LA VITOLA DURA AL SERVIZIO SEGRETO DI SUA ENTITÀ (B.)

Non so se le Sue prese di distanza sono reali, o frutto di un misto di istinto di conservazione, vigliaccheria e cattivi consigli o, come spero, di un giusto e normale gioco delle parti“.

Uno dei passaggi di una lettera scritta dall’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola e destinata a Silvio Berlusconi, ma mai spedita.

“Lei mi ha ha promesso: più volte di entrare al Governo (persino mi chiamò dopo la nomina della Brambilla e con onestà mi disse che era dispiaciuto di non riuscire solo con me a mantenere la parola); di mandarmi al Parlamento Europeo (alle precedenti presi da solo 54.000 preferenze); di entrare nel Cda della Rai; che il primo incarico importante che si fosse presentato sarebbe stato per me (inizio 2010), di collocare la Ioannuci nel cda dell’Eni; di nominare Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica”.

Ma in cambio di cosa tutte queste promesse?

Afferma Lavitola di aver lavorato a far cadere il governo Prodi tenendo “fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie dalla procura di Santa Maria Capua Vetere da dove erano arrivate le pressioni per il vergognoso arresto della moglie“. Sostiene anche di “aver lavorato Dini” assieme “a Ferruccio Saro e al povero Comincioli”. “Ciò dopo essere stato io a convincerLa a tentare di comprare i Senatori necessari a far cadere Prodi“. Ma non è finita! La regina di tutte le operazioni svolte per conto di B. sarebbe l’incastro di Fini, ovvero le prove a suo carico dell’affaire Montecarlo.

Ho ottenuto 400/500mila euro (non ricordo) di rimborso spese per la ‘Casa di Montecarlo’, dove io ce ne ho messi almeno altri 100.000. Martinelli (il presidente di Panama, ndr) ha contribuito con 150.000 euro oltre che con il volo privato da Panama a Roma (circa 300.000 euro), quando Le portai i documenti originali di Santa Lucia (circa 300.000 euro).
Certo non potevo rischiare a Roma che me li trovassero (li portarono fuori i piloti). Ovviamente gli ho restituito le somme compensandole con altre partite. Tutte somme non concordate con Lei (ma di cui lei era a conoscenza) e che quindi non voglio essere restituito. Mentre per Tarantini le devo io 255.500 euro (che è ovvio le restituirò)“.

Dulcis in fundo, la brutta vicenda del maresciallo Enrico La Monica. Lavitola scrive di essersi ritrovato nei guai anche per averlo difeso.

“Ho avuto quei problemi per averLe insistentemente raccomandato il maresciallo La Monica. Era la fonte che ha quantomeno ha contribuito a salvare Bertolaso (glielo puo chiedere), ci ha coperti nell’indagine sull’acquisto dei Senatori, ha datto una mano sul serio nelle indagini su Saccà (con le intercettazioni) e Cosentino, ed ha eliminato alcune foto che La vedevano ritirato assieme a Bassolino e ad alcuni mandanti della Camorra per la vicenda dei rifiuti (sono certo che lei non sapesse chi fossero). Eravamo in grande debito e lui si era reso conto che Bisignani e Papa lo sfruttavano e lo prendevano in giro promettendogli di andare ai Servizzi per guadagnare 200 euro in più al mese. Io lo mantengo da un anno in Senegal. Non c’è nulla di più pericoloso di un amico che si sente tradito, abbandonato e senza vie di uscita”.

C’è da restare senza parole! Certo tutte le vicende erano note, ma ritrovarle così ben descritte dal protagonista fa venire i brividi. Una pletora di corruttori al servizio del capo, con licenza di costruire prove a carico, comprare parlamentari, difendere uomini dello Stato infedeli, pronti a far sparire informazioni imbarazzanti e pericolose. Questa gente fa veramente schifo.

