Campagna #noslogan a costo zero

Antonio Decaro l’11 gennaio 2014 ha ufficializzato – tramite Facebook – la sua candidatura a sindaco di Bari nelle elezioni amministrative della primavera prossima. L’impegno è stato quello di una campagna selfie, a costo zero e senza sprechi. Ecco allora come realizzare “manifesti” risparmiando.

Dopo aver risparmiato sullo slogan (che è appunto  #noslogan), risparmiamo anche sui manifesti. In questo video vi spiego come realizzare un manifesto a costo zero per la mia campagna elettorale. Basta un foglio A4, forbici (per i bambini: punta arrotondata!), una macchina fotografica, il vostro volto o un luogo della città che vi piace. Caricate la vostra foto online e se volete condividetela anche sulla mia pagina Facebook. Fatto? #lamiabari #noslogan

La sinistra non è morta!

“Questa non è la fine della sinistra ma di un gruppo dirigente della sinistra. Noi stiamo cambiando i giocatori, non stiamo andando dall’altra parte del campo!”, l’ha detto Matteo Renzi ieri sera. Il nuovo segretario del Pd ha ragione: la sinistra non è morta, altrimenti non ci sarebbero state le file ai gazebo, non ci sarebbe stata la passione che ha caratterizzato la campagna per le primarie, non sarebbe stato possibile “aprire” nuovi spazi là dove sembrava fosse possibile anche solo ipotizzarne l’esistenza.

La sinistra non è morta, ma quel “cambio di giocatori” ne muterà la fisionomia. Quella che scenderà in campo nei prossimi mesi sarà proprio un’altra squadra. Diversi i giocatori, diversi i moduli, diverse anche le maglie. Del Pd di Walter Veltroni c’è rimasto solo il nome. In un certo senso è come se il Pd fosse stato rifondato.

Gli elementi di novità sono sostanzialmente tre.

La “componente” proveniente dal PCI è stata archiviata per manifesta inadeguatezza (restano frange sparse e, al momento, divise). In un certo senso si può dire che gli elettori l’hanno seguita fiduciosi fino all’ultima sconfitta. Poi hanno smesso di crederci.

La “componente” popolare non se la passa meglio. Renzi la archivierà presto perché lui è un’altra cosa. Può piacere, o non piacere, ma nei fatti il sindaco di Firenze rappresenta una mutazione sostanziale rispetto al vecchio popolarismo confluito prima nella Margherita e poi nel Pd. Anche là restano frange sparse, saltate per tempo sul carro del vincitore, ma non credo che avranno troppi spazi di manovra.

C’è uno spazio “nuovo” dentro il Pd ed è quello nato con la candidatura di Pippo Civati, uno spazio omogeneo, ma vivace e ricco di sfumature, destinato ad evolversi. A Roma, a tarda notte, con 155 seggi scrutinati su 196, Civati aveva il 20,7% Gianni Cuperlo, il 19,1%. Non è un risultato da poco se si pensa a quante “correnti” romane hanno appoggiato Cuperlo.

No! La sinistra non è morta! Ieri ne è iniziata la ricostruzione.

Prodi: “l’Italia nei mesi scorsi ha fatto scelte economiche sbagliate”

Lunedì 2 dicembre a Piazza Pulita Prodi, intervistato da Antonino Monteleone, aveva auspicato che Italia, Spagna e Francia si uniscano per contare di più in Europa, ma aveva anche aggiunto che sarà difficile perché la “politica” dei tre stati spinge verso un atteggiamento contrario, ovvero spinge a far sì che ognuno dei tre stati utilizzi una propria “ricetta” anti crisi, condizionata dagli equilibri interni.

Ieri le parole di Olli Rehn, commissario europeo per gli Affari economici e monetari hanno fatto calare il gelo sul Governo italiano.

L’Italia deve rispettare un certo ritmo di riduzione del debito, e non lo sta facendo. Per farlo, lo sforzo di aggiustamento strutturale avrebbe dovuto essere pari a mezzo punto del Pil e invece è solo dello 0,1% (…) Per questo motivo l’Italia non ha margini di manovra e non potrà invocare la clausola di flessibilità.

Poi è arrivato il commento di Romano Prodi:

Quella del Commissario è una dichiarazione severa, vorrei che la usasse anche per altri Paesi nella stessa situazione dell’Itala o peggio. Però le parole di Olli Rehn hanno dei fondamenti di verità, non abbiamo fatto cose per cui ci eravamo impegnati.

Per Prodi l’Italia nei mesi scorsi ha fatto scelte economiche sbagliate ed ha disatteso gli indirizzi europei

Fu Rehn a suggerire di spostare la tassazione verso cose non produttive, come i beni immobili. Invece qui si è tolta l’Imu sulla casa, dopo che si era promesso solennemente di seguire le indicazioni dell’Europa.

Difficile dare torto a Romano Prodi. La rinuncia ai 5 miliardi ricavati dall’Imu è stato un regalo alla destra cialtrona e a B., che ne aveva fatto il cavallo di battaglia durante la campagna elettorale.

Ma c’è un altro aspetto che non si può non sottolineare. Mentre Napolitano continua a fotografare la situazione dal suo punto di vista:

Da un lato possiamo essere soddisfatti e orgogliosi dello sforzo fatto per risanare la finanza pubblica, dall’altro questo rapporto è influenzato fatalmente dalla mancata crescita e dalla recessione che perdura.

E ad affidarsi ad una non meglio precisata Provvidenza:

Ci auguriamo che possa essere doppiato il capo che ci porti dalla fase di recessione a quella della ripresa

Romano Prodi sembra più vicino a chi (Matteo Renzi, ma soprattutto Pippo Civati) non mostra troppo entusiasmo per le scelte fatte nelle “larghe intese”, ora diventate “intese ristrette”.

Che (bel) tempo che fa

Fabio Fazio non lo ha invitato a Che tempo che fa, ma lui, Pippo Civati, non si è perso d’animo. Nella sua convention di Bologna, ha “simulato” l’intervista mancata e ne ha ricavato un video. Ne è venuta fuori un’operazione originale: un po’ critica e un po’ parodia.

Scenografia uguale a quella della trasmissione, poltrona simile a quella del salotto di Fazio e domande reali, quelle che il conduttore ha rivolto a Renzi e Cuperlo. Il candidato alla segreteria del Pd ha risposto rispettando i tempi televisivi, ma dimostrando che, tutto sommato, si può anche fare a meno dell’intervistatore.

La notizia è finita a pagina 9 de La Repubblica, in un box titolato “La curiosità”. Ma la provocazione di Pippo Civati è molto più di una curiosità, perché in quel replicare il format c’è una critica profonda al “potere” dei talk show televisivi, dove il conduttore, alla stregua di un dio sceso dall’Olimpo, decide chi invitare o meno e, soprattutto, come presentare l’ospite. In questo senso la provocazione è stata un ironico svelamento dei meccanismi impositivi e autoritaristici della televisione. Anche per questo – credo – sarebbe molto piaciuta a Pier Paolo Pasolini.

Questione di stile!

La democrazia via internet. Sono finite le “parlamentarie” del M5S. Grande successo! Sembra che i candidati fossero più dei votanti e Grillo, nel comunicare i risultati, ha anche bluffato dichiarando i voti complessivi (se ne potevano esprimere tre) piuttosto che il numero effettivo dei votanti. Mi è venuta una idea in linea con la “grillocrazia”: perché non scegliere i candidati alle prossime politiche votando direttamente i loro videoclip on-line? Voi a chi dareste il voto?