Ci vorrà tempo per capire se ha raccontato proprio tutto. In ogni caso le modalità relazionali seguite dall’imprenditore pugliese possono già vantare di essersi guadagnate l’appellativo di “sistema”.

L’arresto di Sandro Frisullo ha aperto uno squarcio ulteriore in quel “sistema” mostrandone la ramificazione locale. Anche perché poi a Tarantini interessava che le sue attività si espandessero proprio nella sanità pugliese.

Con Frisullo avevo un accordo – confessa Gianfranco Tarantini ai giudici – per una sorta di protezione politica ad un costo fisso di 12.000 euro al mese, somma che ho versato da gennaio 2008 fino a novembre dello stesso anno. Per le delibere che avevo vinto alla Asl di Lecce gli consegnai, in due o tre tranches, 50.000 euro. Di seguito iniziai i pagamenti mensili. (…) L’avevo conosciuto attraverso l’imprenditore Roberto De Santis che, come ho già detto, me lo presentò tra il 2006 e il 2007. Frisullo sapeva delle frequentazioni che avevo, delle ragazze che frequentavo. Quando il rapporto con lui si intensificò pensai di sfruttare l’opportunità rappresentata dal fatto che lui era assessore alle infrastrutture e vicepresidente della giunta regionale, chiedendogli alcuni piaceri in cambio di denaro, cosa che effettivamente avvenne. In particolare gli chiesi una estensione, per forniture alla Asl di Lecce, di una delibera già fatta per il policlinico di Bari per circa 2 milioni di euro, aggiudicata alla Tecnohospital per l’acquisto di ferri chirurgici fino alla soglia del 40 per cento senza nuova gara in virtù di una legge regionale. Gli chiesi ciò conoscendo i contatti che aveva con la Asl di Lecce e in particolare con il dottor Valente (anche lui arrestato giovedì, ndr). Chi decide tutto è il direttore amministrativo, in questo caso era Valente. Frisullo parlò con Valente emi fece aggiudicare quest’altra fornitura… Sondai prima il terreno facendo chiedere a Frisullo se Valente era disponibile. Luimi disse di sì e io mi adoperai per illustrare ai primari di Lecce e provincia il prodotto sponsorizzato dalle mie ditte… Anche per la successiva fornitura dei tavoli operatori alla Asl di Lecce intervenne Frisullo… A Frisullo presentai Mimmo Marzocca, titolare di una società di archiviazione di cartelle cliniche di cui non ricordo il nome. Marzocca aveva l’esigenza di concludere una gara con la Asl di Lecce con l’ampliamento di una delibera e mi promise dei soldi per il mio intervento con Frisullo. Ebbi da Marzocca 70.000 o 80.000 euro in varie tranches da 20.000 o 25.000 euro l’una. Lui mi dava una busta nella quale c’erano i soldi… Di quei soldi consegnai a Frisullo complessivamente circa 80.000 euro trattenendo per me solo 10.000 euro. Concordai con Marzocca il pagamento di 100.000 euro destinati a Frisullo… A me interessava dare i soldi a Frisullo per consolidare il rapporto con lui in vista di altri interventi. I soldi li ho consegnati o nella sua stanza alla Regione o nella sua macchina, a volte messi in busta. Spesso ci incontravamo al distributore Q8 a San Giorgio di Torre a mare. Lui arrivava con la sua macchina, faceva uscire l’autista della Regione, io entravo e gli davo i soldi”.

Nel pomeriggio di venerdì 19 Marzo, l’avvocato di Frisullo smentisce le dazioni di denaro da parte di chicchessia e ammette solo una “amicizia” tra il suo assistito e Tarantini.