by Colas

IL DIRETTORE, IL SENATORE E ALTRE COSE

Valter Lavitola

C’è davvero di tutto in questa nostra Italia “colpita al cuore”. Amministratori di partiti che fanno “sparire” milioni di euro alla faccia di Harry Houdini che pure di oggetti scomparsi se ne intendeva! Ma qui dopo la scomparsa appaiono ville, yacht di lusso e auto potenti e questo nemmeno al grande mago americano era mai riuscito. Un ministro in carica talmente distratto, poverino, da non accorgersi, mentre stipula l’acquisto di un sontuoso appartamento con vista sul Colosseo, di un faccendiere nascosto chissà dove nello studio del notaio (sotto il tavolo?) che, naturalmente a sua insaputa, paga una parte consistente del costo dell’immobile. E cricche di imprenditori lenoni con ragazze di bella presenza al seguito che offrono ai politici in cambio di affari. Per non parlare di altri ministri della Repubblica, ancora in carica, che ammoniscono le pavide generazioni italiche, incapaci a loro modo di vedere di staccarsi da mammà, nel mentre però hanno la prole ben sistemata tra papà e mammà! E ancora imbelli amministratori che predicano alti ideali e poi si fanno beccare mentre, tra una mazzetta e l’altra, toccano il culo a segretarie e collaboratrici. E ancora schiere di commercianti sempre pronti al “lamento” che vendono l’80% delle loro merci senza emettere scontrino. E signori dall’aspetto emaciato, assistiti dai servizi sociali dei comuni di appartenenza, con conti in banca milionari e immobili affittati in nero.

Sergio De Gregorio

In questo triste scenario da operetta quasi non fanno notizia quei 23 milioni e 200 mila euro intascati, in un arco di tempo che va dal 1997 al 2009, da una società editrice, la International Press, senza i requisiti sulla tiratura delle copie vendute. Dietro la società due volti “noti”! Tal Valter Lavitola, già direttore di un presunto quotidiano, l’Avanti, a tiratura “limitatissima” e a periodicità saltuaria, e un senatore della Repubblica, tale Sergio De Gregorio, già presunto italiano all’estero, eletto – occorre ricordarlo – nelle liste dell’Italia dei Valori, anzi già direttore del periodico Italia dei Valori, e poi quasi subito emigrato in una formazione politica di sua invenzione, il Movimento Italiani nel mondo, alleata della compagine politica che ha governato l’Italia fino a qualche mese fa! Ad ultimo entrato a pieno titolo nel PdL.

Ora emerge che il Lavitola e il De Gregorio avrebbero truffato gli sprovveduti funzionari del Dipartimento per l’Editoria, indotti in errore – questa è l’ipotesi dei pm di Napoli, Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock - nell’assegnazione dei contributi all’editoria, da false comunicazioni di vendite in blocco o di strillonaggio del quotidiano, in realtà mai effettuate. Sarebbe bastato dare un’occhiata al direttore e al senatore per avvertire sospetti, per fare qualche accertamento sulle presunte mendaci dichiarazioni. Le fotografie non rendono merito all’aura di questi due individui che in un altro paese avrebbero avuto difficoltà a fare qualsiasi mestiere, tranne forse quello di caratteristi nel cinema: ovviamente nelle parti di imbroglioni da marciapiede. Ma questa è l’Italia, che volete farci!

INADEGUATO!

Certamente odioso il modo con il quale Angela MerkelNicolas Sarkozy hanno ironizzato sul governo italiano. In un vertice internazionale “ridere” del nostro Governo equivale a ridere dell’Italia. “Da che pulpito viene la predica”, verrebbe da considerare. Tanto più che entrambi non hanno l’anima candida! La cancelliera, con le sue titubanze porta sulla coscienza il peso di responsabilità pesanti nel tracollo greco e il presidente francese può vantare soltanto un bilancio fallimentare del suo passaggio all’Eliseo. Inoltre l’asse franco tedesco si fonda su ragioni tutt’altro che nobili, ovvero salvare le banche di quei due paesi dagli errori fatti nel corso dell’ultimo decennio, investendo sulla “spazzatura” greca. Il fondo salva stati è in realtà la copertura di un fondo salva banche che tutti noi contribuiremo a finanziare.

