“Non so se le Sue prese di distanza sono reali, o frutto di un misto di istinto di conservazione, vigliaccheria e cattivi consigli o, come spero, di un giusto e normale gioco delle parti“.
Uno dei passaggi di una lettera scritta dall’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola e destinata a Silvio Berlusconi, ma mai spedita.
“Lei mi ha ha promesso: più volte di entrare al Governo (persino mi chiamò dopo la nomina della Brambilla e con onestà mi disse che era dispiaciuto di non riuscire solo con me a mantenere la parola); di mandarmi al Parlamento Europeo (alle precedenti presi da solo 54.000 preferenze); di entrare nel Cda della Rai; che il primo incarico importante che si fosse presentato sarebbe stato per me (inizio 2010), di collocare la Ioannuci nel cda dell’Eni; di nominare Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica”.
Ma in cambio di cosa tutte queste promesse?
Afferma Lavitola di aver lavorato a far cadere il governo Prodi tenendo “fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie dalla procura di Santa Maria Capua Vetere da dove erano arrivate le pressioni per il vergognoso arresto della moglie“. Sostiene anche di “aver lavorato Dini” assieme “a Ferruccio Saro e al povero Comincioli”. “Ciò dopo essere stato io a convincerLa a tentare di comprare i Senatori necessari a far cadere Prodi“. Ma non è finita! La regina di tutte le operazioni svolte per conto di B. sarebbe l’incastro di Fini, ovvero le prove a suo carico dell’affaire Montecarlo.
“Ho ottenuto 400/500mila euro (non ricordo) di rimborso spese per la ‘Casa di Montecarlo’, dove io ce ne ho messi almeno altri 100.000. Martinelli (il presidente di Panama, ndr) ha contribuito con 150.000 euro oltre che con il volo privato da Panama a Roma (circa 300.000 euro), quando Le portai i documenti originali di Santa Lucia (circa 300.000 euro).
Certo non potevo rischiare a Roma che me li trovassero (li portarono fuori i piloti). Ovviamente gli ho restituito le somme compensandole con altre partite. Tutte somme non concordate con Lei (ma di cui lei era a conoscenza) e che quindi non voglio essere restituito. Mentre per Tarantini le devo io 255.500 euro (che è ovvio le restituirò)“.
Dulcis in fundo, la brutta vicenda del maresciallo Enrico La Monica. Lavitola scrive di essersi ritrovato nei guai anche per averlo difeso.
“Ho avuto quei problemi per averLe insistentemente raccomandato il maresciallo La Monica. Era la fonte che ha quantomeno ha contribuito a salvare Bertolaso (glielo puo chiedere), ci ha coperti nell’indagine sull’acquisto dei Senatori, ha datto una mano sul serio nelle indagini su Saccà (con le intercettazioni) e Cosentino, ed ha eliminato alcune foto che La vedevano ritirato assieme a Bassolino e ad alcuni mandanti della Camorra per la vicenda dei rifiuti (sono certo che lei non sapesse chi fossero). Eravamo in grande debito e lui si era reso conto che Bisignani e Papa lo sfruttavano e lo prendevano in giro promettendogli di andare ai Servizzi per guadagnare 200 euro in più al mese. Io lo mantengo da un anno in Senegal. Non c’è nulla di più pericoloso di un amico che si sente tradito, abbandonato e senza vie di uscita”.
C’è da restare senza parole! Certo tutte le vicende erano note, ma ritrovarle così ben descritte dal protagonista fa venire i brividi. Una pletora di corruttori al servizio del capo, con licenza di costruire prove a carico, comprare parlamentari, difendere uomini dello Stato infedeli, pronti a far sparire informazioni imbarazzanti e pericolose. Questa gente fa veramente schifo.
by Colas