Ma chi è Sandro Frisullo? Cinquantaquattro anni, esponente di spicco della sinistra salentina, da sempre vicino a Massimo D’Alema. Questo il suo identikit essenziale. Possiamo poi aggiungere che è laureato in filosofia e che è sposato con una militante del suo stesso partito. E’ da sempre nella sinistra e ha seguito tutti i passaggi che hanno caratterizzato in Italia l’evoluzione del PCI, è stato nel Partito Democratico della Sinistra fondato da Occhetto, poi Democratici di Sinistra e infine dentro il Partito Democratico. Il sodalizio politico con Massimo D’Alema è collocabile negli anni ’80, quando il leader maximo giunge in terra pugliese con la benedizione di Enrico Berlinguer e il compito di riorganizzare il PCI locale, travagliato da una complessa crisi interna. Sandro Frisullo inizia la sua “avventura nell’amministrazione” nel 1995, come Consigliere comunale a Lecce. Poi passa alla regione. Sono gli anni  delle Giunte di centrodestra guidate da Salvatore Di Staso e poi da Raffaele Fitto, figlio di Salvatore, già leader della Dc leccese deceduto in un incidente stradale mentre era presidente della Regione Puglia. Il nostro si cimenta con la macchina amministrativa nella Prima commissione consiliare, quella che si occupa di programmazione, bilancio, finanze e tributi. Poi diventa presidente del gruppo consiliare DS ed entra a far parte della Direzione nazionale del partito. La “primavera pugliese” lo coglie nella giusta posizione per fare il salto. Mentre Nichi Vendola conquista con un vasto consenso popolare la guida della Giunta regionale, lui, grazie all’appoggio della parte politica che rappresenta, diviene vicepresidente con deleghe assessorili all’ industria, al commercio, all’energia, all’innovazione tecnologica, al commercio e all’artigianato. Un vicepresidente assessore davvero “pesante”. Quando le inchieste fanno emergere il ruolo di Giancarlo Tarantini nella sanità pugliese, lui si dimette quasi subito da incarichi pubblici e di partito.

Nel periodo novembre 2008, marzo 2009, continuai a pagare Frisullo”. Lo ha detto Tarantini ai giudici, ed ha aggiunto: “ In qualche occasione, lui si lamentò con me perché, per un paio di volte, non ero stato puntuale, dicendomi che quei soldi gli servivano per aiutare i fratelli. Lui mi diceva che era l’unico che manteneva tutta la famiglia“.

Ma non c’erano solo le dazioni di denaro, almeno secondo Tarantini.

Oltre ai soldi ho regalato a Frisullo due cappotti Burberry, un cappello sempre di Burberry, tutti acquistati al negozio Gemelli. Ricordo che comprai il secondo cappotto, perché mi disse che il primo gli era stato rubato. In un’altra occasione acquistai due abiti, un paio di scarpe Church di camoscio marrone, diverse camicie, due cravatte, un cappotto di cachemire grigio (…) Inoltre gli ho fatto altri regali: cestini a Natale, buoni benzina, cene, pranzi, affitto e pulizie della garconierre di via Giulio Petroni”.

E siamo arrivati a quella parte della vicenda che più di tutto il resto stimola l’interesse vojeristico della gente: il sesso. Tarantini la chiama garconierre, dalle mie parti (con un gusto forse un tantino demodé) la chiamano “scannatoio”. Lui, il Presidente, la chiama l’alcova. Ma avendone molte a disposizione ha dovuto caratterizzarle in qualche modo. Quella di Palazzo Grazioli a Roma è contraddistinta da un immenso letto rotondo, detto di Putin, perché sembra che lo zar di tutta la Russia ci abbia trascorso momenti piacevoli. Sandro Frisullo la definirà davanti ai giudici uno “spazio leggero, disinteressato, gratuito“.

A detta dei giudici la frequenta in compagnia delle escort Maria Teresa De Nicolò, Vanessa Di Meglio e Sonia Carpentone”. Tutte della scuderia di “Gianpi”.

Poco prima di un incontro la signorina Sonia Carpentone manderà un sms a Claudio Tarantini, fratello del più famoso. Avendo necessità di organizzarsi vuole sapere se i Tarantini hanno bisogno dei suoi servigi. “Scusa se ti disturbo, volevo solo sap se x stasera vuoi ke ved. Devo saperlo subito x organizzarmi x favore”.

Claudio la prenota, poi chiama Frisullo.

Tarantini: sono al bar
Frisullo: stanno già qui?
Tarantini: sì
Frisullo: scendo

Chissà per quale motivo poi Claudio Tarantini sente l’impellente necessità di conferire con Sonia Carpentone. Che voglia accordarsi sulla parcella? Che voglia dirle: quando hai finito là passa di qua? Il dubbio ad ascoltare la strana telefonate che intercorre tra Sonia e lui resta irrisolto. Anche se una certa “leggerezza” notturna traspare…

Sonia: Claudio guarda che sono dal tuo amico
Tarantini: A vabbè… ma vieni qua prima
Sonia: eh, io sono qua da lui
Tarantini: No, ti devo parlare prima, un attimo
Sonia: ma come faccio? Sono qua nuda
Tarantini: a vabbè, allora poi dopo vieni qua, dai…

Dopo aver saputo del suo coinvolgimento nell’indagine Sandro Frisullo si è presentato “spontaneamente” davanti ai pubblici ministeri. Ma non deve averli convinti molto.