Tuttavia considero altrettanto odioso il fatto che il nostro presidente del Consiglio sia palesemente inadeguato a rappresentare il Paese. Cosa possono aver pensato di lui i capi di stato europei quando sono stati informati che il “nostro”, prima di partire per il vertice, aveva confessato ai suoi collaboratori più stretti che,  sulla riforma del sistema pensionistico italiano, sperava in una imposizione dell’Europa in modo da poter così superare l’ostruzionismo di Umberto Bossi ? Non dimostra forse tutta l’incapacità, sua personale e della coalizione che lo appoggia, di gestire la difficile situazione economica? Per non parlare poi del rapporto tra lui ed il ministro dell’Economia, considerato ormai come un dente cariato da estrarre quanto prima. Tralascio di prendere in considerazione le sciagurate esternazioni sulla scarsa appetibilità sessuale della cancelliera tedesca e la ridicolaggine del bunga bunga, divenuto cavallo di battaglia di musicisti internazionali, perché la questione è più complessa. L’uomo si porta appresso un’aura di inaffidabilità che travalica montagne e oceani. Finché tenta di infinocchiare gli italiani come nel caso delle ultimissime esternazioni (“Devono scusarsi i porno giornalisti e i porno magistrati che mi hanno ricoperto di calunnie perché ci sono decine e decine di miei ospiti che possono testimoniare la correttezza e l’eleganza dei comportamenti di tutti i miei invitati“), “chi se ne ferga!”. Ma quando crede di poter prendere in giro i partner europei cercando di buttarla a “tarallucci e vino”, beh allora è tutta un’altra storia.

Quando entra nei saloni dove si svolgono i summit internazionali, quando i leader si riuniscono per la fatidica foto di gruppo, nessuno lo interpella, nessuno lo sopporta, nessuno vuole averci a che fare. Anche se lui imperterrito continua a cercare mani da stringere, a rivolgere goffi complimenti, a macinare gaffes, a raccontare barzellette, a lamentarsi della congiura “comunista”. Financo Papandreou lo evita quasi fosse un appestato. Angela Merkel qualche notte fa ha sentito la necessità di telefonare a Giorgio Napolitano per esprimergli la preoccupazione della Germania sull’ inerzia e sui ritardi con cui il nostro Paese affronta la crisi. C’è da riflettere! La cancelliera sa perfettamente che in Italia il presidente della Repubblica non ha poteri esecutivi o legislativi, eppure lo ha chiamato lo stesso!

Ormai lo vado scrivendo da tre anni! L’Italia deve liberarsi di B. quanto prima se vuole tornare ad avere credibilità. E non serve nemmeno una “rivoluzione”! Basterebbe che 20 deputati decidessero di ritirare la fiducia al Governo.

“RESTA DOVE SEI”

Che devo fare, torno e chiarisco tutto?“, chiede agitato Valter Lavitola da Sofia, in Bulgaria, dove si trova per lavoro a B., e il presidente del consiglio gli risponde: “Resta dove sei”.

Certo, se fosse vero, non sarebbe molto edificante prendere atto che il presidente del Consiglio chieda ad un cittadino raggiunto da un mandato di cattura di sottrarsi ai suoi obblighi nei confronti della Giustizia e di fare il “latitante”. Non che la cosa mi abbia meravigliato più di tanto. D’altra parte cosa ci si può aspettare da chi, nel momento in cui decide di “scendere in campo” registra un video dove solennemente dichiara di amare l’Italia e dopo aver a lungo governato afferma:  ”Tra qualche mese me ne vado …vado via da questo paese di merda… di cui… sono  nauseato… punto e basta…“. Alla faccia dell’amore per l’Italia!

Pronta la smentita di Nicolò Ghedini, un vero capolavoro di arte forense:

Durante una conversazione privata e del tutto irrilevante per il procedimento in corso, di cui fra l’altro non si conosce neppure l’autenticità o la completezza il Presidente Silvio Berlusconi si sarebbe limitato a ribadire al Lavitola la sua totale tranquillità ed estraneità ad ogni vicenda. Atteggiamento questo tenuto anche dal Lavitola. A fronte di tali certezze il Presidente Berlusconi non avrebbe avuto motivo di consigliare a Lavitola di tornare precipitosamente in Italia, ritenendo quindi che potesse rientrare nei tempi dallo stesso già previsti ed evidentemente correlati ad impegni di lavoro“.

