Il confronto politico in Italia non è mai stato così sciatto! C’è un ex “brillante” ministro del Governo Prodi, ora divenuto segretario del PD che avanza la (sua?) candidatura a Palazzo Chigi: ”Stavolta il candidato premier tocca a noi“. Lasciando intendere di non credere troppo alla durata fino a scadenza naturale della legislatura del Governo Monti.
C’è un ex presidente del consiglio che parla a ruota libera e sostiene di aver fatto un passo indietro, non perché costretto dal fallimento delle sue sciagurate decisioni e dall’incapacità manifesta di gestire la crisi, ma per il bene dell’Italia e sopratutto per poter avviare con l’opposizione le “riforme istituzionali”. E che riforme! Tutti i poteri al presidente del Consiglio. Un po’ come “tutto il potere ai soviet”. La frequentazione assidua di Vladmir Putin lo deve aver trasformato in un leninista della “seconda ora”. Insomma dopo Giulio Tremonti ormai diventato “socialista”, ora abbiamo Silvio B. sulla strada del comunismo. Certo che una cosa bisogna riconoscergliela: non si smentisce mai!
C’è un ex ragazzo di belle speranze, cresciuto nelle stanze di Botteghe Oscure, e poi diventato il leader di SEL, che non riesce a decidersi in quale alleanza stare alle prossime politiche. Ora sembra che la condizione per mantenere il “patto di Vasto” sia un programma di coalizione analogo a quello di François Hollande. Non vorrei che il gioco fosse modificare all’infinito le condizioni dell’alleanza, insomma alzare l’asta per scendere in gara, perché il rischio sarebbe l’ennesimo suicidio politico della diaspora di sinistra in Italia.
C’è poi un ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, che – come già fecero Francesco Rutelli e Walter Veltroni durante la campagna per le politiche – ha annunciato il “giro” solitario di 100 città italiche per “ascoltare” i cittadini. Da non crederci. Dopo i candidati itineranti, adesso avremo anche un leader di partito “on the road”. Lo fa per smarcarsi dall’ingombrante presenza di Gianfranco Fini? Lo fa per liberarsi dal peso di Francesco Rutelli? Lo fa perché pensa ad un’alleanza a venire con quel che resta del PdL? Lo fa per non scoprire le carte? Casini è un “democristiano” doc, forse l’unico di rango rimasto in circolazione, e quello che ha in mente non lo dirà fino a che non lo farà.
C’è anche un ex comico, tale Beppe Grillo, che non riesce a far ridere (almeno a me) nemmeno travestito da pseudo politico. Sbraita perché qualcuno dei suoi adepti se ne fotte del diktat di non andare in televisione (la televisione attrae morbosamente come gli occhi di una fanciulla ammiccante). Sbraita contro il Presidente della Repubblica perché non ha riconosciuto come un “boom” il successo elettorale del movimento “5 stelle”. Sbraita contro tutti e tutto perché altro non sa fare.
C’è, infine, un professore, Mario Monti, diventato presidente del Consiglio che lancia strali sottili contro il suo predecessore, salvo poi rimangiarseli quando il clima della maggioranza si fa incandescente. A noi le politiche economiche del Governo non sembrano eque. C’è chi paga troppo e chi continua a pagare troppo poco. A noi non piace la scelta di continuare a far lavorare gli anziani e di lasciare i giovani senza lavoro. A noi l’atteggiamento supino nei confronti delle politiche di Angela Merkel sembra un suicidio. Ma al momento non c’è nulla di meglio all’orizzonte. Però di una cosa siamo certi: se il professore continuerà a respirare quest’aria avvelenata non “tirerà a campare”. Andrà da Napolitano e rassegnerà le dimissioni. A quel punto non resterà che andare a votare. E forse sarà meglio così.
by Colas