Scrive il giudice: “Frisullo ha negato di conoscere il pagamento in favore di Terry De Nicolò da parte di Tarantini, aggiungendo di aver scoperto solo successivamente che la De Nicolò fosse una escort. E sull’incontro con Sonia Carpentone a Milano, lo ha ammesso ma con la precisazione che il pagamento fu effettuato direttamente da lui”.

Sandrone Frisullo non immaginava l’arresto, su questo non c’è alcun dubbio. Anzi, parlando con un tal Romano, suo amico, sembra credere che tutto finirà con un nulla di fatto e che lui tornerà di nuovo in pista (politicamente parlando).

La telefonata è interessante perché offre una “chiave di lettura” delle recentissime vicende pugliesi che hanno visto l’eliminazione del veltroniano Michele Emiliano e poi lo scontro a colpi di primarie tra Francesco Boccia (d’alemiano) e Nichi Vendola.
ROMANO: “Porca miseria che piacere… mannaggia a te, come stai?”.
FRISULLO: “Io non sono in vetrina, ma sono ancora nel negozio, cerco di dare una mano per mettere ordine un po’ negli scaffali”.
ROMANO: “Su questo non avevo dubbi, Sandro mio”.

FRISULLO: “Mi dispiace di non potervi dare una mano direttamente, ma, insomma, per quello che posso fare, non sono mai andato fuori, adesso sto al fianco di Boccia, e qui la cosa che tu hai messo a fuoco che qui non c’entra né Boccia né Vendola, qui c’entra D’Alema perché ha messo la sua faccia per fermare prima Michele Emiliano (il sindaco di Bari che voleva diventare governatore della Puglia senza rischiare la poltrona, ndr) che pensava di essere il padrone del partito perché…”.

ROMANO: “Rimane un generoso”.
FRISULLO: “E certo! Che poi sta mettendo la sua faccia per fermare l’altro sodale di Michele Emiliano, in combutta… guarda… ho letto la cosa, no? La vergogna di quel rimpasto… ma non si ricorda… ti ricordi la discussione di quando definì che Vendola stava facendo lo spezzatino, che faceva le consultazioni individuali con gli assessori, non riconosceva la segreteria ed Emiliano faceva di tutto per non rispettare le decisioni della segreteria…”.

Ora il “popolo” attende di conoscere il nome dell’altro “politico” pugliese a cui “Giampi” avrebbe offerto sesso e denaro, in cambio di appalti portati a casa. Sì, perché l’imprenditore barese ha ammesso: “sono due gli unici politici pugliesi ai quali ho corrisposto tangenti”.

by Colas

Arrestato Sandro Frisullo

L’ex vicepresidente della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo (Pd) è stato arrestato e condotto in carcere su disposizione della magistratura barese nell’ambito delle indagini sulla gestione della sanità pugliese.

Sandro Frisullo è accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Nei mesi scorsi Tarantini aveva riferito agli inquirenti baresi dei rapporti intercorsi con l’ex vive di Nichi Vendola quando questi era vicepresidente della giunta regionale. Tarantini nel corso aveva rivelato ai pm Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi di aver offerto a Frisullo escort e denaro (che il politico avrebbe accettato) in cambio di vantaggi per le sue società nell’aggiudicazione di appalti presso la Asl di Lecce.

Il provvedimento restrittivo ha coinvolto altre tre persone, medici e dipendenti della Asl di Lecce, che avrebbero concorso a vario titolo, nei reati contestati a Frisullo. Dei tre arrestati, dei quali non si conoscono ancora i nomi, due sono stati posti ai domiciliari, uno in carcere.

Non si può proprio dire che i giudici “sparano solo da una parte”. Sandro Frisullo è un esponente di spicco del PD pugliese… Se ha sbagliato, se ha commesso reati, è giusto che paghi!

by COLAS