LAVITOLA È BELLA… FINCHÉ DURA

Che paese è quello dove lo scoop più scoop si regge su qualche SMS scritto dal povero Italo Bocchino (“All’improvviso mi aggredisci senza ragione. Io mi sono aperto con te, sto bene con te e mi piaci. Ma sono sensibile e quando mi tratti male soffro“. “Mi vuoi perché te lo chiedo io o perché mi desideri?“) a tale Sabina Beganovic, in arte Began? Come quale arte? Ma la più antica del mondo!
Che paese è quello dove le signore della Bari “bene”, si aggirano terrorizzate tra parrucchieri e palestre, in attesa di leggere se il loro nome è per caso nella famosa Tarantini list, ovvero la lista delle escort della porta accanto? E già si preparano qualche scusa da propinare ai mariti.
Che paese è quello dove un finto direttore, di un finto quotidiano fa la cresta su soldi “veri”, scuciti con abilità ruffiana dalle tasche di Pantalone, con la scusa di aiutare un imprenditore fallito in difficoltà, per giunta dopo avergli sedotto la moglie? Salvo poi inveire contro la stampa malandrina, rea di aver dato notizia della tresca, che gli avrebbe rovinato la famiglia.

C’è da dire che il buon Italo qualche impasse senile l’aveva già dimostrata da tempo, quando ad esempio negli studi de La 7 aveva accettato un “pizzino” da Nicola La Torre (almeno sulla carta suo avversario politico), perché non sapeva più che pesci prendere con il capogruppo dell’Italia dei Valori Massimo Donadi, modesto in quanto ad oratoria.
C’è da dire che di signore bene dedite all’arrotondamento del proprio bilancio attraverso qualche lavoretto extra, per lo più pomeridiano, ce ne sono tante, non solo a Bari. D’altra parte se il Governo ha bisogno di fare quattro aggiustamenti successivi per una manovra, loro avranno ben il diritto di fare qualche manovra in più di quelle strettamente necessarie per aggiustarsi meglio, comprarsi qualche vestitino griffato, qualche scarpetta spillata, qualche telefonino con possibilità di doppia sim. “Il privilegio è tutto, l’effimero lo è ancor di più, e pur di mantenere l’uno e l’altro si sarebbe disposti a rinunciare perfino a un finale di partita (a Burraco) per una gita a Palazzo Grazioli“.
C’è da dire che il finto direttore ha avuto buon gioco nella commedia. Il Pantalone aveva i suoi guai, il “deprivato” (dei soldi e della moglie) aveva i suoi guai e la signora “è una ragazza sommersa dai problemi. Devastata dai guai giudiziari del marito. Mi faceva tenerezza, mi abbracciava e piangeva. Veniva a casa mia e io le cucinavo coniglio e verdure… insomma era come l’avessi adottata. Poi…“. Di fronte al coniglio ben cucinato come si può resistere.

Quel paese è l’Italia! O almeno un pezzo dell’Italia.

Predatori senza scrupoli, truffatori di varie dimensioni, menzogneri senza vergogna, allevatori di trote, depravati procacciatori di escort, macellai con seggiola in banca, stracciaroli con seggi in parlamento, sniffatori incalliti con poltrona ministeriale, direttori da operetta, amministratori capaci solo di riempirsi la saccoccia. E attorno a loro una corte dei miracoli immensa! Cortigiani in attesa del pasto quotidiano, talvolta elargito direttamente dalle mani pietose del sovrano, più spesso conteso a morsi e graffi agli altri in attesa.

Tutto ciò mentre chi lavora deve sopportare il peso della “loro” incapacità!

“NON CI STA UNA PERSONA AL MONDO CHE NON PENSA CHE SIANO PUTTANE”

Brogliaccio delle telefonata tra Tarantini e Lavitola riportato nell’ordinanza del gip. Stanno parlando della consapevolezza o meno del presidente del consiglio di aver fatto sesso con delle “puttane”.

“(…) Gianpaolo lo interrompe dicendo: “NO, LUI DICE CHE SI EVINCE CHIARAMENTE CHE C’E’ IL REATO DI FAVOREGGIAMENTO” Valter dice: “da parte tua”, Gianpaolo conferma e prosegue dicendo: “PERO’ POI IO GLI CONFERMO CHE QUELLO…PERCHE’ FAVOREGGIAMENTO VUOL DIRE CHE TU FAVORISCI UNA PROFESSIONE CHE E’ LA PROSTITUZIONE, QUINDI IO GLI CONFERMO CHE QUELLE PUTTANE CHE ANDAVANO LI, PURE AD ARCORE, ERANO…” Valter ribatte: “MA LUI NON LO SAPEVA! HAI CAPITO? DALLE INTERCETTAZIONI EMERGE IL REGALO, NON IL REGALO…NON EMERGE MAI CHE TU GLI DICI: ‘DAMMI 2.000 EURO CHE GLIELI DO A QUELLA SENNO’ NON SCOPA’”.

Ma Gianpaolo ribatte: “SI, IN ALCUNE SI. MI CHIAMANO LORO. DICO: IO NON VADO SE NON TU NON MI DAI SOLDI” Valter dice: “ma loro a te ti chiamano, no tu a lui” Gianpaolo conferma dicendo: “no, a me, a me” quindi Valter dice: “E ALLORA, LUI CHE NE SA” Gianpaolo riprende dicendo: “SUL FATTO CHE LUI NON LO SAPEVA, SI. PERO’ SICCOME ALCUNE SONO COINVOLTE A MILANO, CONFERMANO IL FATTO CHE ERANO PUTTANE” e Valter riprende affermando: “MA L’HO CAPITO GIANPAOLO! MA CHE ERANO PUTTANE, ORAMAI…ANZITUTTO NON E’ REATO E SECONDA COSA L’HANNO CAPITO TUTTO IL MONDO CHE SONO PUTTANE, NON CI STA UNA PERSONA AL MONDO CHE NON PENSA CHE SIANO PUTTANE”.

ASSOCIAZIONE SEGRETA E DOSSIERAGGIO IN UNA NUOVA INCHIESTA DI HENRY JOHN WOODCOCK


HENRY JOHN WOODCOCK

È arrivata a popolarsi di «testimoni eccellenti» l’inchiesta della Procura di Napoli su una presunta associazione segreta ribattezzata P4, costituita per «interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale».

LUIGI BISIGNANI

Nei giorni scorsi i pubblici ministeri Francesco Curcio e Henry John Woodcock hanno ascoltato come persona informata sui fatti il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. E sono andati a sentire il presidente del Copasir, comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Massimo D’Alema. Al quale hanno chiesto conto di alcuni lavori dell’organismo che controlla l’operato dei servizi segreti; dopo che è arrivata una formale richiesta, il Copasir ha trasmesso gli ordini del giorno della sua attività.

Ancora, fra le persone interrogate c’è Italo Bocchino, il vicepresidente di Futuro e Libertà, la nuova formazione politica creata da Gianfranco Fini, per provare a chiarire alcune vicende legate alla cosiddetta «macchina del fango» da lui più volte denunciata, e i mancati finanziamenti al giornale Roma, di cui è editore. E dopo Bocchino è toccato al direttore generale della Rai Mauro Masi.

INTELLIGENCE E POLITICA
Sembra dunque un’azione complessa e a vasto raggio quella dispiegata dai magistrati napoletani, destinata a proseguire nelle prossime settimane anche attraverso l’analisi del materiale sequestrato nelle perquisizioni disposte di recente. Uno dei principali personaggi intorno al quale ruota l’indagine napoletana è Luigi Bisignani, manager e uomo d’affari dalle importanti relazioni politiche ed economiche, considerato molto vicino a uomini di governo, dirigenti dei servizi segreti (fra i testimoni ascoltati a dicembre c’è anche il direttore dell’Agenzia informazione e sicurezza esterna, l’ex Sismi, Andriano Santini) e di enti pubblici strategici, come l’Eni. Nella settimana che s’è appena conclusa gli investigatori sono andati a cercare elementi utili all’inchiesta nelle case e negli uffici dell’autista, della segretaria e della madre di Bisignani.

Tra i nomi che compaiono agli atti dell’inchiesta c’è pure quello del deputato del Pdl Alfonso Papa, ex magistrato ed ex vice-capo di gabinetto del ministero della Giustizia quando Guardasigilli era il leghista Roberto Castelli. Dopo che il suo nome è comparso sui giornali, Papa s’è lamentato di essere vittima di violazioni delle sue prerogative parlamentari, e l’attuale sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Alberti Casellati ha annunciato a Montecitorio la richiesta di accertamenti da parte del ministro Alfano. Il procuratore di Napoli Lepore ha già risposto «nei limiti della riservatezza imposta dal segreto investigativo», come ha pubblicamente spiegato aggiungendo: «Non abbiamo mai perseguitato nessuno, e non guardiamo in faccia nessuno; se sono stati consumati reati essi vanno perseguiti, se non ci sono stati ci saranno proscioglimenti o archiviazioni».

ISTITUZIONI E «AFFARI»
La composizione della presunta associazione segreta e le sue concrete attività e finalità non sono ancora state svelate dagli inquirenti. Il procedimento, di cui ha dato anticipazione un paio di mesi fa Il fatto quotidiano, è nella fase preliminare e non ha manifestato i suoi esatti contorni. Ma qualcosa è trapelato con il coinvolgimento di un maresciallo dei carabinieri in forza alla sezione anticrimine dei carabinieri di Napoli, Enrico la Monica.

Il sottufficiale è uno degli indagati per violazione della legge Anselmi (quella che vieta, appunto, la costituzione di società segrete come la Loggia P2 di Licio Gelli), associazione a delinquere e concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. A dicembre sono scattate le perquisizioni nei confronti suoi e di altre tre persone a lui legate. La Monica doveva rientrare da un viaggio in Senegal ma non è mai atterrato all’aeroporto di Fiumicino dove lo attendevano alcuni suoi colleghi dell’arma e della Guardia di Finanza; da allora non è tornato nemmeno in servizio, inviando certificati medici.

ADRIANO SANTINI

Il carabiniere, che aveva in animo di essere arruolato nei servizi segreti, è accusato di far parte di un «sodalizio criminoso, unitamente ad altri esponenti delle istituzioni dello Stato e del “mondo degli affari”, costituito e mantenuto in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l’amministrazione della giustizia». Sul conto di La Monica c’è il sospetto che abbia rivelato «in più occasioni, notizie coperte da segreto, anche attinte da altri appartenenti all forze dell’ordine». Tra le persone «legate» al carabiniere e perquisite alla ricerca di elementi di prova c’è pure Valter Lavitola editore e direttore del giornale Avanti! che s’è particolarmente distinto nella ricerca di notizie su chi si nasconde dietro le società off-shore proprietarie della casa di Montecarlo venduta da Alleanza nazionale e abitata dal cognato di Gianfranco Fini.

L’ATTIVITÀ DI DOSSIERAGGIO
I pubblici ministeri napoletani sembrano sicuri della loro ipotesi d’accusa. E nel decreto di perquisizione a La Monica, Lavitola e altre due persone (tra cui un pregiudicato napoletano titolare di punti vendita di «schede telefoniche “coperte” ed illegali utilizzate dal sodalizio» nel tentativo di evitare intercettazioni) affermano di aver individuato «un articolato meccanismo illecito riconducibile a taluni soggetti impegnati nella gestione di un sistema preordinato alla acquisizione illegale e alla gestione, per scopi e finalità diversi e lontani da quelli istituzionali, di notizie riservate e secretate inerenti, tra l’altro, anche delicati procedimenti penali in corso». È la descrizione di un’attività di «dossieraggio» o diffusione di notizie allo scopo di screditare o delegittimare gli «obiettivi» prescelti. Secondo i magistrati «quello che emerge dalle indagini appare e si delinea come un vero e proprio “sistema parallelo” e surrettizio gestito sia da soggetti formalmente estranei alle istituzioni pubbliche e alla pubblica amministrazione sia, invece, da soggetti espressione delle istituzioni dello Stato».

Tutto queste emergerebbe soprattutto dalle numerosissime intercettazioni telefoniche realizzate negli ultimi mesi. E proprio da una di queste è scaturito il frammento d’indagine che riguarda le attività del Copasir, sulle quali due interlocutori esprimevano forti preoccupazioni per le conseguenze che avrebbero potuto avere su persone «amiche». Di qui l’interesse per i lavori del comitato di controllo sui servizi segreti.

di Giovanni Bianconi, Fiorenza Sarzanini per Corriere della Sera